Le aggressioni omofobe, sia verbali che fisiche, e le discriminazioni basate sull’identità di genere e sugli orientamenti sessuali delle persone LGBTQIA+ (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersex, asessuali e via dicendo) sono purtroppo sempre state una costante in Italia, dal Nord al Sud.

In questo ultimo anno però si sono registrati casi sempre più frequenti, quasi giornalieri, soprattutto durante le ultime settimane, proprio quando il governo italiano sta per approvare finalmente la legge contro l’omobitransfobia, tra consensi e opposizioni. Violenze, abusi e discriminazioni omofobe nell’ultimo anno sono cresciute del 25%, la percentuale si è poi alzata moltissimo durante l’emergenza Coronavirus fino ad arrivare al 40% in più tra gli adolescenti. Il dato diventa ancora più preoccupante se si aggiunge il fatto che meno di un adolescente su 60 pensa di deporre denuncia.

Arcigay, l’associazione che tutela i diritti LGBTQIA+ in Italia, ha censito una lista di 138 casi di omotransfobia accaduti in un solo anno e ricavati solo dai giornali, escludendo quindi tutti quegli episodi non denunciati o non riportati sulle testate giornalistiche. Di questi, settantaquattro sono avvenuti al Nord, trenta al Centro, ventuno al Sud e tredici nelle isole… sembrerebbe quindi che al Nord si abbia una maggior componente omofoba, come ha affermato anche Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay, incolpando anche le istituzioni e la politica:

Maglia nera al Nord, dove hanno avuto luogo più della metà delle storie censite e dove in effetti, in particolare in alcune città, abbiamo la sensazione concreta di un rafforzamento dell’istanza omotransfobica, spesso legittimata e reiterata anche dalle istituzioni. Ed è al Nord, infatti, che più di frequente perfino la politica attinge al linguaggio della violenza e dell’istigazione nei confronti delle persone LGBT. […] Le persone LGBT in Italia sono ancora esposte a una condizione di vulnerabilità […].

Alcuni eventi delle ultime settimane:

In queste ultime settimane, sono stati riportati innumerevoli episodi di aggressioni omofobe e discriminazioni: violenza gratuita e ingiustificata verso persone che vorrebbero solo vivere in tranquillità e con gli stessi diritti di tutti, perché l’identità personale e l’orientamento sessuale di ognuno di noi non devono e non possono essere motivo di odio né pubblico né privato.

A Vernazza, nelle Cinque Terre, in Liguria, una coppia di ragazzi bolognesi è stata aggredita, prima verbalmente e poi fisicamente, alla stazione dei treni da un branco di quattro coetanei omofobi. Il motivo? i ragazzi si erano appena scambiati un bacio: un gesto d’amore, un gesto innocente, un gesto d’affetto ha avuto come risposta non richiesta un gesto violento, discriminatorio e aggressivo. Fortunatamente, il comune di Vernazza si è esposto pubblicamente per volersi distaccare da quanto accaduto:

L’amministrazione di Vernazza, che in più occasioni, ha voluto lanciare segnali a favore dell’inclusività e della difesa dei diritti fondamentali della persona, esprime piena solidarietà ai ragazzi vittime dell’aggressione. In accordo con Amnesty International, che, solo pochi giorni fa, si era espressa su un deplorevole fatto simile, l’amministrazione condanna ogni atto di violenza contro la libertà e la dignità di un essere umano. Ogni persona dovrebbe essere e sentirsi libera di affermare la propria identità e a questo devono contribuire tanto le autorità quanto la società civile.

A Pescara, in Abruzzo, due ragazze lesbiche sono state vittime di un’aggressione verbale, dopo essersi scambiate un abbraccio in un parco pubblico. Pochi giorni dopo, una coppia di ragazzi, un venticinquenne e un ventiduenne, stavano passeggiando mano nella mano per le vie della città quando hanno subito violenze verbali e fisiche da un gruppo di ragazzi ventenni. Gesti tanto aggressivi da aver procurato una frattura alla mandibola del ragazzo di venticinque anni. Tutto questo è successo poco dopo che il sindaco di Pescara dichiarasse il Gay Pride una manifestazione non di interesse pubblico e quindi non necessaria, negando l’utilizzo della piazza centrale. In realtà, è sempre necessario ricordare che l’amore si manifesta in tante forme e che ognuna di queste deve essere rispettata.

