Da sempre, l’egocentrismo è considerato sinonimo di qualcosa di negativo. Spesso affiancato da termini quali “presuntuoso” e “arrogante”, l’egocentrico è colui che considera se stesso il centro del mondo, riconducendo e attribuendo tutto alla propria persona. Ma è davvero così? L’egocentrismo non implica egoismo, e amare di essere al centro della scena non significa voler brillare spegnendo altri. Spesso, infatti, proprio da atteggiamenti egocentrici sono nati i migliori istrioni che hanno segnato epoche e hanno lasciato il segno con la loro presenza ed il loro ego. Ne sono esempi David Bowie e Achille Lauro.

David Bowie: la rivoluzione durata mezzo secolo

L’avventura musicale dell’autore di Heroes è durata mezzo secolo; in questo tempo si è reinventato artisticamente e ogni periodo, e ogni personaggio, ha portato alla luce un nuovo aspetto della sua personalità.

Bowie stravolgeva e inventava gli stili, spiazzando il pubblico e sorprendendo di volta in volta la critica. Tutt’oggi è assai complesso confinare la sua musica ed il suo personaggio in un unico genere: ogni volta che sembrava aver trovato una definizione per la sua arte, ecco che cambiava le carte in tavola e si tornava al punto di partenza.  

Uno dei primi termini che si affiancano a Bowie è probabilmente provocatore. La provocazione è un arte e implica una veduta molto aperta della vita e delle situazioni, la capacità di osservare le circostanze da più punti di vista. Per definizione, provocazione è l’atteggiamento che vuole portare ad una reazione irritata o violenta – tutt’altro che ammirevole, dunque. Eppure, Bowie era geniale in questo.

Il leggendario Duca bianco è sempre stato abile ad attirare su di sé l’attenzione della folla e della stampa. Infatti, agli inizi degli anni Settanta rispose provocatoriamente ad una domanda sulla sua presunta omosessualità:

Ci ho provato, ma non era divertente.

Che cosa avrebbe potuto suscitare uno scandalo maggiore, in un’Inghilterra ancora troppo bigotta e vittoriana? David Bowie fu infatti il primo artista a dichiararsi pubblicamente omosessuale, sdoganando così, come ha in seguito dichiarato Elton John, il tema che era ancora un tabù assoluto.

A suscitare profondo scandalo furono uscite a sfondo politico:

Potrei candidarmi e vincere le elezioni ma non in questa Inghilterra. Bisognerebbe lavorare sul popolo. Ci vorrebbe un po’ di sano nazismo.

In assoluto la frase più violenta pronunciata da Bowie, contestualizzabile nel periodo successivo agli abusi di cocaina.

Sebbene lo negò, di fatto il cantante fece veramente il saluto nazista, divenendo così artista preferito dei neonazisti inglesi. In realtà, però, non è questa altro che una brillante provocazione. Come dichiarò successivamente, con quel saluto aveva intenzione di prendersi gioco della stampa inglese – giustificazione che può apparire poco sincera e tardiva, se non conoscessimo il suo sostanziale attivismo.

Bowie, infatti, fu uno dei principali finanziatori dei movimenti per i diritti dei neri nella sua città natale, Brixton. Il suo egocentrismo, o dovremmo dire la sua voglia di attirare su di sé i riflettori, ebbe come risultato la furia della stampa e il riso complice di qualche suo concittadino nero nel leggere quei titoli.

Bowie esteta del XX secolo

Come disse lui stesso: “non so dove sto andando, ma non sarò noioso”.
Preludio perfetto degli ultimi anni della sua vita, in cui rese la morte quasi spettacolare, scenografo della stessa, anche in quel momento al centro della scena.

Sulla scia degli esteti e del nostro Gabriele D’Annunzio, insomma, anche David Bowie ha fatto della sua vita un’opera d’arte, assicurandosi di essere sempre in vista.

Achille Lauro il nuovo Bowie?

Sicuramente eccessivo da dire, perché di Bowie ce n’è stato uno e uno soltanto, ma non sono certo stati pochi ad aver azzardato un parallelismo simile.

Le esibizioni che inscenano ogni volta un personaggio diverso – basti ricordare le commentatissime serate del Festival di Sanremo – vedono in primo piano il suo corpo, trasformato in opera d’arte da trucco, vestiti, pose.

Ebbene, tutto ciò ha suscitato forti critiche da un lato, ammirazione dall’altro. In realtà, però, niente di tutto questo è invenzione di Lauro, figlio di questa generazione, talmente terrorizzata dal diverso che chi è anche solo leggermente fuori dagli schemi fa notizia.

 

Achille Lauro si muove all’insegna del trasformismo, che, di nuovo, non è certo sua invenzione. È bene tenere a mente le critiche, ai limiti dell’omofobia, che hanno investito il giovane Renato Zero, giudicato d’altra parte rivoluzionario. Zero ha infatti operato negli anni in cui certe tematiche erano scottanti e sul nascere, e quelli che imboccavano una via ben precisa erano pochi. Oggi, viceversa, ci si espone molto di più, ma è arrivato il momento di fare un passo avanti e lasciare fare all’arte ciò che vuole.

Rivoluzionari profeti

Chi disprezza la rivoluzione di Lauro è figlio della modernità ingessata e conservatrice, che pensa agli individui come un unicum e teme il diverso. L’autore della giudicatissima Me Ne Frego non è stato il primo a mettere in gioco il proprio corpo a livello artistico, traendone un vero e proprio quadro. Allo stesso modo, il sopracitato Renato Zero e David Bowie – da un lato eternamente visti di malocchio, dall’altro amati e stimati profeti.