Il nome

Si può definire la satira come un genere delle arti molto attento alle problematiche sociali e politiche, che fin dall’antichità invita ad un cambiamento, ad un miglioramento, a riflessioni morali ed etiche, con l’utilizzo di espressioni dall’ironico allo scherno.

Il termine satira deriva dal latino. Satura lanx era un piatto colmo di primizie di ogni genere. L’aggettivo latino satur, con il significato di “pieno”, ha la stessa radice di satis (“abbastanza”): questa radice indica il concetto di abbondanza, varietà. L’etimologia ci suggerisce l’iniziale essenza della satira: essa era nata come uno spettacolo che legava in sé musica, danza, improvvisazione, poesia, un’unione di generi proprio come il piatto satura lanx. La satura era anche un ripieno con uva passa e altri ingredienti; la lex satura una proposta di legge con diversi tipi provvedimenti; la somiglianza con il termine satyros greco, invece, non ha collegamenti con l’etimologia, in quanto il genere letterario satirico non ebbe in alcun modo vicinanze al teatro comico greco e alla figura dei satiri.

In seguito la satira divenne un vero e proprio genere letterario, diffusa in particolare nell’antica Roma, ma che ritroviamo nel Medioevo, nell’età moderna e, sotto forme diverse, ancora nel XXI secolo.

In Grecia

Non si può ritrovare nella letteratura greca una vera e propria satira intesa come genere letterario, ma solo alcune vicinanze con essa. Un esempio sono i silli (σίλλοι) e le diatribe (διατριβαί). I primi indicano una parodia poetica: il nome significa “guerci, strambi” e tra gli autori principali troviamo Senofane di Colofone (VI sec. a.C.) e Timone di Fliunte ( IV-III sec. a.C.). La diatriba cinico-stoica, invece, è costituita da “conversazioni”, tipiche nella filosofia greca, ironiche e in parte vicine al tono satirico: esse erano utili per trasmettere determinate idee ad un pubblico di massa.

Bisogna far attenzione a non confondere l’origine della satira con l’origine della letteratura comica, quindi con Margite di Omero. Si possono definire in un certo senso “satirici” opere come la “Batracomiomachia“, i versi di Ipponatte o i Silli di Senofane di Colofone o ancora i giambi di Archiloco.

Importante nome greco nella storia della satira è senz’altro Menippo di Gadara, che diede il nome alla satira menippea introdotta e diffusa a Roma in particolar modo da Varrone Reatino. Tra le caratteristiche principali di questa satira menippea: la commistione di versi e prosa (forma prosimetrica); lo spudaiogeloion (σπουδαιογέλοιον) ovvero lo stile serio-comico; presenza di personaggi fortemente caratterizzati, fino ad rappresentare veri tipi; alternanza di registri e utilizzo di termini di origine straniera.

Satira latina

Satura quidem tota nostra est.

Così scrisse Quintiliano nell’Institutio oratoria (X,1,93) nel I secolo d.C. Non si può dargli torto, perché il genere letterario satirico, nonostante le sfumature viste in Grecia, nacque effettivamente a Roma. Prima di essere letteratura, la satira, menzionata da Tito Livio in Ab Urbe Condita, era una rappresentazione teatrale con momenti di danza e musica, legata allo spirito farsesco dei fascennini, una forma rudimentale teatrale nata intorno al II secolo a. C. , caratterizzata da danze, coinvolgimento e vena satirica.

Ennio

Egli è indubbiamente un tassello essenziale nella lunga storia della satira latina. Definito da alcuni il padre fondatore del genere, da altri privato di questo titolo, si può affermare che il valore letterario del termine satira nasce con il suo componimento Saturae.

satiraQuest’opera, di cui conserviamo solo pochi versi pervenutici in via indiretta, doveva probabilmente essere un’opera piuttosto estesa. I metri utilizzati dall’autore sono vari, dal giambico al senario, così come sono varie le tematiche da lui trattate e gli stili. All’interno di Saturae ritroviamo sicuramente alcune caratteristiche del genere letterario della satira, che, però, verrà codificata solo con Lucilio. Quella che può essere definita come “prima fase” della satira latina, ovvero quella di Ennio e di Pacuvio, è caratterizzata dalla commistione di metri e stili, ma non è ancora un vero e proprio genere.

Lucilio

Egli è da considerarsi, infatti, il vero iniziatore del genere satirico a Roma. Lucilio venne riconosciuto come inventor dal grande Orazio e confermato da Quintiliano, mentre Diomede spiegherà in seguito che:

Presso i Romani con satira si intende una poesia che ora ha carattere denigratorio ed è composta per colpire i vizi umani secondo la maniera della commedia antica: tale fu quella che composero Lucilio, Orazio e Persio. Un tempo però veniva chiamata satira un’opera poetica che constava di componimenti vari, come quella che scrissero Pacuvio ed Ennio.

