Greta Rampoldi ha solo 16 anni ma ha già raggiunto notevoli risultati. Canta nei Watt, band composta da Luca Corbani, Matteo Rampoldi e Luca Vitariello, tutti neo-ventenni. Hanno rilasciato il nuovo singolo, Happy ft. Alex Riva, un giovanissimo rapper della provincia milanese. Noi de «Lo Sbuffo» abbiamo incontrato la cantante e le abbiamo posto qualche domanda.

L’intervista

Intervistare una ragazza così giovane è sempre emozionante, del resto siamo il futuro. Ti chiedo subito se ti va di raccontare com’è sbocciata la tua passione per il canto.

Beh, in realtà è sempre stata una parte di me: i miei genitori mi hanno raccontato che da piccolissima, prima di iniziare a camminare, cantavo le canzoni che passavano per la radio in macchina. Poi a 6 anni ho iniziato a frequentare il mio primo corso di canto a scuola e da lì in poi non ho più smesso.

I Watt invece, come sono nati?

I Watt sono nati nel 2013 in una Parrocchia (Maria Regina Pacis) di Milano: Matteo (batterista) e Luca Corbani (bassista) si sono incontrati durante una gita e hanno deciso di suonare insieme ad un amico di Luca, Luca Vitariello, che per comodità ed abitudine chiamiamo sempre Vita (chitarrista e producer) qualche pezzo e così sono nati i Watt. Io mi sono unita a loro l’anno dopo, dopo aver stressato mio fratello per tanto tempo, quando, grazie a Luca, mi hanno permesso di cantare assieme a loro una sola canzone, dopodiché non si sono più liberati di me.

Sei giovanissima, eppure hai già avuto delle opportunità incredibili. Sei stata la ragazza più giovane ad esibirti sul palco dell’Alcatraz di Milano, come ti sei sentita? Ti saresti mai aspettata di arrivarci così presto?

Le emozioni che ho provato in quella situazione sono indescrivibili: prima di salire sul palco ero nell’ansia più totale e continuavo a saltellare perché l’adrenalina che avevo in corpo non vedeva l’ora di uscire, ed infatti appena è iniziato il concerto si è liberata e mi sono divertita tantissimo. Avevo 10 anni, quindi non ero del tutto cosciente di quello che stava succedendo e mi sembrava quasi normale, un vero e proprio gioco. Ripensandoci ora, la mia risposta è no, non mi sarei mai aspettata di raggiungere con i miei migliori amici tutti questi obiettivi così presto: è questo che ci spinge a fare sempre di più.

San Siro è il sogno di artisti italiani e non solo. I Watt hanno avuto l’occasione di aprire i concerti di Davide Van De Sfroos, come vi siete conosciuti?

Nella nostra carriera musicale abbiamo partecipato a diversi concorsi e abbiamo avuto questa enorme occasione grazie ad uno di questi: Davide Van de Sfroos l’ha chiamato “Cresciuto in oratorio” e sostanzialmente ha dato a tre band, come dice il nome, cresciute in un oratorio, l’opportunità di suonare insieme a lui due pezzi sul palco dello stadio di San Siro. Noi siamo stati selezionati e lo abbiamo conosciuto alla serata di presentazione del concerto in Piazza Duomo a Milano.

Assistere a un live allo stadio è magico come spettatore, cosa si prova invece a stare dall’altro lato?

Dall’altro lato… da quando suoniamo ormai non consideriamo più un palco come “l’altro lato”, ma solo come una posizione più elevata dalla quale goderci lo spettacolo. Quando suoniamo ci sentiamo parte del pubblico: ci divertiamo, ci giochiamo, piangiamo e ridiamo insieme. Ma rispondendo più precisamente alla domanda: suonare su quel palco è stato indimenticabile, non c’è mai stato niente di più spettacolare, è stato unico, il top.

Happy (ft. Alex Riva) è l’ultimo brano dei Watt. Il testo si configura all’insegna della leggerezza in una Milano deserta in compagnia degli amici: una vera e propria ventata di giovinezza. Siete voi a scrivere i vostri testi?

I testi sono la parte di lavoro in cui entrano in gioco più persone. Mentre la produzione viene scritta, modificata e provata da Vita con noi, i testi vengono composti da tutti con l’aiuto di Andrea “Pula” Pugliese, autore torinese e nostro caro amico.

La sonorità dei vostri pezzi riflette un lavoro di produzione puntiglioso ed attento. Come definireste la vostra musica?

Sicuramente molto particolare e non scontata. Nonostante si possa pensare il contrario, c’è un gran lavoro di attenzione ai dettagli e non ci facciamo mai sfuggire nulla.

Il cardine di influenza è sicuramente il pop, ma ci piace aggiungere elementi di ogni genere musicale, dalla trap nel singolo precedente (NA NA NA) alla musica arabeggiante nell’ultimo singolo (Happy).

I Watt si sono formati nel 2013 e si suppone che abbiano una buona intesa fra loro. È così anche con la musica? Come conciliate le idee e il contributo di tutti i membri?

Direi che è così soprattutto per la musica: quando suoniamo e scriviamo abbiamo una connessione speciale e fantastica. Riusciamo a capirci quasi sempre al volo, anche se è normale che ci sia qualche misunderstanding. Tutti cerchiamo di fare il possibile perché il prodotto che ne esce sia sempre migliore di quello di prima, quindi qualche idea viene scartata, si sceglie la migliore e si arriva al traguardo tutti insieme.

È stato appena rilasciato un singolo, è presto per chiedere se avete altro in serbo?

Assolutamente no: questo è solo uno dei tanti altri pezzi che abbiamo già registrato, prodotto e concluso!

Il lockdown ci ha tenuti distanti e chiusi nelle mura domestiche. Che effetti ha avuto sulla vostra creatività e , ovviamente, sulla voglia di esibirvi?

Per quanto questo periodo abbia influenzato tutti negativamente, non ci siamo fermati. Abbiamo continuato a lavorare via Skype e abbiamo scritto diverse canzoni che abbiamo registrato quando finalmente siamo riusciti a vederci. La nostra voglia di saltare su un palco è più forte che mai: il lockdown ci ha imperito di divertirci come sempre, ma non ci ha tolto la voglia di fare!

Quali aspettative hanno i Watt per il loro futuro artistico?

Non sappiamo cos’ha in serbo per noi il futuro, ma il nostro obiettivo è continuare a migliorarci, imparare e farci conoscere, arrivare a più gente possibile. Abbiamo tanti sogni e stiamo dando tutti noi stessi per realizzarli.

FONTI

Materiale gentilmente offerto da Sollevante Press

CREDITS

Copertina e immagine gentilmente offerte da Sollevante Press