Il blu oggi detiene il primato di colore preferito. Le sue tonalità vengono predilette dall’abbigliamento all’arredamento; è un colore energizzante e al tempo stesso rilassante, elegante ma non troppo impegnativo, meno serioso o funereo del nero. Eppure non è sempre stato così amato. Michel Pastoureau, in Blu storia di un colore (Ponte alle Grazie, 2002), racconta la storia di questo colore e dell’inversione di tendenza che lo ha portato a questo primato.

bluL’antropologo traccia qui le basi della storia dei colori nella società occidentale, concentrandosi appunto sul blu, la cui storia diventa una sorta di filo conduttore per delineare la storia dell’umanità. Una storia, quella del blu, che presenta una vera e propria inversione di tendenza. Dal disinteressamento nei confronti del blu delle società antiche e medievali, si ha poi un’ascesa. Solo a partire dal XII secolo il blu inizia infatti ad essere valorizzato: gli  vengono attribuiti e accentuati valori di vario ordine sociale (da quelli morali a quelli artistici), caratteristica che prosegue fino al Romanticismo.

Nella società occidentale il blu non ebbe un successo immediato. Nei tempi antichi era praticamente inutilizzato. Durante la preistoria erano prediletti il nero, il bianco e l’ocra. Le popolazioni antiche continuavano a snobbarlo: per Antichi Greci e Romani aveva un valore talmente negativo da essere associato ai barbari.

Durante il Medioevo il blu continuò ad avere uno scarso valore sociale, compare per esempio negli abiti dei contadini, manca da quelli ecclesiastici. Al contrario dei colori di base, come bianco, nero e rosso, non aveva alcun valore simbolico né di organizzazione dei codici sociali dell’epoca. Questo fattore è testimoniato anche dal fatto che molte lingue ebbero difficoltà a dargli un nome, al punto che che durante l’Ottocento molti studiosi formularono il dubbio che gli antichi non lo percepissero come lo vediamo noi.

Nel basso Medioevo il blu iniziò ad essere usato in vari ambiti: in quello religioso, ad esempio, fu scelto per l’abito della Vergine Maria nelle pitture sacre, mentre in architettura nelle vetrate delle cattedrali gotiche. Dalle classi sociali povere passò agli abiti degli aristocratici francesi; divenne colore imperiale al posto del rosso. Con il Rinascimento è insieme al nero il colore aristocratico, per poi passare ad essere quello della borghesia più abbiente. La riforma protestante lo identificò come simbolo di moralità. Divenne poi insieme al verde il colore simbolo del Romanticismo. Il blu al giorno d’oggi non solo è amato e usato ma arriva ad essere il colore preferito, almeno in Europa.

Michel Pastoureau è uno dei massimi esperti del colore e della sua storia. Sin dalla prima pubblicazione, L’uomo e il colore (1987), il saggista e storico francese ha da sempre concentrato i suoi studi sui colori e il loro divenire, soprattutto per quanto riguarda le connotazioni sociali e i simbolismi.  Nei suoi scritti racconta i colori con uno stile avvincente e al tempo stesso accademico, riuscendo così a coinvolgere i lettori.

Blu storia di un colore è corredato da un’attenta e ragionata bibliografia: ancora una volta Pastoureau dimostra come la storia dei colori altro non è che storia sociale. Il colore infatti è definito dalla società, dagli usi che se ne fanno in ogni ambito della vita e i valori che esso assume — da quello economico a quello religioso, passando per quelli artistici. Il saggio è interessante e curioso, non solo per quanto riguarda il colore blu. Il colore ha avuto infatti un’evoluzione non lineare, fatti di continui cambiamenti, anche radicali. Lo stesso si può dire dell’umanità, che vive una costante ridefinizione della propria scala di valori.

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