Non siamo certi che il titolo Saturae sia stato attribuito all’opera dallo stesso Lucilio al suo componimento, nel quale rientrano tematiche di critica, parodia e discussione: attraverso la parodia del Concilium deorum ironizza sul senato romano; in altri punti condanna il fasto, il lusso e l’avidità dei soldati romani e anche l’appariscenza del presente in contrapposizione con la sobrietà del passato; inoltre, egli critica alcuni nuovi costumi e vizi. La satira con Lucilio inizia, quindi, a delinearsi meglio: tra i metri utilizzati il prediletto è l’esametro, tra le tematiche spicca la critica sociale e politica.

Varrone Reatino

Vale la pena nominare anche colui che trasportò a roma la satira di Menippo di Gadara. La sua opera Saturae Menippeae non ci è pervenuta, ma dalle notizie che abbiamo, sappiamo che è un’opera in prosa e versi (come sopra citato, caratteristica tipica in Menippo) e le tematiche riguardavano da argomenti filosofici a critica politica.

Possono essere considerate, pur con le dovute differenze, “Satire Menippee” anche ad esempio scritti come l’Apokolokyntosis di Seneca e il Satyricon di Petronio.

Orazio

La quarta fase della satira latina è rappresentata da Quinto Orazio Flacco, noto anche solo come Orazio. Egli proseguì il lavoro iniziato da Lucilio, andando però anche a discostarsi dal fondatore del genere satirico.

Prima di tutto egli non chiamò i suoi componimenti “Satire”, bensì “Sermones“. Il sermo che utilizza è quotidiano, ma mai volgare. Sceglie un linguaggio quotidiano, perché parla del quotidiano, ma il suo pubblico è un gruppo ristretto, di amici e uomini colti. Il tono proposto è meno aggressivo di quello di Lucilio e predilige ironizzare sui difetti e sulle miserie degli uomini, per messo di un umorismo più gentile.

Le sue “satire” sono sia narrative (per il solo intrattenimento del lettore), sia descrittive o discorsive (nelle quali l’umorismo è un mezzo per l’insegnamento moralistico).

“Rectius hoc est;
hoc faciens vivam melius; sic dulcis amicis
occurram; hoc quidam non belle: numquid ego illi
inprudens olim faciam simile?” Haec ego mecum
conpressis agito labris; ubi quid datur oti,
inludo chartis. Hoc est mediocribus illis
ex vitiis unum; cui si concedere nolis,
multa poetarum veniat manus, auxilio quae
sit mihi — nam multo plures sumus — , ac veluti te
Iudaei cogemus in hanc concedere turbam.

(Orazio, Sermones, I, 4, vv. 134-143)

Persio

Pur essendo anch’egli ammiratore di Lucilio, come Orazio, non utilizza toni aggressivi contro i potenti e anzi evita i riferimenti alla vita politica. Lo scopo della sua satira è moralistico: non troviamo in lui satire narrative, perché la finalità è unicamente didascalica ed etica. Egli volle, attraverso i suoi versi prevalentemente in esametri, correggere i vizi dei suoi interlocutori, con anche un vasto utilizzo di metafore.

Giovenale

Giovenale è forse il poeta latino che più si avvicina alla figura di satirico moderna. Se nei versi di Orazio vi erano delle indicazioni sul comportamento da seguire e degli insegnamenti morali, in Giovenale la satira è protesta. I suoi versi sono motivati da “facit indignatio versum“, vuole denunciare l’ingiustizia che osserva quotidianamente.

Medioevo, Rinascimento e Illuminismo

Nel Medioevo i contenuti tipici del genere satirico vanno a disperdersi in diversi generi letterari. Troviamo i discorsi allegorici, con l’assunzione di animali come “tipi” di umani, con caratteristiche comportamentali e caratteriali umane, ad esempio nell’Ysengrinus (1148), o nel Roman de Renart (XII-XIII).

Nei canti goliardici ritroviamo la satira morale: basti nominare Priesterleben di Heinrich von Molk, le poesie di Rutebeuf o le cantigas d’escarneo e de maldizer; la satira politica, invece, la si può ritrovare nei sirventesi provenzali o nelle liriche di Walter von der Vogelweide in Germania, di Guittone d’Arezzo e in Italia. Vale la pena sottolineare che anche Dante, nella sua Commedia, e Petrarca nelle canzoni politiche, introducono nei versi delle sfumature di satira politica.

