Le donne manager sono ancora creature quasi mitologiche all’interno di molte realtà sociali, inclusa quella italiana. I numeri però variano poco anche se ci sposta verso i confinanti Paesi europei di area occidentale. Il vero salto si ha quando si sposta lo sguardo sulle statistiche dell’est Europa, concentrandosi in particolare sui paesi ex comunisti e la Russia. Non che questo dovrebbe essere fonte di chissà quale festeggiamento. Piuttosto è utile per comprendere che si tratta effettivamente di un problema sociale, non paranoia, come talvolta viene chiamata.

(Tragiche) piccole statistiche

Tra il 2003 e il 2019, la Luiss Business School ha effettuato uno studio riguardante l’età media di presidenti e CEO delle società quotate in Borsa Italiana. Tuttavia, prima di interrogarci riguardo l’età, è necessario porsi una fondamentale domanda: ci sono CEO donna? Nelle statistiche redatte dallo studio, in pratica no. Nel 2003 nessuna, e diciassette anni e alcune iniziative legislative dopo, lo scenario non è cambiato di molto. Nel 2019 se ne registra solo una. Questo tuttavia non dovrebbe far alzare bandiera bianca ma piuttosto riprendere con ancora maggior forza questa battaglia che, a tutti gli effetti, può considerarsi inclusa tra quelle di civiltà.

Leggermente più positivi sono i dati se si guarda alla carica di presidente: nello scorso anno si sono contate otto donne a ricoprire la carica, con età media pari a 61.6 anni. Sarebbe però quasi vergognoso considerare un miglioramento un aumento di otto, solo otto, nell’arco di più di un decennio. Si tratta di una disparità evidente a chiunque abbia interesse di vedere, impossibile da negare dietro al trito e ritrito “importano le capacità non il sesso”. Slogan che onestamente ormai ha fatto il suo tempo e del tutto privo di senso se il punto di partenza non è comune. Pregiudizi su presunte incapacità della donna a ricoprire ruoli di vertice, naturale predisposizione a intraprendere altre carriere fanno sì che il numero di donne manager sia ancora così drammaticamente basso, oltre a una dose non trascurabile di cultura maschilista e patriarcale che ancora inonda tutta la società, italiana ma non esclusivamente.

Il vento dall’est ribalta le statistiche

Le cose cambiano quando ci si sposta a est, nei paesi ex comunisti, in cui si ha lunga tradizione di donne che lavorano fuori casa. Non è un caso che sia la Russia la nazione ai vertici di tutte le classifiche stilate sull’equa distribuzione salariale nei quadri dirigenziali tra uomo e donna. Inoltre è tra i primi posti riguardo la percentuale di donne manager, all’interno dei vertici.

I dati sono forniti dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), un’agenzia indipendente dell’Onu. Dall’analisi fornita è possibile constatare come le donne occupino più del 40% delle posizioni manageriali in sette paesi europei: Slovenia, Polonia, Lettonia, Moldavia, Ucraina, Russia e Bielorussia, in cui si tocca invece quasi il 50%.

Ovviamente si tratta di paesi diversi, con storie diverse e perciò spiegazioni differenti. Tuttavia i tratti in comune non sono pochi e numerosi esperti hanno formulato varie spiegazioni. Tra queste c’è il fatto che nei paesi ex socialisti le donne sono abituate a svolgere da decenni ogni tipo di occupazione al di fuori delle mura domestiche.

Una seconda ragione, secondo gli esperti, risiede nel fatto che nell’Europa occidentale le donne abbiano priorità diverse rispetto a quelle degli uomini. Nei Paesi più ricchi, dove si suppone (supposizione e realtà non vanno sempre di pari passo, è ormai evidente) ci sia maggiore parità di genere, le donne decidono consapevolmente di studiare e svolgere professioni in cui è più forte la presenza femminile. Nelle statistiche riguardanti la presenza maschile e femminile tra i ruoli dirigenziali, l’Europa occidentale e settentrionale è superata non solo da quella orientale ma anche da molti paesi americani e asiatici. Questo dimostra, ancora una volta, come non sia un problema di un solo paese ma piuttosto una tematica prima di tutto culturale.

FONTI

forbes.it

Tutte le manager di Mosca“, Andrey Kazankov, Internazionale 30 aprile 2020, numero 1356, pp. 58-60