Zainab Fasiki ha venticinque anni, i capelli corti, una laurea in ingegneria meccanica. Quando nasce è la più piccola di sei fratelli maschi: sempre rimproverata, sempre sorvegliata affinché non porti disonore alla famiglia col suo comportamento. Si guarda attorno, a Fez, città del Marocco, e capisce presto le ipocrisie e i tabù in cui la gente crede: la nudità è uno di questi – anzi, uno dei più scabrosi – e allora Zainab si chiude in camera e si mette a disegnare se stessa nuda. Il disegno è la sua passione ma all’Università sceglie la facoltà di ingegneria meccanica. Le si apre un mondo, e non le piace: i colleghi maschi non la prendono sul serio, i professori non la rispettano, negli stage viene maltrattata. La sua brillantezza passa in secondo piano perché, in fondo, è donna. In quel periodo comincia a condividere sui social i suoi disegni, suscitando grande apprezzamento, mentre cominciano ad arrivare i primi clienti che vogliono acquistarli. Scopre così che l’ingegnere non è davvero ciò che vuole fare, e diventa vignettista freelancer.

Zainab ha lavorato a diversi progetti per risvegliare le coscienze e sollevare una consapevolezza generale sulla discriminazione razziale in Marocco. “Sto provando a dire che puoi guardare una donna nuda e trovarlo normale. Non ha niente a che fare col sesso. È solo un corpo” dice al Times, che l’ha inserita nella futura generazione di leaders. Quello che vuole fare è soprattutto scuotere le donne marocchine e invitarle innanzitutto a riconoscere che la vita che sono costrette a condurre non è giusta. Non è giusto non poter indossare un vestito per strada, col rischio di essere attaccate. Non è giusto essere costrette a sposarsi e lasciare il proprio lavoro per accudire la famiglia. Secondo Zainab le cose in Marocco sono peggiorate rispetto agli anni Sessanta o Settanta: si parla anche di una situazione migliore per le donne marocchine rispetto a quelle saudite, ma nei fatti le differenze sono poche, secondo la disegnatrice. La componente islamica al governo è più forte e la religione pervade ogni aspetto della vita, anche le coscienze: Zainab Fasiki confessa di ricevere molti più attacchi da donne, desiderose di ingraziarsi la benevolenza di Dio soffocando il suo esempio di moralità deviata.

L’ultimo progetto di Zainab è la graphic novel Hshouma, titolo che potrebbe essere tradotto con vergogna. Nel libro i suoi disegni fantasiosi si intrecciano con informazioni sulla sessualità e riflessioni sulla violenza di genere. Il suo intento non è quello di scandalizzare, ma di istruire: a causa della censura in Marocco non esistono volumi in cui informarsi su temi del genere, neppure nelle scuole sono ammessi. Hshouma è interamente in bianco e nero, per non distinguere tra i vari colori della pelle. In fondo, il suo messaggio è universale. Hshouma è antropoformizzata nel libro, è rappresentata come una donna che pratica magia nera, ricordando una figura tradizionale che suscita paura nell’immaginario collettivo.

Nei suoi disegni spesso le donne non hanno occhi. “Vedo le donne della mia società come statue” dice, “e vorrei liberarle“. Ma lei stessa non si sente al sicuro in Marocco: nonostante sia rimasta a vivere a Casablanca, quando esce di casa deve fare molta attenzione per evitare di essere aggredita pubblicamente. Le violenze, dopotutto, anche quando vengono denunciate ricadono sul capo della vittima, colpevole di averle provocate.

Nel 2018 Zainab Fasiki ha collaborato con l’Agenzia per i Rifugiati delle Nazioni Unite, realizzando vignette che documentano il percorso di quattro rifugiati dall’Africa subsahariana, inclusa una donna sottoposta a mutilazione genitale. Zainab denuncia tutto questo: il divieto per le donne di abortire, la strenua difesa della verginità prima del matrimonio, ma anche le discriminazioni contro persone di orientamento sessuale differente. Ogni volta che vuole toccare un tema tabù, dice, utilizza il rosso: rosso della violenza, rosso del sangue.

Secondo Zainab la sua età aiuta molto: crea un legame da millenial a millenial con i molti ragazzi che partecipano alle presentazioni dei suoi lavori. Per rompere insieme tutti i tabù.

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