Kumomi è diventata a tutti gli effetti una casa discografica, dopo un 2019 in cui è stato solo un piccolo contenitore di idee. Il progetto nasce dalla fusione delle idee del suo fondatore Francesco Caprai. Da una parte in veste di direttore artistico e produttore sotto lo pseudonimo di OMAKE, dall’altra l’esperienza di Francesco maturata in quasi dieci anni come addetto ai lavori nell’industria musicale.

Si sono uniti gli altri due terzi di Kumomi: Daniele Piccoli come Label Manager e Arianna Puccio come Creative Director e responsabile della comunicazione dell’etichetta e dei suoi artisti. Tutti e tre sono cresciuti all’interno di quella che era la “scena indipendente”, fatta da etichette e musicisti, ma prima di tutto da persone. La missione è quella di allontanarsi dalle congetture e dai prodotti commerciali, ritornando a lavorare su quella che è l’unica protagonista: la musica, troppo spesso passata in secondo piano.

Il cuore prima di tutto

In Kumomi l’artista e la sua musica sono al centro di tutto. Sempre. Il resto sono strumenti che non devono mettere in secondo piano l’artista, ma devono essere utili ad esprimere al meglio la personalità e la vena creativa. In questo è stata fondamentale la partnership con Artist First, leader nella distribuzione indipendente in Italia, che ha creduto in questo progetto fin dal suo stato embrionale e che non ha posto vincoli sul tipo di musica e realtà da proporre. Un riconoscimento importante e un attestato di fiducia che dà ulteriore forza alla visione che sta al centro di Kumomi.

La nuova etichetta urban milanese Kumomi ha esordito ad inizio quarantena con il singolo Vene, nato dalla collaborazione tra Canntona Vespro.

Ci eravamo immaginati di presentare Kumomi in un momento storico completamente diverso: un futuro sempre in studio a fare tanti dischi o ad incontrare nuovi amici sopra e sotto i palchi di tutta Italia. Dato che questo futuro non ha potuto (ancora) avverarsi, abbiamo deciso di fare un salto nel passato, quello in cui i nuovi artisti si presentavamo con le demo, dove magari non cʼera dentro la qualità dei migliori studi di registrazione, ma cʼerano tutti i sentimenti di chi in quelle demo aveva messo il cuore.

Il 12 maggio 2020 è stato pubblicato un mixtape dal titolo Demotape [intermezzo], che riunisce gli artisti OMAKE, Vespro, Canntona e tutto il team di Kumomi.

 

In questa intervista facciamo quattro chiacchere con Kumomi parlando di musica, in particolare del loro nuovo percorso e dei progetti futuri.

L’intervista

Com’è nata l’idea di fondare un’etichetta discografica?

OMAKE: Fondare una label era un qualcosa che, quanto in modo più palese quanto a livello inconscio, è sempre stato un punto fisso nel mio percorso, sia dal punto di vista artistico, perché sono convinto che tutto debba sempre partire dalla voglia di fare musica e arte, sia da quello lavorativo. Essendo sia musicista che addetto ai lavori, ho sempre avuto i piedi in due scarpe e quindi ho pensato fosse il momento giusto per far sì che i due piedi camminassero nella stessa direzione. Quando poi ho deciso di coinvolgere Arianna come creative director, ho sentito che questa cosa di Kumomi poteva diventare a tutti gli effetti la casa discografica che avevo sempre sognato.

Cosa significa il nome “Kumomi”?

OMAKE: “Kumomi” è una parola giapponese piuttosto inusuale in realtà; la prima volta (e quasi l’unica) l’ho sentita come titolo di una strumentale di Nujabes, storico e compianto beatmaker di Tokyo. È la traslitterazione dei kanji “雲見”, ovvero “nuvole” e “vedere”. Una sorta di cloud watching per dirla all’inglese. Quindi al di là del tributo a Nujabes mi piaceva l’idea del guardare alle nuvole, perché è un concetto che ha due facce: da una parte quella del dreamer romantico, dall’altra quello di chi ha grandi obiettivi e guarda in alto. Mi sono rivisto molto in questa cosa.

Parlateci del vostro percorso nell’ambiente musicale.

