Dopo il lockdown degli scorsi mesi, siamo entrati in una fase in cui, con molte misure precauzionali, dobbiamo imparare a convivere con il Covid-19. In Italia lo stato di allerta rimane alto, in particolare in Lombardia, ma per ora il virus nel nostro Paese sembra essere sotto controllo. Tuttavia, stanno nascendo dei nuovi focolai di Coronavirus: come già avvenuto in molti altri Paesi, i macelli e le industrie dove si lavora la carne sono tra i luoghi dove il virus ha più probabilità di diffondersi.

In Italia, al momento, ci sono diversi focolai di Covid-19: cinque di questi sono stati segnalati a inizio luglio in cinque aziende tra salumifici e macelli in provincia di Mantova, per un totale di 68 persone positive al tampone. La gran parte dei positivi è asintomatica o ha sintomi molto lievi; solo due sono in ospedale, e non in terapia intensiva. Per qualche giorno, la provincia di Mantova nel conteggio quotidiano delle 18 dei nuovi contagi ha superato Milano e Bergamo, solitamente le più numerose in Lombardia per numero di nuovi positivi.

Già da giugno un’indagine a tappeto aveva permesso di individuare dei casi in aziende di lavorazione della carne nella zona di Mantova, dove hanno sede molti macelli e salumifici. Con questa campagna di tamponi a tappeto, i focolai sono stati circoscritti.

Perché il Coronavirus si diffonde facilmente nei macelli

Nei macelli la diffusione del Coronavirus è facilitata da alcune particolari condizioni. L’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, ordinario di Igiene all’Università di Pisa e capo della task force pugliese per il Coronavirus, ha condotto uno studio su un macello della regione, in cui era stato trovato un positivo.

Secondo la ricerca, nei macelli il contagio da Coronavirus è facilitato principalmente da due fattori: il freddo delle celle di lavorazione della carne e l’umidità, che contribuisce ad abbassare le difese immunitarie.

A ciò si aggiunge la massiccia presenza di sistemi di ventilazione, necessari per conservare le carni, potrebbe contribuire molto alla diffusione del Coronavirus nei macelli. Se, come ormai molti scienziati sospettano, il virus non si diffonde solo con starnuti e colpi di tosse, ma anche semplicemente respirando per mezzo di aerosols, la presenza di una forte ventilazione può contagiare molte persone nel giro di poco tempo.

Anche le condizioni di lavoro nei macelli sono un punto critico. Secondo alcune ricerche del Centro per il controllo delle malattie statunitense (CDC), la diffusione del Coronavirus nei macelli è agevolata dal fatto che spesso non vi sia il necessario distanziamento fisico tra i lavoratori. Nei mattatoi gli operai spesso lavorano spalla a spalla, svolgendo un lavoro estremamente faticoso a un ritmo molto elevato. Questo  porta molti ad avere difficoltà a tenere la mascherina posizionata in modo corretto. Per questo motivo, il CDC ha raccomandato di rallentare i ritmi delle linee produttive e di diminuire il numero di operai presenti contemporaneamente.

In quali macelli sono nati i nuovi focolai di Coronavirus?

I macelli di diverse parti del mondo sono diventati focolai di Covid-19. Questo è avvenuto sia in Paesi come l’Italia, l’Irlanda e l’Olanda, dove l’emergenza per ora sembra essere sotto controllo, sia in Paesi come gli USA e il Brasile, dove la pandemia sta colpendo duramente, con decine di migliaia di nuovi contagi segnalati ogni giorno. I contagi hanno spesso dei risvolti pesanti anche sulle comunità.

Germania

A fine giugno aveva fatto molto preoccupare la notizia di un’elevato numero di contagi nel mattatoio di Gütersloh, uno dei più grandi d’Europa. In uno dei macelli dell’azienda alimentare Tönnies, la più grande di tutta la Germania, più di 1300 lavoratori sui 7000 che ogni giorno lavorano nella struttura hanno contratto il Coronavirus. Vista la gravità della situazione, il Presidente del Land Renania Settentrionale-Vestafia, il più popoloso del Paese, aveva deciso di porre ulteriori limitazioni per limitare il contagio, ma senza tornare in una situazione di lockdown.

Per riuscire a circoscrivere il numeroso focolaio, dato che i lavoratori vivono in tutta la regione, tutti i dipendenti della Tönnies e i loro famigliari sono stati sottoposti a tampone. Inoltre, sono stati messi a dispozione a disposizione test gratuiti per tutti gli abitanti del Land. Molti dei contagiati sono operai provenienti da Paesi dell’Est Europa, come Polonia, Bulgaria e Romania. C’è la possibilità che alcuni di loro siano tornati nei loro Paesi prima di scoprire di essere stati contagiati. Inoltre, la barriera linguistica non aiuta a circoscrivere il focolaio e a svolgere l’indagine.

Stati Uniti

Negli Stati Uniti la pandemia in questo momento è in un punto davvero critico, con decine di migliaia di nuovi positivi segnalati ogni giorno. Al momento, più di 200 macelli in tutto il Paese sono focolai di Covid-19, dal Texas alla North Carolina, dall’Iowa al South Dakota, dove più di un quinto degli operai dei mattatoi in tutto lo Stato ha contratto l’infezione. Nonostante ciò, il governo statunitense considera essenziali i centri di lavorazione della carne, così come da ordine esecutivo firmato da Donald Trump ad Aprile, quando i primi focolai iniziavano già a nascere.

In molti casi, la diffusione del virus diviene una questione sociale. Quello nei mattatoi è un lavoro durissimo, dove i diritti dei lavoratori vengono violati da prima della pandemia e dove gli operai sono spesso sottopagati. Si tratta molte volte di clandestini o di lavoratori immigrati di recente negli USA: persone che in molti casi non possiedono mezzi propri e che vivono in case affollate, per le quali mantenere il distanziamento sociale non è possibile e non lavorare non è un’opzione.

Di frequente, le aziende se ne approfittano. Secondo quanto racconta il Guardian, la Case Farms, proprietaria di un macello nel North Carolina dove si è sviluppato un focolaio di Covid-19, agli operai non venivano garantiti né il distanziamento, né i necessari dispositivi di protezione. Tuttavia, non è certamente un caso isolato.