A Torino infine, l’acquapark Blu Paradise di Orbassano ha negato lo sconto famiglie a un nucleo familiare composto da due papà e due figli, uno di tre e l’altro di sei anni, non considerandoli una vera famiglia. La famiglia tradizionale non è l’unica esistente né l’unica importate e le famiglie arcobaleno hanno diritto a essere trattate come nuclei familiari autentici e reali perché, di fatto, lo sono. Atti discriminatori come questo ledono la dignità delle persone, i bambini in questione si sono purtroppo rilevati vittime di una società che vede il diverso non come ricchezza ma come una differenza inaccettabile.

Questi sono solo alcuni degli episodi che si sono verificati nelle ultime settimane, sono però molte di più le discriminazioni e le aggressioni omofobe che le persone LGBTQIA+ subiscono ogni giorno e che non si conoscono: denunce non presentate, mobbing sul lavoro, licenziamenti, violenze e discriminazioni in famiglia. Non bisogna quindi dimenticarsi di tutte le ingiustizie nascoste e seppellite.

Mentre l’Italia va verso l’approvazione della legge contro l’omotransfobia, assolutamente necessaria anche alla luce dei recenti avvenimenti, la Scozia fa un ulteriore passo avanti.

L’inclusione deve partire dalla scuola: l’esempio della Scozia

La Scozia crede che l’inclusione delle persone LGBTQIA+ nella società debba partire necessariamente dal sistema scolastico: educare gli studenti al rispetto verso la diversità e informarli sulle diverse identità di genere e orientamenti sessuali può essere un modo efficace per renderli più consapevoli della loro identità e per eliminare radicalmente la discriminazione e l’omofobia, oltre che il bullismo all’interno delle scuole.

È proprio per questo motivo che il governo scozzese ha deciso di inserire nel 2021 una nuova materia scolastica: la storia della comunità LGBTQUIA+. La Scozia sarà quindi il primo paese al mondo ad avere i diritti LGBT come materia di studio nelle scuole. Non si studierà solo la storia del movimento, ma si parlerà anche di matrimonio,  di adozione gay si terranno lezioni di educazione sessuale.

John Swinney, il vicepremier scozzese, ha annunciato con orgoglio la nuova riforma scolastica:

Sono lieto di annunciare che noi saremo il primo Paese al mondo ad affrontare lezioni riguardanti la comunità LGBTQIA+ incorporate nel programma. […] Il nostro sistema educativo deve supportare tutti per far raggiungere il loro pieno potenziale. Ecco perché è vitale che il curriculum delle nostre scuole sia tanto vario quanto i giovani che le frequentano. […] Le raccomandazioni che ho accettato non solo miglioreranno l’esperienza di apprendimenti dei giovani LGBTI, ma sosterranno anche tutti gli altri studenti celebrando le loro differenze, promuovendo la comprensione e incoraggiando l’inclusione. […]

La speranza è che la Scozia sia presa presto come esempio dal mondo: l’introduzione dell’insegnamento della storia e dei diritti LGBT a scuola potrebbe essere davvero la soluzione alle discriminazioni e alle aggressioni omofobe!

Come ha affermato il nostro presidente Mattarella:

[…] Operare per una società libera e matura, basata sul rispetto dei diritti e sulla valorizzazione delle persone significa non permettere che la propria identità o orientamento sessuale siano motivo di aggressione, stigmatizzazione, trattamenti pregiudizievoli, derisioni nonché di discriminazioni nel lavoro e nella vita sociale.

Quello che è certo però, è che bisogna agire oggi per un futuro più giusto e più equo per tutti.