OMAKE: Da musicista ho iniziato a fare le prime cosette in toscana a livello local (sono un toscano trapiantato a Milano ormai da anni) nel 2002, a 17 anni. Sono cresciuto nell’ambiente punk-hardcore, il mondo dei centri sociali e tutto quell’immaginario lì, che mi ha formato nello spirito e nella mente.

Come OMAKE esisto dal 2014, con un progetto che mi ha visto anche cantante per due album: il secondo dei due, “RAW”, uscito nel 2017 mi ha fatto approcciare per la prima volta in modo concreto alla produzione, essendo nato completamente dalla mia mente e quella di Shune e mi ha fatto capire che quello che volevo era concentrarmi sull’aspetto della produzione appunto. Da lì è iniziato il lavoro che sto facendo adesso. Per quanto riguarda la parte di addetto ai lavori, ho fatto di tutto. Ho fondato prima una webzine nel 2011, poi un ufficio stampa nel 2013 e poi per diversi anni ho lavorato nel mondo del crowdfunding, fino a collaborare come scouting e a&r con un’etichetta nel 2019. Momento in cui ho realizzato che dovevo farla io, un’etichetta.

ARIANNA: A questa domanda rispondo sempre che sono cresciuta a latte e Pink Floyd. Mio padre è un musicista e un’insegnante di musica, mia madre organizzava concerti alla mia età, mio zio è un ex sassofonista. Anche se respiro musica da sempre, per molto tempo ho pensato che lavorare in questo mondo fosse un sogno impossibile, quindi da buona pragmatica ho preso due lauree nelle altre due passioni che avevo: il cinema e i social media.

Per anni ho lavorato come grafica nelle agenzie, poi tre anni fa ho cominciato a bazzicare più da vicino la scena musicale milanese. Per molto tempo ho lavorato come social media manager degli artisti di un’etichetta indipendente grossa su Milano, per il Circolo Ohibò e per eventi notturni, come Discoteca Paradiso, esperienze che mi hanno dato tutto e insegnato tutto, e soprattutto che hanno reso possibile oggi una cosa che sembrava un sogno. Nel 2020 ho deciso di mettermi in proprio e di provare a fare davvero quello per cui avevo studiato e lavorato per anni: il creative director. Così ho aperto Studio Cemento, una piccola agency che aiuta gli artisti a trovare la propria identità musicale, visiva e digitale, e poi ho cominciato a collaborare in pianta stabile con nuove realtà come Kumomi. Poi niente è scoppiata la pandemia, quindi non so come devo interpretarla!

Vi va di presentarci i vostri artisti?

OMAKE: I primi due artisti di Kumomi sono Vespro e Canntona.

Vespro (Emanuele) è con me dagli inizi, quando Kumomi era ancora nella sua fase embrionale. Con lui faccio un lavoro da produttore vero e proprio, oltre che discografico. Lavoriamo a tutti i pezzi assieme, curandone ogni dettaglio. Per quanto riguarda il genere musicale non so bene che dirti, questa cosa dei generi ha anche un po’ rotto no? Sicuramente c’è l’attenzione ai ritornelli e alle melodie del pop, così come le sfumature r&b che sono la musica da cui Vespro proviene.

Canntona (Lorenzo) invece è proprio hip hop al 100%. Il che non vuol dire essere “solo” un rapper, anzi. La cosa che da subito mi ha colpito è stato il suo saper spaziare e attingere da mille mondi diversi, musicalmente e visivamente. Ma è la sua attitudine ad essere hip hop, la sua testa. L’hip hop non è un genere musicale, è un mondo e una cultura, e credo che in questo lui lo rappresenti al meglio. Ad ogni modo per entrambi l’unico consiglio che do a chi ci sta leggendo e di andarli a sentire, e capire se vi piacciono o meno. Banalmente è la via più semplice.

Come si è sviluppato il progetto del mixtape?

OMAKE: Credo sia superfluo dire che aver lanciato Kumomi giusto pochi giorni che scattasse il lockdown ci ha reso i capi assoluti del tempismo sbagliato. Infatti le prime settimane sono state di presa male, lo ammetto candidamente. Passati quei primi giorni però abbiamo deciso, insieme agli artisti, che dovevamo sfruttare al meglio questo momento. Abbiamo così deciso di prendere varie demo che avevamo nei cassetti, ri-lavorarle a distanza, per creare un tape ed unirle ad altre che esistevano solo sui social o su Youtube. Nasce così “DEMOTAPE [intermezzo]”, il primo lavoro collettivo di Kumomi che è diventato anche un audiocassetta. Come si faceva una volta, portando le demo in cassetta per farsi conoscere in giro.

