In ogni sport agonistico, accanto alla dimensione di allenamento fisico e svolgimento di gare, ce ne sono altre che impattano la qualità degli allenamenti e delle performance. Ad esempio: il livello di concentrazione dell’atleta, la sua autostima, le sue capacità di interagire efficacemente con allenatore e compagni, il modo in cui reagisce agli infortuni. Si capisce facilmente che si tratta di aspetti del funzionamento mentale che possono essere potenziati attraverso un lavoro di tipo psicologico.

Sebbene non sia una novità la consapevolezza del fatto che le performance sportive sono influenzate dal proprio funzionamento mentale, è con la nascita della psicologia scientifica (alla fine del diciannovesimo secolo) che progressivamente si è cercato di capire in modo rigoroso come funzioni la mente; e ancora più recente è il tentativo di capire come potenziare la mente dell’atleta.

Di sicuro oggi sappiamo che non si può applicare un protocollo standard d’intervento a tutti. Ogni sportivo ha bisogno di un trattamento su misura. Da un punto di vista metodologico, certamente l’intervento di uno psicologo dello sport che voglia lavorare con un atleta ad alti livelli deve essere costruito tenendo conto di vari aspetti.

Il primo è l’analisi della domanda: si tratta di concordare, tra psicologo e atleta, una definizione molto specifica del tipo di intervento richiesto e delle sue motivazioni. Questo consente di elaborare un piano d’azione adeguato, realmente personalizzato. Il goal setting è l‘attività specifica di messa a punto degli obiettivi ed è un aspetto cruciale dell’intervento, perché bisogna definire obiettivi che siano adeguatamente sfidanti per l’atleta, né troppo ambiziosi né troppo facili, adeguatamente calibrati tanto sulle capacità attuali quanto sul loro margine di sviluppo.

Il goal setting, come è stato spiegato in modo più approfondito in articoli precedenti, è efficace se porta a definire obiettivi:

  • Formulati in positivo: cosa fare nel dettaglio e non cosa non si vuole più fare;
  • Misurabili: facilmente verificabili con sistemi oggettivi di misurazione, o in termini di risposta soggettiva dell’atleta se il focus non è, in modo diretto, sulla performance;
  • Realistici: tengono conto della situazione attuale (risorse attuali e sviluppabili nell’atleta, rispetto al contesto) e di cosa è effettivamente sotto il controllo dell’atleta (o lo può diventare) e cosa no;
  • Strategici: rispetto agli impegni e alle caratteristiche degli atleti che si dovranno sfidare.

 

psicologo dello sport

Un altro aspetto dell’intervento psicologico ha a che fare con le modalità di pensiero dell’atleta. Che tipo di atteggiamento mentale ha? Riesce a essere equilibrato nel considerare i propri progressi, i propri punti di forza, le proprie aree di miglioramento, l’esplorazione dei suoi limiti? Spesso gli atleti che hanno una cattiva immagine di sé ingigantiscono l’attenzione che danno e la valutazione che fanno dei propri errori, minimizzando la valutazione di ciò che fanno bene.

La qualità dell’attenzione di un atleta è un altro aspetto molto significativo. In effetti, in base al tipo di sport praticato e anche alla specifica situazione nel qui ed ora, all’atleta verrà richiesto uno sforzo attentivo diverso. Secondo Nideffer, possiamo distinguere quattro stili attentivi sula base di due dimensioni. La prima è l’ampiezza, cioè la quantità di informazioni elaborate in un dato momento, la seconda è la direzione che può essere verso l’ambiente o verso se stessi. Di conseguenza, i quattro stili attentivi diventano:

  • Esterno ampio: attenzione rivolta all’ambiente su molti dettagli, come quella del calciatore che si muove mentre osserva il movimento della palla, in relazione ai movimenti di avversari e compagni di squadra;
  • Esterno ristretto: attenzione rivolta all’esterno ma su pochi dettagli, come quando il calciatore deve concentrarsi su una marcatura;
  • Interno ampio: attenzione generale rivolta al proprio stato fisico e mentale del momento come quando, ad esempio durante una sostituzione, un calciatore ancora in campo si ferma un secondo a riflettere su come gestire le proprie energie fisiche e su come regolare il proprio stato emotivo (troppo nervoso? Troppo rilassato?);
  • Interno ristretto: l’attenzione è focalizzata su una parte del corpo e/o su uno specifico stato mentale, ad esempio la reazione emotiva rabbiosa rispetto alla provocazione ricevuta da un avversario.

A questo punto dovrebbe essere evidente che in uno sforzo indirizzato a migliorare una performance, lo psicologo dello sport può essere fondamentale nell’allenare la capacità dell’atleta di essere consapevole della qualità della propria attenzione. Una volta che sarà allenato a esserne consapevole, sarà anche più facile per l’atleta modificarne la qualità quando serve.

(fine prima parte)


FONTI

Palmer S., Whybrow A. (a cura di), (2008). Handbook of Coaching Psychology, Londra, Routledge.

Whitmore, J. (1992). Coaching for Performance: GROWing Human Potential and Purpose – The Principles and Practice of Coaching and Leadership, Nicholas Brealey Publishing.

La psicologia dello sport e dell’esercizio fisico: una risorsa dall’infanzia alla terza età, opuscolo online a cura dell’ Ordine degli Psicologi del Lazio