Dopo il risultato assai deludente del film-evento Suicide Squad al box office, in particolare a causa di quello che la critica ha definito uno “sbandamento” dai canoni della DC Comics, in molti hanno temuto che lo Spin-Off dedicato alla compagna storica del Joker, Birds of Prey, sarebbe stato un altro fallimento del grande schermo. Fortunatamente, sembra che la produzione abbia preso una strada assai diversa, affidando la regia a Cathy Yan e mettendo da parte CGI ed effetti speciali assurdi, a favore di una trama più interessante e una buona dose di umorismo.

La fine di un’era

Al termine di Suicide Squad, Harley Quinn (Margot Robbie) mantiene la parola in cambio di qualche privilegio e torna nella prigione di Belle Reve, dalla quale viene fatta evadere grazie all’intervento del Joker (Jared Leto). Il suo periodo di libertà, tuttavia, prende una strada inattesa quando il Principe Clown abbandona la ragazza, gettandola letteralmente per la strada. Harley decide di vendicarsi facendo esplodere la sede della Ace Chemicals, dove i due si erano innamorati, ma allo stesso tempo si espone agli attacchi di numerose persone alle quali aveva fatto del male in passato.

Non entreremo ulteriormente nel dettaglio per evitare spoilers, ma la scelta di mostrare Harley Quinn nella sua versione “single” ha sicuramente aiutato a rendere Birds of Prey più interessante per il grande pubblico. L’architettura del personaggio è decisamente più articolata e meno improntata alla violenza gratuita di Suicide Squad, specialmente per quando riguarda lo slang metropolitano (nella versione inglese), la passione di Harley per le iene e il cibo e la sua costante ricerca di una vita sufficientemente normale.

Va comunque detto che la figura della ragazza non è stata completamente stravolta, mantenendo elementi classici come i suoi colori tipici (rosa e azzurro), l’impressionante agilità nel combattimento, la lotta con il martello di legno e persino armi iconiche come il “Fun Gun”, un lancia-granate antisommossa modificato appositamente per sparare vernice, stelle filanti e petardi. Da questo punto di vista la regista dimostra di conoscere i personaggi che voleva rappresentare.

Non solo Harley

Creare una storia totalmente improntata sulla figura di Quinn senza indorarla con una trama interessante e qualche altro personaggio sarebbe stata una scelta insensata. Fortunatamente, ci sono diverse altre icone storiche dell’universo di Batman a fare la loro comparsa in questo episodio. Innanzitutto troviamo, per la prima volta in un film, Roman Sionis alias Maschera Nera (Ewan McGregor), un super boss criminale appassionato di culture indigene, che fa anche da antagonista principale. Al suo fianco appare Viktor Zsasz, psicotico assassino con l’ossessione per la violenza e l’autolesionismo. Questo dynamic duo sembra funzionare bene, creando una sorta di simbiosi tra le due mentalità contorte del sindacato criminale.

Non potevano chiaramente mancare le Birds of Prey, da cui è tratto il titolo: Black Canary (Jurnee Smollett-Bell), Cacciatrice (Mary Elizabeth Winstead), Renee Montoya (Rosie Perez) e una giovane Cassandra Cain (Ella Jay Basco), quattro donne vigilanti con abilità straordinarie, intenzionate a proteggere la città dai criminali. In sostanza, il cast è composto per la maggior parte da “quote rosa”, concentrando maggiormente l’attenzione su personaggi femminili più o meno noti al panorama cinematografico. La storia si dirama per ciascuna di loro, sollevando dubbi sulla loro origine e sciogliendoli in un epilogo abbastanza intrigante.

Regia e sceneggiatura

Birds of Prey tenta in ogni modo di redimersi dal triste episodio del film precedente, cercando di dare più profondità ad un mondo che sembrava fermo e superficiale e cancellando, in qualche modo, la lavagna degli eventi precedenti. Il risultato finale è un bel mix di colori, umorismo, azioni in slow motion e persino qualche lacrima per la tragica storia di Harley, usata e abusata da più persone nel corso della sua vita. Ecco quindi come la svolta indipendente di Quinn dia uno slancio ulteriore alla storia, proiettandola involontariamente tra le braccia di Maschera Nera. Quest’ultimo appare talvolta come un boss festaiolo, ma anche come un pericoloso criminale con un tremendo complesso di inferiorità. Ewan McGregor fa un lavoro impressionante sotto molti punti di vista, dimostrando ulteriormente le sue abilità attoriali.

Lo stesso purtroppo non si può dire degli altri personaggi salvo Harley, letteralmente spot-on e Black Canary, un mix di bellezza esotica e letalità. I dialoghi, specie nella versione italiana, sfociano spesso in errori di interpretazione e momenti decisamente trash al limite del cringe, rompendo il ritmo incalzante di uno scontro o di un dialogo importante. Insomma, una comicità che si altalena tra lo smart e l’inutile, forse per allontanarsi ulteriormente dalla finta serietà di Suicide Squad. Il film è comunque family-friendly e si lascia guardare senza troppe pretese, regalando diverse risate.

Verdetto

L’esaustivo tentativo di Cathy Yan di scrollarsi di dosso i calcinacci di un franchise troppo romanzato e lontano dalla fan base sembra dare, apparentemente, i suoi frutti. La costruzione di una Harley Quinn che unisce il classico all’innovativo è senza dubbio una scelta vincente, per non parlare di interpretazioni magistrali come quelle di Margot Robbie ed Ewan McGregor. Il risultato è un film che appare come una chimera, un mix spesso esagerato di oscurità, colori e comicità, ma che riesce comunque a tenere il pubblico sulla sedia fino alla fine.

Il tema principale è, chiaramente, quello della libertà individuale, nonché la ribalta di un gruppo di ragazze vittime di abusi. Una tematica molto cara al nostro periodo storico, costruita in maniera intelligente intorno a cinque storie differenti. In generale, Birds of Prey ha ricevuto pareri perlopiù positivi, trascinandosi ancora lo spettro di un ritorno al disastro precedente.

Consigliata la visione in lingua originale.

 

FONTI

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