Il fenomeno social Instagram ha invaso ormai le vite di giovani, adulti e ragazzi. Secondo alcune statistiche, questi passano in media due ore al giorno sul social network, che dal 2012 appartiene alla big family di Facebook. Instagram infatti permette agli utenti iscritti di scattare fotografie, applicare filtri e condividere i contenuti su altre piattaforme, quali Facebook e Twitter. L’applicazione, sviluppata da Kevin Systrom e Mike Krieger, è stata lanciata il 6 ottobre 2010: a settembre del 2013 essa contava 150 milioni di utenti attivi al mese.

Con Instagram è possibile raccontare con le immagini quello che si vive e che succede in maniera molto rapida: in 60 secondi si può scattare, elaborare e condividere una fotografia. Questo gioco virtuoso si è introdotto nelle nostre vite da ormai diverso tempo, ma ci siamo mai chiesti quali conseguenze, sia positive che negative, abbia comportato sulla società odierna? Instagram, come ogni social e ogni mezzo tecnologico, è protagonista di numerosi dibattiti tra pro e contro Ig (abbreviazione di Instagram).

Risvolti negativi

Cercando di analizzare in maniera oggettiva quest’app, possiamo ammettere che certamente essa influenzi soprattutto il mondo dei giovani under 20, i quali sono tartassati da immagini con soggetti perfetti, atemporali, e da divi del cinema hollywoodiano; immagini belle e piacevoli alla vista, che rischiano di indurre il pubblico a sentirsi inferiore e inadeguato. Non a caso, Instagram viene definito ‘’ il social della perfezione’’ poiché genera spesso negli utenti un senso di infelicità che potrebbe far pensare di non essere all’altezza di essere postati. Dunque, può diventare una minaccia per la nostra salute mentale e psicologica, che può provocare ansia e depressione, in termini inglesi: fear of missing out, la sindrome da esclusione che getta gli utenti nel panico se non rimangono sempre aggiornati e connessi sulle pubblicazioni o sulle stories pubblicate da altri utenti.

Gli effetti negativi sembrano influire anche sulla attività fisica tramite l’uso delle stories, in cui si può postare in tempo reale un momento di noi stessi, ripreso attraverso la fotocamera del cellulare. Proprio tramite le stories quindi, gli utenti condividono con i loro follower ad esempio (come si è ampiamente visto durante i giorni di quarantena) il momento della giornata dedicata all’attività fisica, oppure un piatto di un ristorante chic, oppure ancora un aperitivo tra amici.

Qual è lo scopo?

Quando si ha voglia di ‘’fare-una-storia‘’, si può voler ostentare qualcosa nei confronti degli altri utenti; ma si creano stories anche per il piacere e il gusto di condividere un momento della propria giornata assieme agli amici e da inserire nell’archivio, una sezione da poco aggiunta sul social. Altre volte però, vedendo proprio quest’ultime, possiamo demoralizzarci di fronte alla foto di una ragazza o di un ragazzo palestrato dal fisico scolpito, oppure di fronte a un piatto di quel famoso ristorante costosissimo che non possiamo permetterci. È dunque presente un potenziale lato negativo per ogni attività, che sia una story o un post in spiaggia.

Allora a cosa serve Instagram? Ha solo provocato infelicità, ansia, depressione, senso di inferiorità? Oppure ha anche un suo lato positivo?

Numerosi sono i lati positivi: primo fra tutti la pubblicità, utilissima a far conoscere un brand, un negozio d’abbigliamento, un’enoteca, un ristorante, un ristopub, un negozio di game … Gratuitamente infatti, sfruttando al massimo i logaritmi, gli hashtag e il profilo aziendale fornito dall’app, qualunque attività commerciale può farsi conoscere dal pubblico, il quale a sua volta diventerà clientela. Inoltre, accrescono il livello culturale giovanile attraverso le numerose pagine scientifiche, umanistiche e psicologiche, che trattano temi più o meno di spessore attraverso dei post molto accattivanti e che aiutano il pubblico ad incuriosirsi; è uno strumento grazie al quale un qualsiasi utente può mettere in mostra liberamente la sua identità o quella che vuole costruirsi, postando foto artistiche, vintage, soft, curiose …

Come tutte le cose, quindi, bisogna dosare l’uso che se ne fa, cercando di sfruttare al meglio le sue risorse e tutte le altre novità del grande mondo dei Social Network.


FONTI

Repubblica