Quanta musica di altri paesi ascoltiamo? Ma soprattuto, di quali si tratta? In un mercato dominato dall’anglofonia, è quasi la regola non sapere di quale nazionalità siano gli artisti che ascoltiamo. Sicuramente gran parte di loro proviene dall’America, alcuni dal Regno Unito, ma spesso ci sfugge che in un mondo così globalizzato e pieno di contaminazioni internazionali, esistono anche altre nazioni con artisti degni di nota. Nell’articolo di oggi rimaniamo geograficamente prossimi: parliamo di Europa, e più precisamente della Svezia; patria di innumerevoli musicisti famosi e non, la nazione scandinava ha sempre brillato per innovazione e capacità di stabilire i trend musicali degli ultimi anni, specialmente nell’elettronica e nel mainstream. Precisamente, parliamo di Loreen.

Da Avicii a Tove Lo, gli svedesi sanno come farsi notare nella produzione musicale e nella scrittura di canzoni. Loreen, in Europa, è un monumento: rappresenta la consacrazione della musica svedese nel panorama del vecchio continente, tramite la sua schiacciante vittoria nel 2012 all’Eurovision Song Contest (l’evento musicale più seguito al mondo, nato peraltro dall’idea del Festival di Sanremo). La sua Euphoria, a tutt’oggi, rimane una delle canzoni più amate dell’evento nella storia, una delle più votate e una di quelle che ha avuto il maggior successo fuori dalla competizione.

Chi è Loreen?

Pseudonimo di Lorine Zineb Nora Talhaoui, Loreen nasce a Stoccolma da genitori marocchini. Già a 21 anni si fa notare dal pubblico svedese arrivando quarta a Swedish Idol, uno dei talent nazionali più seguiti. Sette anni dopo, nel 2011, si presenta al Melodifestivalen (l’annuale selezione nazionale per scegliere il brano che la Svezia presenterà all’Eurovision Song Contest) con una bomba dance: My heart is refusing me. Il pubblico, però, non sembra amarla particolarmente e la spedisce al ripescaggio, per poi eliminarla definitivamente.

Me for you, you for me
It was us against them all
But slowly it came to me
What was underneath it all.

A sorpresa, Loreen riesce invece nell’impresa l’anno dopo, con l’iconica Euphoria: riesce a staccare di quasi 100 punti le nonnine russe (non è uno scherzo: erano proprio le Buranovskie babuški) di Party for everybody e riporta la competizione in Svezia, dopo 12 anni. Nello stesso anno, dunque, esce Heal: un album puramente elettronico, con sfumature cupe come quelle dei primi due singoli. Ed è proprio questo a differenziarla dagli altri prodotti del momento: questa perenne atmosfera di infestazione, unita ovviamente a un’estensione vocale impressionante. L’album ottiene un successo discreto, trainato dall’esplosione di Euphoria.

 

Per cinque anni, poi, Loreen scompare. Rilascia tre canzoni nel 2015 (una in due versioni), in cui spazia dalla sperimentazione (Paper Light e Paper Light Revisited) a brani più tradizionali ma comunque d’effetto – e in lingua madre – come Under Ytan.

L’atteso ritorno

Il motivo della sparizione è presto spiegato: nel 2017 ci riprova al Melodifestivalen, con la forte canzone Statements, la cui performance è ricca di riferimenti storici. Tra essi, l’episodio più iconico è sicuramente quello della donna con la borsa, scena realmente accaduta nella primavera dell’85.

Una fotografia dell’epoca, infatti, mostra una signora svedese che colpiva a borsettate un manifestante del Partito del Reich Nordico. La canzone, però, viene ritenuta troppo complessa per l’Eurofestival e – come sei anni prima – spedita al ripescaggio per poi essere eliminata.

Mother Mary try to keep it real
Save your breath for peace and let us heal
Did our best but you say otherwise
We’re building up for war in paradise.

Qualche mese dopo il concorso, dunque, pubblica il suo secondo attesissimo album, Ride. L’album si presenta come una montagna russa di canzoni e atmosfere, visto l’enorme – per il mercato di oggi – periodo di distanza dal primo. Si sentono influenze hip hop e la forte matrice elettronica, ma la base sembra più essersi spostata verso il pop rock. Chitarre a volontà, percussioni e quasi un accenno al R’n’B.

Loreen si dimostra quindi, con soli due album, un’artista piena di sfaccettature, e probabilmente con molto altro da dare. Chissà se tornerà di nuovo all’Eurovision Song Contest – ma soprattutto, chissà quando uscirà un eventuale prossimo album

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