I maggiori poeti di questo periodo studiarono la satira latina dell’età classica, in alcuni casi la imitarono (come Boccaccio nel Corbaccio imitò Giovenale) e in generale ne trassero ispirazione. Nel Rinascimento troviamo le Satire di Ludovico Ariosto, influenzate dai Sermones di Orazio, mentre oltre confine troviamo nel XV secolo La nave dei folli di Sebastian Brant e Encomium Moriae di Erasmo da Rotterdam, in Germania con la riforma luterana si diffuse la letteratura satirico-religiosa (Thomas Murner, Hans Sachs per citarne alcuni esponenti). In Francia Clément Marot scrisse degli epigrammi che rientrano nel genere satirico, così come una parte di opera di Rabelais. Nell’Illuminismo, in seguito, ritroviamo l’utilizzo della satira per i discorsi contro il dogmatismo religioso e la nobiltà: Voltaire ne è un esempio, ma anche Montesquieu e Giuseppe Parini.

XIX-XX secolo

Giuseppe Giusti, Carlo Porta e Gioacchino Belli sono alcuni degli esponenti del XIX di una poesia satirica italiana. Nel resto dell’europa, in questo stesso periodo, troviamo autori come Heine (HarzreiseDeutschland o Atta Troll), Byron (con English Bards and Scotch Reviewers e Don Juan) o Gogol’, che a loro modo hanno partecipato alla scrittura satirica.

In Italia, a cavallo tra i due secoli, iniziarono a nascere diversi giornali satirici, tra cui, ad esempio, L’asino, che criticava il governo di Giolitti. In Francia gli Iambes di Auguste Barbier e gli Châtiments di Victor Hugo condannano il Secondo Impero, mentre in Inghilterra Bernard Shaw si occupa di satira sociale e G. K. Chesterton affronta le problematiche religiose e in Germania nel frattempo Holz, Thoma e Wedekind criticano i borghesi.

The Onion e la satira nel XXI secolo

Oggi è difficile mantenere una netta divisione dei generi letterari e allo stesso tempo è alquanto complicato definire ciò che è o non è “letterario“. Si è creata in particolar modo proprio nel XXI secolo, un’unione e commistione della satira con il genere comico e con quello umoristico.

Spesso al giorno d’oggi si identifica la “satira” come una forma dell’umorismo e altre volte, generalizzando, un qualsiasi attacco letterario indirizzato ad un personaggio politico o socialmente noto e importante. Non è chiaramente facile, nel 2020, fornire una definizione universalmente e perennemente valida della satira, che anche nell’epoca della sua nascita e splendore ha avuto difficoltà a codificarsi.

Con l’avvento di Internet, la satira si è diffusa anche sui siti web: al momento il più noto al mondo è sicuramente il sito satirico statunitense “The Onion“. Nacque come giornalino satirico universitario, ma oggi pubblica, con il sottotitolo di “America’s Finest News Source”, solamente online, false notizie anche di scala internazionale.

Ornithologists Attribute Owls’ Nocturnal Lifestyle To Hard Cocaine Habit

BRUNSWICK, ME—Dispelling commonly held beliefs surrounding their unusual sleep habits, ornithologists at Bowdoin College released a groundbreaking new study Monday that attributed owls’ nocturnal lifestyle to their hard cocaine habit. “The reason owls are so alert at night is because they have a crippling addiction to cocaine, which causes them to stay yipped up into the wee hours before they completely crash at dawn,” said lead researcher Nathaniel Wheelwright, explaining how the species’ darting head movements and dilated pupils were caused by snorting numerous lines over the course of an evening with their owl buddies.

“After ripping a bunch of rails in remote tree branches or darkened corners of barns, these tweaked-out birds of prey will stay up all night repeatedly making and remaking their nests. We have also discovered that owls swallow their prey whole because the drug significantly reduces their appetite.” Wheelwright added that bats’ nocturnal lifestyle, on the other hand, could be attributed to their penchant for methamphetamines.

Sul modello di The Onion, ma restando in Italia, troviamo siti come Lercio, il quale, come The Onion si occupa di pubblicare notizie false, non con l’intento di ingannare i lettori con la diffusione di fake newsma, riconoscendo la fonte satirica, ridere della notizia visibilmente falsa.

Ancora sotto ossigeno il 33enne che ha tentato uno scatto giocando a calcetto dopo 4 mesi

FONTI

Theonion.com

Treccani.it

Treccani.it

Lercio.it

Tito Livio, Ab Urbe Condita

Petronio, Satyricon

Diomede Grammatico, Grammatici Latini, I, 485 Keil

Orazio, Sermones