Il mercato del lavoro, forse più di altri, si trova in una situazione di continua evoluzione e trasformazione a livello culturale, strutturale e formativo. Alla ricerca costante di tempi, modalità e competenze differenziate, il mondo del lavoro appare a molti un labirinto oscuro in cui è difficile orientarsi. Per il 2020, sia tramite le pubblicazioni presenti su LinkedIn che gli studi condotti dall’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro, si è già stati in grado di capire su cosa poter puntare di più. Soprattutto a livello di competenze, il mercato del lavoro segue linee di tendenza particolari. Ecco il punto sulle più importanti, per essere pronti a partire con il piede giusto.

Il mercato del lavoro: ecco lo scenario 2020 da LinkedIn

mercato del lavoro In un luogo dedicato non solo a chi è in cerca di lavoro, bensì anche a chi lo offre, lo scenario del mercato del lavoro sembra risultare meno contorto. LinkedIn è infatti il network principale per trovare lavoro, gestire la propria immagine professionale e non solo. E’ anche il luogo per capire e comprendere più da vicino le aziende, cosa vogliono e ricercano, a quali figure professionali ambiscono e di quali competenze non possono fare a meno.

Lo scenario 2020 proposto da LinkedIn mette in evidenza soprattutto alcune competenze. Le aziende nel mercato del lavoro, riguardo a ciò, sembrano viaggiare a velocità contrapposte. Suddividendo le competenze in soft e hard, si ha nel primo caso la tendenza ad un cambiamento più graduale, mentre nel secondo è tutto molto più rapido, soprattutto grazie all’incremento della tecnologia moderna.

Soft e hard skills: le competenze richieste nel mercato del lavoro

Le hard skills o competenze complesse riguardano la capacità di un dipendente di svolgere un compito specifico, mentre le soft skills o competenze trasversali riguardano il modo in cui questo viene svolto. In un lavoratore si guarda quindi la capacità ad adattarsi, collaborare, risolvere problemi e prendere decisioni. Le competenze tecniche invece comprendono conoscenze molto più specialistiche: spaziano dallo sviluppo di software alla contabilità fiscale, fino alle competenze in materia di brevetti. Avendo una conformazione così precisa, spesso è molto più semplice definirle e quantificarle.

Quelle trasversali invece appartenenti al mercato del lavoro odierno e sono legate a concetti più astratti. Riguardano maggiormente il comportamento e il pensiero, i tratti personali e le capacità cognitive. A livello professionale sono difficili da quantificare e misurare, ma se sviluppate con coscienza possono migliorare i tratti più gravi della personalità. Spesso una persona, sviluppando tali skills, ottiene  notevoli miglioramenti, prosperando in varietà di ruoli e settori lavorativi.

Nella top 5 delle soft skills ci sono creatività, persuasione, spirito di adattamento ed intelligenza emozionale. Per le hard skills troviamo blockchain, cloud computing, ragionamento analitico, intelligenza artificiale, UX design, analisi di business, affiliazione, vendite, computer science e produzione video.

Il picco della blockchain

L’anno scorso però, la lista globale delle competenze hard più richieste si presentava in modo differente. Spiccavano al primo posto categorie come ad esempio il cloud computing, l’intelligenza artificiale e il ragionamento analitico. Mentre ora, nel mercato del lavoro, sembra dominare una richiesta, forse non così inaspettata: l’abilità della blockchain.

Letteralmente blockchain significa “catena di blocchi” e si tratta di una struttura dati condivisa e immutabile. Viene definita come  un registro digitale in cui sono presenti diverse voci raggruppate in blocchi e concatenate in ordine cronologico: la loro integrità viene garantita dall’uso della crittografia. Questa tecnologia ha ormai raggiunto una fase di maturità elevata tale da renderla indispensabile sul mercato del lavoro.

Tutte le più grandi multinazionali del mondo stanno perseguendo delle linee di business in ambito blockchain. Tale tecnologia è così, secondo quanto riportato su LinkedIn, il settore di competenze più richiesto in diverse parti del mondo come negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Francia, in Germania e in Australia. Cloud computing, ragionamento analitico, IA, progettazione di UX e calcolo scientifico si sono unite a questa restando nei primi posti, così come tante altre tipologie di competenze – marketing di affiliazione, vendite e produzione video – diventate centrali per il settore delle vendite e del marketing.

Le aziende puntano su candidati con intelligenza emotiva

Se le competenze complesse risultano essenziali nel mercato del lavoro, per ricoprire ruoli molto tecnici e specifici è bene tenere presente anche il risvolto della medaglia. Le competenze trasversali più elevate –  creatività, persuasione, collaborazione, adattabilità ed intelligenza emotiva – detengono un vantaggio da non sottovalutare. Innanzitutto  sono adatte e necessarie al fine di ricoprire qualsiasi ruolo professionale, in più non passano mai inosservate,  trattandosi di competenze prettamente identitarie, e per questo uniche.

In cima per due anni consecutivi (2018 e 2019), come mostra la fonte LinkedIn, resta ancora tra le soft skills più ricercate la creatività. Ma a destare curiosità per questo 2020 è stata la quinta posizione, una sorta di new entry: l’intelligenza emotiva. Il concetto di intelligenza emotiva è variegato a seconda delle correnti di pensiero. Non esiste ancora un’univoca definizione: c’è chi la intende come un mix di autocoscienza, autoregolazione, abilità sociale, empatia e motivazione e chi come la capacità di riconoscere le emozioni, sia proprie che altrui, con il fine di gestire in maniera produttiva pensieri e comportamenti. Da qualsiasi prospettiva la si voglia considerare, è qualcosa di essenziale nel mercato del lavoro odierno, capace di mettere in campo la parte più intima e personale di qualsiasi candidato.

Ma se da un lato l’intelligenza emotiva è tra le competenze più richieste per chi cerca lavoro oggi, lo è altrettanto anche per chi sta dall’altra parte. È fondamentale che nel ruolo dei recruiter l’intelligenza emotiva non venga oscurata. Tutti possiedono un certo livello di quoziente emotivo ed esistono delle pratiche per poterlo affinare: dall’abbracciare la critica come opportunità di apprendimento fino all’esplorazione del “perché” in ogni situazione.

Il punto

Il mercato del lavoro richiede quindi un ventaglio di tipologie di competenze differenziate. Quantitativamente quelle tecniche risultano essere maggiori, rispetto alle soft, ma l’attenzione va posta principalmente sulla qualità delle competenze che il candidato è in grado di trasmettere. Proporsi specialisti, senza alle spalle una cospicua esperienza, darebbe un esito diametralmente opposto a quello prefissato: anziché comunicare credibilità, ne risulterebbe la caricatura di un’immagine fittizia.

Il consiglio più sano resta forse quello di puntare su competenze reali e consolidate, seppur collocate a gradini più inferiori, non dando mai per scontato il lato umano e creativo della propria personalità, perché è quello che è in grado di restare impresso, più a lungo, sia in ciò che si fa che in chi si ha intorno.