Instant family è la nuova frontiera dei film per le famiglie, una via di mezzo tra il tragicomico e l’happy end. Spieghiamo meglio il perché …

Pete ed Ellie (rispettivamente interpretati da Mark Wahlberg e Rose Byrne) sono una coppia felicemente sposata e senza figli, dall’ormai consolidata routine. Insieme, ristrutturano case. Eppure, qualcosa manca. Scoprono il programma di affidamento minorile, che prevede una fase di studio e preparazione. Due operatrici sociali, Karen e Sharon, guidano un gruppo di potenziali genitori nel vari passaggi fino alla scelta dei bambini da adottare. Il centro organizza una sorta di evento all’aperto in cui i potenziali mamma e papà possono osservare e conoscere i potenziali figli adottivi, le cui età variano dalle più tenere fino a quelle adolescenziali.

A colpire Pete ed Ellie è la ragazzina Lizzie, una quattordicenne. Raramente i genitori preferiscono adottare adolescenti, è difficile governare delle teste ribelli come loro, e questo lo sanno sia i coniugi che Lizzie. Eppure scelgono lei, ignari del fatto che Lizzie abbia due fratellini più piccoli, Juan e Lita. La madre naturale è in carcere per dipendenza da droga. Una famiglia istantanea. Tre figli in una volta sola. Cinque all’improvviso. La parte difficile sarà abituarsi e conoscersi, un po’ alla volta. Il centro d’affido continua a seguirli, attraverso un gruppo di supporto con altri genitori, per aiutarli nel gestire i ragazzi.In un primo momento, tutto sembra andare bene, si trovano in sintonia tra loro, e questa è l’unica cosa che conta. Ma, quando lo raccontano agli altri genitori e alle due operatrici, gli viene loro spiegato che la fase che stanno passando è una sorta di luna di miele. Il peggio deve ancora arrivare e arriverà …

Nel nuovo nido nascono i primi problemi. Lita non mangia altro che patatine, non riescono a convincerla a mangiare altro e, presentatotele un piatto diverso, comincia a fare i primi capricci. Juan continua a essere una calamita per gli incidenti. Lizzie, nell’aiutare i genitori a rapportarsi con i due piccoli, non lascia a Ellie la libertà di comportarsi come una madre. 

Ma è così che doveva andare, in ogni famiglia bisogna scontrarsi per incastrarsi meglio.

L’hobby preferito di Lizzy è sbatterci la porta in faccia.

Juan dimentica di usare la testa.

E Lita fa continuamente i capricci.

Instant family è uno specchio sul mondo delle adozioni, in chiave satirica, naturalmente. Una commedia leggera, divertente. Pete ed Ellie sono i due genitori-tipo che non sanno assolutamente come prendersi cura di tre figli in una volta, ma collaborano insieme per farlo al meglio.

Pete, interpretato da Mark Wahlberg, è l’uomo d’azione dalle mille gaffe. Una scorza da duro e un cuore tenero, in grado di commuoversi quando Lita lo chiamerà “papà”. Per non parlare di Ellie, interpretata da Rose Byrne, una donna delicata, che nella vita è riuscita ad avere tutto, e non con pochi sacrifici. E adesso arriva il desiderio di diventare madre.  Per quanto riguarda i tre fratellini latinos, Lita e Juan sono due piccoli scalmanati. Tutto quello di cui avevano bisogno era avere una famiglia che li guidasse nella crescita e, dopo tante famiglie affidatarie, finalmente ritrovano l’amore e il calore di una casa. Mentre Lizzie è l’adolescente difficile. Quella con il cellulare sempre in mano, alle prese con i primi amori, la vita segreta ma soprattutto … una ragazza che spera che la madre posso tornare a prendersi cura di lei e dei suoi fratelli, ed è il principale ostacolo nel rapporto con la madre affidataria Ellie. Eppure, tutti i nodi verranno al pettine..

Quello che tutti impareranno, è che bisogna lavorarci, e duramente. Che i pianti e i litigi fanno parte della famiglia, ma non mancheranno mai risate ed eventi indimenticabili.  Consigliati a chi ha voglia di dedicarsi a un film con poche pretese, ricco di comicità e personaggi imbranati, come tutti in fondo. Tuttavia, con una storia simile, commuoversi non sarà difficile.  

Quello di Sean Anders è un film che riesce a mescolare tutto, una bilancia in perfetto equilibrio, creato principalmente proprio per mamme e papà con prole al seguito. Ironico ma senza esagerare, proprio il genere di storia che serve per scherzare e ridere su quelle situazioni da famiglia che, in qualche modo, tutti viviamo.

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