Tra le numerose emozioni che proviamo ogni giorno, ve n’è una che, più delle altre, è sostanzialmente impossibile trattenere: la vergogna. L’assioma è valido laddove la vergogna si manifesti palesemente tramite il rossore del viso. Charles Darwin, nel suo libro “L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali”, dedica un capitolo a questo tema. A distanza di molto tempo (il libro è stato pubblicato nel 1872), ritroviamo nelle considerazioni darwiniane numerose osservazioni ancor oggi validissime.

Per lo scienziato, arrossire è “l’espressione più individuale e più specificamente umana”. Il rossore del viso è causato da una dilatazione delle pareti muscolari delle piccole arterie, che portano il sangue ai capillari; non è generato, dunque, dall’agitazione del cuore (che può essere, al contrario, una conseguenza). Perché il nostro viso assuma il caratteristico colore, però, è necessario che vi sia un coinvolgimento emotivo. Non è infatti possibile provocare il rossore, così come si provoca il solletico o la lacrimazione. Si tratta di un processo del tutto involontario; anzi, quando si cerca di reprimerlo, solitamente peggiora!

Darwin nota come il rossore sia più comune nei giovani che negli anziani e nelle donne più che negli uomini. Riporta inoltre diversi esempi dai quali evince che la tendenza all’arrossamento è ereditaria. Una piccola curiosità: anche le persone non vedenti arrossiscono, quando si imbarazzano. Ma perché diventiamo paonazzi solo in viso? In fondo, quando ci si vergogna è naturale sentirsi avvampare in tutto il corpo. Le parti più soggette ad arrossamento sono infatti il volto, le orecchie e il collo, probabilmente perché sono le più esposte all’aria, alla luce e ai cambiamenti di temperatura. Tuttavia, vi sono anche persone che arrossiscono sulle braccia e sulle gambe, ma si tratta di fenomeni piuttosto sporadici.

Spesso il sentirsi in imbarazzo porta anche a nascondersi. Quest’ultima è una tendenza naturalmente legata alla vergogna, molto evidente nei bambini, che, se imbarazzati, portano le mani al volto o rivolgono lo sguardo altrove. Per Darwin l’arrossire è una tendenza innata, cioè comune a tutti gli uomini, che può però risultare potenziata dalla maggiore consapevolezza di sé e della preoccupazione per il giudizio di sé. Le persone dalla pelle chiara tendono ovviamente a divenire paonazze con più evidenza; mentre chi ha la pelle scura assume una tonalità ancor più accentuata nel colore del viso, che a volte non è facile notare. Inoltre, il rossore è un fenomeno legato alla cultura di un popolo: gli stati d’animo che lo inducono nascono dal riflettere sul proprio aspetto e sul giudizio che gli altri potrebbero darne.

Così, un giovane uomo sarà più imbarazzato di fronte all’ilarità di una donna sul suo aspetto fisico piuttosto che su altri dettagli relativi alla sua personalità. A scatenare l’imbarazzo possono concorrere anche la disapprovazione o il biasimo da parte degli altri, che conduce spesso a celare il volto o abbassare gli occhi; oppure un apprezzamento o una lode, che anche in questo caso suscitano un effetto di maggiore rossore, soprattutto nelle persone più sensibili, se vengono rivolti all’aspetto fisico. Il pudore risulta così il fenomeno che ha più responsabilità per quanto concerne l’apparizione di un colorito rossastro sulle guance. I bambini molto piccoli, infatti, generalmente non tendono ad arrossire: essi semplicemente non hanno abbastanza consapevolezza di sé e del proprio corpo per provare vergogna o imbarazzo.

Tra le maggiori cause del rossore vi è anche la timidezza, strettamente correlata a quelle precedenti. Essa dipende dalla sensibilità del singolo alle opinioni altrui. Questa a volte è tanto elevata da causare rossore anche solo rivolgendo la parola all’interessato; del resto, si è timidi specialmente con coloro che non conosciamo. Infine, si può diventare paonazzi in volto anche per cause morali, in primis la colpa. Anche qui si tratta di preoccupazione per il giudizio degli altri, perché la ragione dell’arrossire, più che alla consapevolezza di aver compiuto un’azione scorretta, è dovuta alla paura di essere scoperti. Vi sono addirittura persone che diventano rosse pur non essendo colpevoli, semplicemente perché accusate!

Le considerazioni di Darwin sull’arrossire risultano ancora sorprendentemente attuali. Lo scienziato è molto attento a citare le proprie fonti, generalmente medici o conoscenti fidati; inoltre, per mostrare come il fenomeno sia onnipresente nella storia dell’uomo, cita anche passi biblici o classici (come Seneca) nei quali viene menzionato il rossore, spesso sinonimo di colpa o vergogna. Infine, afferma che la confusione mentale che si genera nel momento dell’arrossamento è piuttosto comune. Quindi, se quando siete imbarazzati farfugliate e biascicate frasi senza senso…beh, sappiate che è del tutto normale. Lo diceva anche Darwin.

FONTI

Charles Darwin, L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali, Grandi Tascabili Economici Newton, 2006

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