Allora è deciso, domani. Un po’ dispiace, perché alla fine uno si affeziona a tutto, figurarsi alla propria sommità. La signora allo sportello, giù all’Ufficio Teste a Posto, mi ha detto che la deroga esiste, ma viene concessa solo ad autisti e artisti, e sappiamo tutti come se la passano gli artisti di questi tempi, giovanotto, non so quanto convenga.

La faccenda dell’autista è da escludersi, ma secondo la mia ragazza dovrei dirglielo che sono un poeta. Anche se a comando non mi viene, anche se quando mi chiederanno una dimostrazione, una dimostrazione lì, sul momento, davanti a tutti, con il cesto per la testa pronto come un guanto da baseball e la lama della ghigliottina che frigge dalla voglia di assaggiarmi il collo, potrebbe non venirmi neanche la rima fiore-amore.

Ci provo ogni tanto, ci ho sempre provato. Mi metto lì, compleanni, natali, anniversari di scarcerazione, lei mi chiede sempre una poesia per l’occasione, mi piazza la penna in mano come fosse una scimitarra e vai, mio pirata del verso. Solo che non funziona così. Scrivo al telefono. Non è una questione di ah, non si scrive più come una volta, con il caro vecchio odore della carta e le dita ebbre d’inchiostro. È che ho bisogno di un semaforo e che sia giallo, il verde e il rosso non vanno bene. Ecco il punto. Ma tutto questo a lei non gliel’ho detto, non conviene alterare il delicato equilibrio di coppia per cose da niente. Esco, prendo la macchina e torno con una poesia e mezzo chilo di pane tiepido appena sfornato.

Che poi, al di là delle mie peculiarità in termini d’ispirazione, chiedere una poesia su due piedi è un po’ come chiedere a uno di piangere a comando, non puoi, semplicemente non puoi. Strizza pure, ma la faccia rimane secca come il fondo di un pacchetto di cracker. A meno che non sia un attore. In quel caso puoi, ma devi metterti in contatto con l’agente e cercare di tirare il prezzo. E potete giurarci, quello che per primo inventerà uno Stanislavskij per la poesia farà un mucchio di soldi.

Secondo la signora giù allo sportello comunque non c’è da preoccuparsi troppo per domani, alla fine è come la circoncisione, perdi sensibilità ma ne guadagni in igiene, giovanotto, lo dicono tutti. Niente più pidocchi, niente più dentifricio e spazzolino, niente shampoo né cotton fioc. Un bel risparmio di tempo. Il problema che chi l’ha fatto non possa confermare per ovvie ragioni a quanto pare non sfiora nessuno, ma vatti a fidare delle signore dello sportello.

Per fortuna però per domani abbiamo elaborato un piano piuttosto raffinato, io e la mia ragazza. Lei non l’ha capito in tutti i suoi scacchistici dettagli, ma questo non le ha impedito di seguirmi con una devozione da Premio Labrador. Abbiamo fotografato e cronometrato tutti i semafori della città, fatto una stima accurata della durata media e dell’esatta tonalità di ogni singolo colore, e preparato in questo modo tre grossi cartoncini rotondi colorati, giusti giusti per la borsetta dove lei terrà i fazzoletti, perché anche i piani migliori comportano una certa dose di rischio. Inoltre, una lunga e attenta disamina della questione ha stabilito che autisti fa senz’altro rima con artisti.

Comunque riuscire ad ottenere una patente pubblica entro domani mattina è da escludersi. La signora dello sportello non ci sarà, però su una cosa ha ragione, è una vita troppo incerta quella degli artisti, giovanotto. Ma chissà che in fondo anche gli autisti non abbiano bisogno del giallo per restare vivi.

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