Considerato uno dei capolavori di Virginia Woolf, Gita al faro (o chiamato anche Al faro, a seconda delle traduzioni) fa esplicitamente e implicitamente riferimento a tutta una serie di altre opere che appartengono alla tradizione letteraria passata, conosciuta, apprezzata e superata dalla scrittura stessa dell’autrice. Tra di esse, centrale è il rapporto che la narrazione di Woolf intrattiene con le opere di Jane Austen.

Rapporti con il passato

Bisogna innanzitutto tenere ben presente che Gita al faro è un romanzo che tende molto a dialogare con il passato, nelle sue dimensioni più diverse. Decisivi dal punto di vista tematico sono i rimandi al passato storico: si ha infatti l’entrata in scena nel romanzo della Grande Guerra (quindi trattasi di passato recente, considerando che il libro è stato pubblicato nel 1927). Essa è affrontata non in maniera tradizionale e chiara ma, anzi, la seconda parte del romanzo, Time Passes, che la vede protagonista, è proprio quella maggiormente frammentata e caotica.

Fondamentali sono anche i rimandi sostanziosi a un passato biografico/autobiografico: la casa scozzese nell’isola di Skye crea un evidente legame con la casa in Cornovaglia nella quale la scrittrice ha passato la propria infanzia. E poi, moltissimi dei personaggi che operano all’interno del romanzo sembrano a più riprese ispirarsi ad alcuni dei membri della famiglia Stephen (cognome da nubile di Woolf), come la madre Julia e il padre Leslie.

Infine, appunto, sono ingenti i riferimenti più o meno espliciti e le citazioni ad autori che Woolf lettrice e studiosa conosce fin troppo bene.

Tradizione e riferimenti letterari: James, Scott, Eliot, Shakespeare, Tennyson…

Nel romanzo sono presenti citazioni precise di alcuni autori: basti pensare alla poesia di Tennyson recitata dal signor Ramsey a più riprese all’interno dell’opera.

Alcuni autori sono invece solo nominati lungo lo svolgersi della narrazione e, ovviamente, non sono mai scelti per caso. A tal proposito si possono ricordare Walter Scott, George Eliot e Shakespeare. Di Scott si parla sia all’interno della cena, momento topico della prima parte del libro, sia citato come autore molto amato dal signor Ramsey. Shakespeare, dal lato opposto, è citato come lettura privilegiata della signora Ramsey, la sera dopo la cena, dove avviene una lettura dei suoi sonetti. Eliot, invece, è nominato per essere l’autore del libro che Minta dimentica sul treno, motivazione per la quale ella non conosce l’opera: evento che tratteggia in maniera chiara il ruolo della donna poco colta e intellettualmente debole, attribuito alla giovane ragazza.

Inoltre, volendo ricercare più in profondità all’interno del testo, si possono scoprire riferimenti più o meno velati a molti altri importanti personaggi della letteratura: ad esempio, la studiosa Caroline Patey individua nella struttura dell’opera un riferimento a Henry James e alla sua metafora del romanzo come una casa dalle tante finestre alle quali si affacciano diversi osservatori. Del resto, per convincersene basti pensare alla quantità di personaggi che affollano il racconto e che entrano ed escono dalla narrazione.

Jane Austen e Virginia Woolf: non citazione né riscrittura, ma “complicità”

Infine, come analizza in maniera accurata sempre Caroline Patey:

Jane Austen non occupa alcun posto nel pantheon delle grandi figure ottocentesche e non le è tributata la venerazione che va a eroi e profeti. Ma la sua discreta presenza in To The Lighthouse ammonta a qualcosa di più di una citazione, qualcosa di meno di una riscrittura: il segno che lascia sul romanzo è piuttosto simile a quello della complicità.

Jane Austen è stata lungamente apprezzata da Virginia Woolf, e a dimostrazione di ciò si pensi alla sua presenza in altre opere saggistiche dell’autrice come il celeberrimo A Room of One’s Own.

Primo elemento nella quale si può notare una vicinanza tra le due scrittrici è il motivo ricorrente del matrimonio: la signora Ramsey sembra essere ossessionata dal trovare una sistemazione per le proprie figlie e non solo. Basti pensare all’apprensione che essa prova affinché il possibile fidanzamento tra Minta e Paul vada a buon fine. Chiunque abbia letto Orgoglio e pregiudizio non può che rivedere in questa caratteristica il principale elemento caratterizzante della signora Bennet, la quale vita sembra essere completamente dedicata al trovare marito alle proprie figlie. Del resto anche i personaggi stessi di Minta e Paul non possono che sembrare una riproduzione è quasi uno scimmiottamento delle figure tipiche di un romanzo della Austen.

La parodia presente nelle figure di Minta e Paul, del resto, si riversa anche sull’andamento stesso del vincolo matrimoniale: To The Lighthouse è pregno di matrimoni fallimentari, destini lacerati (ad esempio, dalla tragedia della morte per parto) così come anche di figure che scelgono volontariamente di non sposarsi mai. È inevitabile rivedere in tutto questo un dialogo costante con il romanzo del Settecento e dell’Ottocento e i suoi motivi ricorrenti, ma anche la distanza che si interpone proprio tra questo modello e la scrittura di Woolf.

I rapporti con i motivi letterari passati

D’altra parte, questo filo di collegamento ben presente, ma che al tempo stesso evidenzia anche la distanza dal proprio modello, lo si può ritrovare molto facilmente anche nella caratterizzazione dei personaggi. I personaggi sentono gravare prepotentemente sulle proprie spalle il peso della cultura del secolo precedente, della quale si possono trovare tracce consistenti, a partire dal rapporto tra i vari componenti della famiglia.

Ma soprattutto, bisogna sottolineare come le figure femminili siano totalmente diverse da quelle che si possono incontrare nei romanzi del Settecento e dell’Ottocento: cioè isolate rispetto alle altre donne, che spesso rispettano gerarchie e/o che hanno dei ruoli prestabiliti. Invece esse, in questo romanzo, sono totalmente l’opposto: intrattengono a lungo rapporti con le altre donne, anzi, Woolf tenta di abbozzare addirittura delle vere e proprie amicizie femminili. Inoltre esse non rispettano ruoli prestabiliti, hanno personalità aperte e non presentano una reale fisionomia compiuta in tutto e per tutto.

Inesauribile fonte di sempre nuove scoperte, Gita al faro mostra il suo vero volto anche sotto il segno dell’analisi rispetto alla tradizione letteraria, dalla quale, anzi, è importante non prescindere. Ogni opera letteraria che si rispetti, soprattutto una del calibro di quella trattata, non può essere considerata senza tener conto di quanto la ha preceduta.

 

 

FONTI

Gita al faro. Circumnavigazioni di Caroline Patey, Mimesis Edizioni, 2018

Gita al faro, Virginia Woolf, Einaudi, 2018