Tanto seguìto e allo stesso tempo tanto sottovalutato, tra i vari generi musicali il rap è quello che più genera pregiudizi tra il pubblico e non solo, anche tra chi è del mestiere. Questo sicuramente avviene a causa dell’idea negativa provocata dai rapper in vetrina al giorno d’oggi.

L’espressione “in vetrina” non è casuale. Infatti, l’immagine che si ha oggi di un rapper è quella di un prodotto ben costruito e confezionato ad hoc. I rapper più seguiti, la maggior parte delle volte, più che artisti, sono spesso dei veri e propri influencer. Ci si crea un personaggio particolare che attiri l’attenzione, che raggiunga un certo numero di like e di seguaci, e si propone al pubblico, ormai consolidato, il proprio lavoro. Si prenda, ad esempio, un personaggio come Elettra Lamborghini: il numero esorbitante di ascolti alle sue canzoni è sicuramente frutto di un’accurata campagna social, a partire dal personaggio da lei impersonato.

Il rap è ben altro

È un lavoro di fino sulla parola, è una questione di retorica e non solo. Il rap è una questione di ritmo, di respiro e di figure retoriche ben congegnate (per la maggior parte allitterazioni, rime e assonanze). La sfida, spesso, è quella di conciliare il tutto in modo da risultare sempre chiari in quello che si dice.  Si può dire che un testo rap sia un’opera degna di analisi tecnica quanto un testo letterario.

Tra rap e tenzone: il caso di Dante Alighieri e Forese Donati

DanteLa somiglianza con la letteratura non si trova solo analizzando i testi, ma anche nella vera e propria cultura rap. Si prenda la tenzone, genere letterario tipicamente medievale che consiste in un dibattito, un duello a suon di rime. Le tematiche son varie e possono essere letteratura, politica o amore. In Italia si producevano per lo più tenzoni sotto forma di sonetto, il quale verrà usato fino all’illustre Dante Alighieri che ci ha lasciato una famosissima tenzone con Forese Donati. Essi dibattono – anzi, ancor meglio: duellano – servendosi di tre sonetti ciascuno, in modo familiare e scherzoso. Ovviamente per quanto lo stile della tenzone sia basso, per strappare una risata al lettore, resta comunque ricercato e non semplice.

Dante è colui che si prepara per primo con i versi seguenti:

Chi udisse tossir la mal fatata
moglie di Bicci vocato Forese,
potrebbe dir ch’ell’ha forse vernata
ove si fa ’l cristallo ’n quel paese.
Di mezzo agosto la truovi infreddata;
or sappi che de’ far d’ogn’altro mese!
E no·lle val perché dorma calzata,
merzé del copertoio c’ha cortonese.
La tosse, ’l freddo e l’altra mala voglia
no·ll’adovien per omor’ ch’abbia vecchi,
ma per difetto ch’ella sente al nido.
Piange la madre, c’ha più d’una doglia,
dicendo: “Lassa, che per fichi secchi
messa l’avre’ in casa il conte Guido!

Le rap battle

Questi versi, e questa modalità di fare letteratura, conducono perfettamente all’erede moderno della tenzone: le cosiddette rap battle. Si tratta della medesima dinamica della tenzone medievale, ovviamente in musica. Sia faccia a faccia, un rapper contro l’altro (esistono locali in tutta Italia che presentano serate di rap battle, si veda per esempio il Barrio’s Live a Milano), sia facendo riferimento ad altri rapper nei testi delle proprie canzoni, così da dare inizio a una sorta di botta e risposta.

Dal testo letterario al testo rap

Stesso parallelo tra rap e letteratura si può fare per quanto riguarda la metrica, ovvero la struttura ritmica di un componimento. Nel rap viene chiamata flow. La diversificazione nell’utilizzo della rima e del ritmo delle parole è ciò che differenzia un rapper da un altro.

A maggior ragione, essendo il rap un genere musicale, il suono e la musicalità del testo sono una parte fondamentale della canzone. Per esempio Salmo: il suo stile è perfettamente riconoscibile. Ha un particolare uso della metrica che si sposa con la base musicale (beat): la rima deve sempre cadere sul rullante, sfruttando l’accento forte della parola.

Si è parlato finora di forma, di come un testo rap sia perfettamente riconducibile a un testo letterario. Ma cosa cambia a livello di contenuti? Praticamente nulla.

Molto spesso si giudica il rap come sconveniente, volgare, non adatto ai minori. La verità è che esempi di testi forti e sconvolgenti non sono mancati neanche ai tempi di Dante. Si prenda come esempio proprio un verso di quest’ultimo: “S’io avessi le belle trecce prese, che fatte son per me scudiscio e ferza, pigliandole anzi terza, con esse passerei vespero e squille: e non sarei pietoso né cortese”. Si tratta essenzialmente di una fantasia di un atto sessuale di natura violenta, la cui espressione sarebbe oggi vietata agli under 18, per lo stesso motivo per cui si accusano molti rapper di inneggiare alla violenza e di trattare le donne come oggetti.

Per concludere, il rap si può vedere come un’evoluzione del genere poetico. Bisognerebbe dare più spazio a tutti quegli artisti che lavorano sui propri testi come veri e propri hommes de lettres, e che, con la propria musica, portano a galla temi importanti con uno stile innovativo e immediato, ma, allo stesso tempo, molto elaborato. Il rap nasce, infatti, proprio come esigenza di esprimersi e di arrivare a un vasto pubblico.

FONTI

Dante Alighieri, Dante a Forese, Rime, 87 (LXXIII)

Dante Alighieri, Così nel mio parlar voglio esser aspro, Rime Petrose, vv 66-70