ARIANNA: Da un punto di vista grafico e visivo l’idea per me era chiara fin dall’inizio: sentimenti, volevo parlare di sentimenti. La quarantena ci ha lasciati chiusi in casa a riflettere su ogni cosa, a fare cose che non volevamo fare, lontano dalle persone che volevamo avere accanto. Si è parlato poco in quei mesi di sentimenti, come fossero marginali, ma non lo sono, anzi sono quelli con cui dovremo fare i conti adesso.

kumomiDEMOTAPE ha in copertina un ritaglio del celebre quadro Ritratto dei coniugi Arnolfini di Jan Van Eyck; ho scelto questo per due motivi: seguire la continuità estetica di Kumomi, basata sul riadattamento di quadri storici in concetti moderni, e poi perché volevo due mani che si toccano in un momento in cui il contatto era vietato. Tutto il concept di questo disco ruota attorno al volersi toccare, esprimere, amare, abbracciare, urlare, ridere e vivere, soprattutto vivere. Su entrambi i lati dell’audio cassetta abbiamo scritto una frase incompleta “I’m feeling so…” per dar modo a chiunque di sentirsi libero di dire cosa prova, per dare spazio alle emozioni.

Quali sono i vostri obiettivi? Cos’avete in mente di realizzare a Milano?

OMAKE: L’obiettivo di Kumomi è quello di diventare, nel corso del tempo, una label riconosciuta, e cercare di portare sulla scena nuovi artisti che abbiano delle caratteristiche diverse da chi in questo mondo c’è già. Non vogliamo essere la copia di nessun altro, in parte per ambizione ma anche per umiltà devo dire. Non avrebbe senso andare a proporre artisti puramente trap ad esempio, dato che ce ne sono già milioni e seguiti da realtà ben più preparate e inserite di noi in quel mondo. Lo stesso vale anche per quello che oggi viene chiamato “indie”.

Con la differenza che, personalmente, molta trap mi piace mentre invece il mondo indie proprio no. Per quanto riguarda il cosa “realizzare a Milano” non saprei bene cosa risponderti. Per quanto Milano è ovviamente il centro dell’industria non mi piace vedere la musica come Milano-centrica, non sono un grande fan di quei progetti che qui sembrano mega in hype e poi fai mezz’ora di macchina e nessuno sa di chi tu stia parlando.

Sappiamo bene che questo è stato un difficile periodo per la musica, come vi siete organizzati?

OMAKE: Viviamo in un momento di paradossi. Non a caso questo è sia il momento migliore che il peggiore della storia recente della musica. Il migliore perché ci sono effettivamente i mezzi per proporre cose nuove senza dover investire capitali mastodontici. Mi ricordo fin troppo bene cosa vuol dire fare un disco autoprodotto che magari non esce fuori dalla tua regione che ti costa comunque 10.000€ di budget solo per darlo alla luce. Allo stesso tempo è ovvio che questo abbia creato una saturazione di contenuti.

Sembra che tutto stia per esplodere e conquistare il mondo, quando invece non è esattamente così. Questo periodo storico di post-lockdown senza concerti ha reso ancora più palese il distacco dalla realtà. Si rischia di millantare grandi successi e poi ritrovarsi fra qualche mese a suonare davanti a 15 persone. Bisogna stare molto attenti a differenziare l’hype dal mondo reale. Non a caso il nostro organizzarsi in questo momento è completamente incentrato sul costruire i primi passi dei nostri artisti, in modo che poi tutti si possa correre con meno paura di oggi.

Come mai avete deciso di proseguire con la nascita effettiva della casa discografica, nonostante il momento di forte precarietà?

