Il museo moderno è un varco d’accesso alla cultura, dove si respira sapere in ogni angolo. Puoi trovare gallerie labirintiche da attraversare, figure enigmatiche da decifrare, personalità brillanti da scoprire. L’istituzione continua a essere uno dei luoghi di aggregazione di punta, tanto per esaltati cultori quanto per semplici curiosi. Del resto, chi non ha mai avuto voglia di trascorrere un pomeriggio all’insegna della bellezza?

Oggi quasi non si conta città dove manchi un museo. Tra reperti storici, mummie, opere d’arte, vasi e oggetti di ogni tipo, i musei rispondono all’esigenza di conservare il patrimonio culturale delle civiltà e di raccontarlo a chiunque abbia voglia di ascoltarne le storie. Ma non è sempre stato così: il museo come istituzione ha una sua cronistoria.

Nell’antichità, infatti, non esistevano musei nella concezione moderna del termine. Erano luoghi privati a cui non tutti avevano accesso. Non è un caso che la parola museo – dal greco mouséion – significhi luogo dedicato alle Muse. Un posto dove i sapienti si riunivano per discutere di cultura.

Dal Museo di Alessandria al collezionismo privato
Vincenzo Camuccini, Tolomeo Filadelfo nella biblioteca di Alessandria (1813)

Sul finire del IV secolo a.C., il faraone Tolomeo Filadelfo diede l’ordine di costruire ad Alessandria un grande edificio, che fece chiamare Museo. Prima di allora, non esistevano vere e proprie costruzioni del tipo. Piramidi e tombe etrusche, pur essendo culle di oggetti preziosi e suppellettili, avevano lo scopo di ingraziarsi la benevolenza degli dei e di accompagnare i defunti nel loro cammino nell’Aldilà. Una funzione precisa e ben diversa da quella svolta dal museo moderno oggi, vetrina di bellezze diverse in tutto il mondo.

È in epoca romana che esplode la passione di raccogliere oggetti per godere della loro bellezza. Si spiana così la strada al collezionismo di opere d’arte, spesso provenienti dai bottini di guerra dei vinti. Nel Medioevo, invece, periodo nel quale la religiosità esercita un’influenza notevole sulla vita quotidiana, sono le chiese a svolgere la funzione di museo. Dalle cattedrali ai monasteri, la concentrazione di opere d’arte in questi luoghi di culto attira l’attenzione dei collezionisti.

Oltre a risvegliare la passione per l’arte antica – e a fomentare le raccolte di opere d’arte – l’Umanesimo e il Rinascimento accendono i motori di un particolare genere di collezionismo, quello scientifico. Resti di animali imbalsamati e reperti anatomici umani sono sotto l’occhio vigile di esperti che ne studiano le composizioni e la provenienza. Possiamo considerare queste raccolte i primi esempi di museo moderno della scienza e della tecnica?

Il museo diventa un luogo per tutti

Nel Settecento scoppia la moda dei grand tour, lunghi viaggi all’estero per puro diletto e conoscenza. In queste occasioni, gentiluomini e gentildonne da tutto il mondo fanno tappa alle collezioni più celebri, dando un grande impulso all’educazione delle scienze e delle arti.

La seconda metà del XVIII secolo è un momento chiave per la storia del museo: è la fase in cui da luogo d’élite si trasforma in destinazione pubblica. Durante il Neoclassicismo la ricerca della perfezione estetica e la riflessione sul ruolo dell’arte nella società spingono gli intellettuali ad aprire al grande pubblico le collezioni reali e aristocratiche. A rompere il ghiaccio è Roma, dove nel 1734 papa Clemente XII decreta l’apertura dei Musei Capitolini. Questi sono un prototipo di collezione pubblica sviluppato sulle basi di un progetto collezionistico inaugurato nel Quattrocento da papa Giulio II.

Il museo moderno da Londra a Parigi
Museo
British Museum, London

Poco meno di vent’anni dopo è la volta del British Museum di Londra. La sua inaugurazione avviene in seguito alla deliberazione del Parlamento Inglese di acquistare le collezioni del Dottor Sloane, offerte alla nazione per “il beneficio dell’umanità“. Semplice benefattore? Qualche interesse doveva pur averlo, ma questa non sembra essere l’unica opera buona che ha fatto nei suoi anni di onorata carriera in laboratorio. Si vocifera che se oggi possiamo sorseggiare una gustosa cioccolata calda sotto il piumone, dobbiamo ringraziare anche lui.

Ma poteva la Francia non partecipare a un tale processo di modernizzazione? Ecco che dopo la Rivoluzione del 1789 c’è un’enorme disponibilità di oggetti di grande valore. Sono ricavati dalla nazionalizzazione dei beni della Corona e mettono in luce la necessità di trovare una sede adatta alla conservazione di un patrimonio così immenso. Così, nel 1793, nei locali del Louvre viene inaugurato il Museo della Repubblica. Questo è il primo museo nazionale che avrebbe dovuto configurarsi come una grande scuola per tutti i cittadini e diventare il simbolo della Repubblica francese.

L’apertura del Louvre lancia in Europa il concetto del museo come grande espressione del prestigio di una nazione. Un esempio che ancora oggi molte città ereditano, fondando importanti istituti museali con lo scopo di promuovere la conservazione del patrimonio culturale di un Paese, anche attraverso l’organizzazione di mostre, visite guidate e conferenze.


FONTI

Italianostra

Myedu.it

G. Bora, G. Fiaccadori, A. Negri, I luoghi dell’arte, vol. 5, Mondadori, Milano, 2010.