Secondo il dizionario della lingua italiana, la vergogna è un profondo e amaro turbamento interiore che ci assale quando ci rendiamo conto di aver agito o parlato in maniera riprovevole o disonorevole. Come tanti altri sentimenti, la vergogna si manifesta principalmente attraverso il corpo. Abbassare lo sguardo, nascondersi e arrossire sono tutte manifestazioni che la connotano.

Nell’arte, la vergogna è una tra le emozioni meno espresse. Tuttavia, esistono parecchi dipinti che, proprio per le loro raffigurazioni, vengono considerati vergognosi. Ecco qui un elenco dei 5 quadri considerati tra i più scandalosi nella storia dell’arte.

L’origine del mondo, Gustave Courbet, 1866

Gustave Courbet, L’origine du monde, 1866, Musée d’Orsay

Courbet ha più volte rivisitato il nudo femminile, talvolta con una vena piuttosto libertina. Tuttavia, in questo quadro, l’artista si abbandona  a un’audacia e a un realismo che conferiscono all’opera un grande potere seduttivo. La descrizione quasi anatomica di un organo genitale femminile non è attenuata da alcun simbolismo storico o letterario.

Grazie al grande virtuosismo di Courbet e alla raffinatezza delle sfumature cromatiche ambrate, L’origine del mondo sfugge allo statuto d’immagine pornografica. Questo linguaggio rivoluzionario, schietto e audace, non rinnega però la tradizione. La pennellata larga e sensuale e il ricorso al colore richiamano la pittura veneziana. Del resto Courbet si ispirava a Tiziano e al Veronese, al Correggio e alla tradizione di una pittura carnale e lirica.

Questo quadro, finalmente esposto senza veli sulle parti intime e senza vergogna, torna a occupare il posto che gli spetta nella pittura moderna. L’opera è passata tra varie collezioni private – tra cui quella di Jacques Lacan – per poi entrare nelle raccolte del Musée D’Orsay. Eppure, ancora oggi è talvolta oggetto di scandalo e censure.


Madre e figlio (divisi), Damien Hirst, 1993

A partire dalla fine degli anni ’80 del Novecento, Damien Hirst realizza installazioni, sculture, dipinti e disegni che indagano le relazioni tra arte, scienza, vita e morte.

Damien Hirst, Mother and Child (Divided), 1993

Nel 1995 vince il prestigioso Turner Prize con Mother and Child Divided, una scultura composta da quattro serbatoi con pareti in vetro, contenenti le due metà di una mucca e di un vitello conservati in una soluzione di formaldeide.
Con quest’opera si impone sulla scena internazionale perché sovverte una delle più antiche icone dell’arte cristiana occidentale, La Madre e il Bambino, il fulcro tradizionale della devozione cattolica. Controverso e macabro, l’artista inglese riflette sulla precarietà della vita, ma il suo gusto nel parlare della morte con immagini scioccanti e nel trattare, sezionare ed esporre animali desta scandalo e polemiche da più di vent’anni.

Senza titolo (Bambini impiccati), Maurizio Cattelan, 2004

Nel 2004 la Fondazione Trussardi chiama Maurizio Cattelan e lui risponde prontamente all’appello. La sua installazione, però, è destinata a fare scandalo e a suscitare vergogna nel pubblico.

Tre bambini-fantoccio impiccati a un albero nel pieno centro di Milano. Niente di più niente di meno. Allestita nell’iconica cornice di Piazza XXIV Maggio e inaugurata il giorno dell’anniversario della morte di Napoleone, l’opera è un puzzle di simbologie nascoste. A prevalere, però, è il disturbante realismo.

I tre manichini vestono in jeans e maglietta, hanno i piedi scalzi anneriti dalla polvere e gli occhi spalancati. Sono i figli di tutti e contemporaneamente i figli di nessuno. E mentre il traffico cittadino si blocca e qualcuno si arrampica sulla quercia nel tentativo di rimuovere l’opera, Cattelan dichiara con tono serafico: “La realtà che vediamo in questi giorni in tv supera di molto quella dell’opera. E quei bambini hanno gli occhi aperti: un invito a interrogarsi”.

Donna seduta in calze viola, Egon Schiele, 1917

Una modella dai capelli fulvi, raccolti, il rossetto sulle labbra e le gote leggermente arrossate è intenta a masturbarsi davanti allo spettatore. Anche questa donna, completamente nuda, con indosso solo un paio di calze viola, incarna un erotismo privo di moralismi. Lo stesso erotismo veniva scolpito da Egon Schiele anche sugli sguardi di fanciulle dal volto infantile e dall’atteggiamento volutamente impudico. Sembravano dominate da una sessualità disinibita e sprigionata dal silenzio delle loro anime.

Rappresentate quasi sempre in pose esplicite come in Donna seduta in calze viola, le modelle descritte dall’esponente assoluto del primo espressionismo viennese furono oggetto di scandalo. Eppure, attraverso tele, acquerelli e disegni, l’artista ha voluto introdurre una tensione erotica esistenziale e psicologica per diffondere un messaggio di critica sociale contro le ipocrisie borghesi.

Fontana, Marcel Duchamp, 1917

vergogna
Fontana, Marcel Duchamp. 1917.
Opera originale perduta. 61×48×38 cm.

Un comune orinatoio diventa oggetto artistico con il titolo di Fontana e la firma fittizia di R.Mutt. Si tratta però di un’operazione inconcepibile per i critici d’arte del 1917. Infatti, la giuria della Society of Independent Artists non permise che il pezzo fosse esposto in mostra. Nel frattempo, però, Marcel Duchamp stava cambiando la storia dell’arte con la geniale trovata del ready-made.

L’artista potrebbe aver voluto denigrare l’idea d’arte facendola coincidere con un orinatoio. C’è chi ha visto la forma della testa velata di una Madonna rinascimentale nel profilo dell’oggetto rovesciato. In altri casi si sono scomodate altre figure religiose o opere d’arte. Anche la firma è stata oggetto di ipotesi. Al di là della correttezza o meno delle interpretazioni dell’oggetto, Fontana ha influenzato molta della cultura occidentale nella seconda parte del Novecento. E con lui tutti gli artisti sopracitati.