Cristallo è una giovane cantautrice che canta della sua intimità con delicatezza e trasparenza, in perfetta linea con il suo nome d’arte. Cristallo, Francesca Pizzo all’anagrafe, torna con un nuovo singolo, Casa di Vetro, e noi de «Lo Sbuffo» l’abbiamo incontrata per porle qualche domanda.

L’intervista

Hai scelto come nome d’arte un materiale simbolo di trasparenza e purezza. Ritieni che queste due caratteristiche ti rappresentino? Come nasce l’idea? 

L’idea è nata dal gioco tra cristallo come materia vetrosa e cristallo come pietra, tutto gira attorno alla mia grande passione per le pietre dure. Quando si è trattato di trovare il nome del progetto ho pensato che scegliere un solo tipo di minerale fosse limitante, così ho optato per la versione più generica Cristallo. In questo, sì, mi sento rappresentata. La memoria della pietra che nasce nel sottosuolo e vede la luce solo se qualcuno la trova è un concetto che mi affascina molto.

Il vetro e i materiali trasparenti fragili alla vista sono assai ricorrenti nella tua produzione. La conciliazione della durezza e della limpidezza che essi rappresentano donano alla tua musica una nota sensuale e misteriosa. Come la definiresti? 

Probabilmente onirica. La dimensione particolare in cui mi trovo più spesso a scrivere è quella di una certa sospensione dalla realtà, anche per questo nei testi ricorrono spesso trasparenze, distanze, il regno animale. Credo siano tutti simboli in grado di portare l’ascoltatore in un luogo diverso da quello circostante; in fondo la musica è anche illusione. Giungere a un’illusione partendo dalla realtà è un bel modo di creare, per me.

Il tuo volto è stato visto sulle copertine degli album dei Baustelle, com’è nata la collaborazione con la band? 

Diversi anni fa la loro stylist mi chiese di partecipare alla copertina de I mistici dell’occidente, nella quale la band cercava tra le varie figure quella di una ragazza alta e bruna. Da quella esperienza sono rimasta in contatto con Gianluca Moro, il fotografo che si è occupato di tutte le copertine della band, che mi ha poi chiesto di comparire in L’amore e la violenza volume I e II. La ciliegina sulla torta è stata potere aprire alcune date dell’ultimo tour estivo dei Baustelle.

Passiamo al tuo ultimo singolo, Casa di Vetro. Penso sia accurato, in questo momento storico-sociale, rivalutare il concetto e l’idea stessa di “casa”. Qual è la tua? 

Per me la casa è da sempre il rifugio per eccellenza, tutto ciò che mi serve per stare bene è racchiuso dalle quattro mura di casa mia. Questa dimensione però è tanto desiderabile da diventare anche pericolosa. Mi sono accorta proprio durante le settimane di isolamento forzato  appena vissute che la mia più grande preoccupazione era come riadattarmi alla condizione di normalità una volta giunti alla fase successiva. Più in generale, oggi mi sembra che riconsiderare l’ambiente domestico come potenziale luogo di lavoro sia un’idea sostenibile e valida.

Alla nostra finestra, per quanto piccola possa essere, possiamo vedere mondi infiniti e strade che “possono portarci lontanissimo“, come hai cantato. Dove portano le tue strade? 

Di solito al desiderio di desiderare, la componente d’immaginazione è molto preziosa per me e non solo in ambito musicale. Credo sia linfa vitale per chiunque e che quando smetteremo di desiderare saremo ormai pronti a raggiungere un’altra dimensione.

Con i tuoi brani si percepisce, ma con il videoclip di Casa di Vetro si ha la conferma che sei attenta ed interessata ai dettagli e all’estetica. L’idea per un brano parte proprio da un particolare poi rielaborato con l’immaginazione o da un’esperienza finita? 

Dipende. Ci sono canzoni che nascono da una frase appuntata mentre sono sull’autobus e si sviluppano poi come flusso di coscienza e altre che invece raccontano di qualcosa che sto vivendo in quel preciso momento. Casa di Vetro fa certamente parte della prima categoria mentre Cosa c’è, il primo singolo uscito, appartiene alla seconda.
Per il video di Casa di Vetro il merito all’attenzione per ogni particolare va certamente a Giuseppe Lanno, il regista: il soggetto è suo.

Le tue canzoni non sembrano parlare tanto di altre persone, quanto più di te. Possiamo allora dire che hai iniziato a scrivere e comporre per esigenza personale? 

Senza ombra di dubbio. Il lato positivo di tutta questa autoanalisi è che attraverso la musica ho imparato a conoscermi.

Questo periodo di lockdown ci ha confinati in casa, soli e a nudo con noi stessi. Ne è nato un brano, o magari un’idea, testimone dell’introspezione verso cui siamo stati condotti? 

Ho deciso di non scrivere nulla durante questi mesi. Un certo timore che ne uscisse qualcosa di non buono mi ha portata a desistere.

L’intera categoria musicale è stata messa alle strette in questo periodo di grave crisi e difficoltà. Qual è la tua posizione a proposito? 

Sono tra le centinaia di firmatari del documento proposto da La musica che gira. L’intenzione è quella di fare rete assieme a tutte le figure che lavorano in ambito musicale e di chiedere ascolto. Ancora oggi non sappiamo in che modo e se sarà possibile riprende a suonare a pieno regime questo autunno. Spero che la situazione cambi in fretta.

Nonostante l’attesa per gli spettacoli dal vivo, possiamo aspettarci qualcosa di nuovo da Cristallo?

L’uscita del disco a fine anno e, si spera, il tour elettrico per promuoverlo nei locali.

Attendiamo dunque la fine del 2020 per sentire cosa ci proporrà la voce di Cristallo, ma sappiamo già che con la sua voce e la sua delicatezza non ci deluderà affatto.

FONTI

Materiale gentilmente offerto da Safe and Sound

CREDITS

Copertina gentilmente offerta da Safe and Sound

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