Sul finire dell’estate non è raro scoprire nel verde di Milano spettacoli teatrali en plein air. Così, in un pomeriggio della scorsa fine estate, tra il verde ormai poco acceso delle piante settembrine, andava in scena una commedia dal timbro frizzante e leggero. La “Compagnia Carnevale” offriva la sua produzione alla “Festa di Fine Estate”, organizzata dall’associazione Vivi la Mac Mahon e Dintorni. L’evento, realizzato durante l’intera giornata del 29 settembre, ha offerto un’opportunità di dialogo tra mondi diversi, quali teatro, arte, sicurezza stradale, prevenzione, ospitando laboratori per grandi e piccini. Arlecchino trasformato dall’amore è il primo spettacolo realizzato dalla compagnia.

Lo spettacolo consiste in una traduzione piuttosto fedele di Arlequin poli par l’amour di Pierre Carlet de Chamblain de Marivaux, testo rappresentato per la prima volta nel 1720 a Parigi da comici italiani. Il tema centrale dello spettacolo, come già sottolineato dal titolo, è l’amore, sentimento che trasforma gradualmente Arlecchino in un ragazzo più consapevole e dolce.

L’ilarità e la leggerezza del carattere sono ben interpretati da Antonio Carnevale, attore protagonista. Arlecchino è infatti il solito imbroglione, ragazzo distratto e istintivo, con la mente persa e il carattere bambinesco.

La maschera è essenziale, quindi, per collegare immediatamente l’attore sul palco al carattere della Commedia dell’Arte da secoli conosciuto. Insieme ad Arlecchino, anche gli elfi aiutanti della fata sono distinti da una maschera: essi sintetizzano il carattere dello zanni, servo furbo e birichino, predisposto allo scherzo. Gli altri personaggi, nonostante quasi sempre privi di maschera, sono chiaramente basati su caratteri della Commedia dell’Arte; ciò consente di codificare l’intero spettacolo.

La trama della messa in scena è semplice e piuttosto tipica: la fata, innamorata di Arlecchino, cerca in tutti i modi di essere contraccambiata, ma quest’ultimo si innamora perdutamente di Silvia. La semplicità della comprensione permette allo spettatore di concentrarsi sui particolari, notando così le fattezze e le sfumature che caratterizzano i vari personaggi. I costumi sono tradizionali e localizzano lo spettacolo all’epoca del drammaturgo, nel 1700.

Chiaramente, come ogni spettacolo di Commedia dell’Arte, la scenografia è essenziale: gli oggetti in scena sono pochi, come lo sono anche quelli specifici di ogni personaggio. Inoltre non vi è alcuna volontà di nascondere il procedimento scenico: il musicista è, infatti, presente sul palco svolgendo numerose controscene e i suoni sono prodotti dagli attori non in scena con strumenti ingombranti. Tutto ciò suggerisce un’atmosfera metateatrale, con i personaggi che, di volta in volta, sembrano recitare una parte già in precedenza studiata.

Lo spettacolo Arlecchino trasformato dall’amore testimonia l’assoluta contemporaneità di un genere teatrale considerato periferico e mai del tutto valorizzato. La Commedia dell’Arte continua a divertire grandi e piccini e i personaggi canonizzati si adattano facilmente a qualunque contesto storico poiché, essendo archetipi, trasferiscono la propria essenza nell’universalità della scena.

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