OMAKE: Se per precarietà intendi il periodo segnato dal coronavirus beh, nessuno si aspettava che questa cosa si abbattesse su di noi. Fermarci per questo sarebbe stato per me inammissibile. È un po’ il “ormai siamo in ballo” no? E quindi balli lo stesso, magari cambia il pezzo sotto e quindi ti muovi in modo diverso tu. Sulla precarietà generale di questo mercato invece c’è poco da dire, anche perché la situazione è molto più solida rispetto a quando sono entrato in questo mondo. Dieci anni fa i cd stavano scomparendo, il ritorno dei vinili era una fantasia al limite dell’erotico. Lo streaming non esisteva, si scaricava tutto illegalmente e nessuno vedeva un euro. Quello sì che era un periodo terribile.

Cosa volete far arrivare al pubblico?

OMAKE: La voglia di fare qualcosa di diverso. L’industria italiana oggi, specie in questo momento senza concerti, è completamente soggiogata ai numeri e le logiche di Instagram e Spotify. Due medium fondamentali, non mi si prenda come un moderno Don Chisciotte perché non è questo il caso. Sono due luoghi dove si può proporre contenuti fantastici, e conoscere artisti e persone belle che ti fanno andare avanti in questo mondo. Semplicemente, penso che una cosa sia costruire a tavolino un pezzo affinché finisca in una playlist. Un’altra è fare un pezzo e, solo poi, sperare che entri in una playlist. Ecco cosa vorrei che arrivasse al pubblico: che stiamo facendo la musica. I risultati devono essere consequenziali, e non il motivo per cui suoni. Altrimenti questa cosa non ha più senso.

ARIANNA: Io personalmente vorrei portare freschezza, novità, e magari perchè no un po’ di internazionalità non guasterebbe.

Che iniziative avete in programma per farvi conoscere?

OMAKE: Bella domanda! Prima dell’arrivo del virus c’erano mille idee, soprattutto grazie ad Arianna che su questo aspetto è la vera anima di Kumomi. L’aspetto offline doveva essere centrale nella costruzione di Kumomi come realtà che andasse oltre il concetto di etichetta discografica. Ma ovviamente è tutto solo rimandato. Per il resto credo che DEMOTAPE [intermezzo] sia già stato un ottimo modo per iniziare a far girare il nostro nome, e adesso è arrivato il momento di spingere al massimo i nostri artisti e farli arrivare a più persone possibili.

ARIANNA: Questo periodo ha messo a dura prova qualsiasi cosa, persino la mia creatività che di solito si alimenta di qualsiasi cosa. Quello che sicuramente vorrei fare, è capire come si svilupperà il tema della musica dal vivo nei prossimi mesi, e fino a dove posso spingermi con la creatività. Così posso dar modo ai miei pargoli (così chiamo i miei artisti) di cantare su un palco e farsi conoscere. Nell’immediato, però, ho in programma di lavorare sul set di alcuni videoclip che spero usciranno presto per Kumomi. Non ci resta che vedere cosa ci riserverà il futuro suppongo.

Venerdì 10 luglio 2020 per Kumomi, distribuito da Artist First, è uscito il nuovo singolo di Vespro (per la produzione di OMAKE) dal titolo Agave. Un nuovo capitolo che segue i primi singoli dell’artista napoletano classe 1996, entrambi pubblicati a cavallo tra il 2019 e 2020, e la partecipazione con 5 brani a DEMOTAPE [intermezzo], lavoro collettivo di Kumomi uscito durante il lockdown.  Agave anticipa la pubblicazione di un primo lavoro ufficiale.

Il nome del brano viene dall’omonima pianta che fiorisce una volta sola nella vita, per poi morire. La contrapposizione nelle liriche tra l’eleganza dall’agapanto e la spinosità dell’agave simboleggia la volontà di mettere a nudo tanto i lati più luminosi di Emanuele (Vespro), quanto quelli più oscuri. Se nella vita le lacrime si celano dietro ai petoli di fiori, nel brano vengono confessate tutte le paure e le fragilità dell’artista. Questa dicotomia si ritrova anche nella produzione di OMAKE, che assecondando il cantato di Vespro esula dagli stilemi classici dell’r&b per ddare vita a una composizione che alterna orgoni e pianoforti alle sonorità anni Ottanta per esprimere al meglio tutte le sfaccettature e le emozioni del brano.

FONTI

Materiale gentilmente offerto da Conza

CREDITS

Copertina e immagini gentilmente offerte da Conza