Spazi di Teatro è l’iniziativa estiva firmata Piccolo Teatro che prende vita nel chiostro di via Rovello. L’idea nasce dalla volontà di utilizzare spazi aperti per far fiorire il teatro in epoca post-pandemica. “Perché il distanziamento fisico non si trasformi in distanziamento sociale”, questo è il motto del più importante teatro medeghino. Il pubblico delle serate a cielo aperto all’interno della suggestiva cornice del Chiostro Nina Vinchi è costituito da un numero limitato di spettatori, con l’obiettivo di garantire l’adeguato distanziamento. Il Piccolo Teatro propone una stagione estiva ricca di monologhi e letture interpretate, eventi sciorinati attraverso un ventaglio di iniziative che soddisfano i gusti più disparati. Il teatro si riappropria degli spazi intimi e privati in punta di piedi senza far rumore accogliendo il pubblico di fedeli innamorati. Tra i primi attori a esibirsi sul nuovo palcoscenico del Piccolo Gabriele Lavia, con Edipo Re di Sofocle.

Gabriele Lavia è solo sul palcoscenico, in uno spazio vuoto. Insieme a lui soltanto un leggio come punto di appoggio per l’opera. Quando le luci si spengono, Lavia inizia a raccontare. La sua storia parte da molto lontano, dalla Grecia antica, o forse dall’origine dell’uomo. Dialoga con il pubblico, fa battute, diverte. Gli spettatori sono ipnotizzati, incollati alla sedia e completamente assorti dalla narrazione. Poi, seguendo il flusso della storia, la narrazione approda a Edipo, l’Edipo Re di Sofocle, l’opera teatrale per eccellenza. Inizia lo spettacolo. La lectio magistralis di Lavia è un invito alla riflessione riguardo uno dei capolavori più misteriosi del teatro classico. Edipo è un personaggio contorto, avvolto da una colpa che è contemporaneamente una condanna. È inafferrabile e indecifrabile e proprio per questo straordinariamente interessante, ancora vivo dopo millenni di storia.

Edipo non può essere compreso nella sua totalità, proprio perché incoerente e contraddittorio. Partendo da tale presupposto, Lavia realizza una riflessione composita e affascinante. La lettura interpretata di un classico si trasforma in una riflessione sulle molteplici forme e sembianze dell’uomo, sul destino e i rapporti famigliari. L’interpretazione del testo avviene attraverso un profondo attaccamento al senso letterale del classico. Benché privilegi infatti la traduzione di Quasimodo, numerose volte l’attore si sofferma su singoli estratti per svolgere accurate precisazioni. Le riflessioni linguistiche consentono un approfondimento rilevante riguardo un testo teatrale celeberrimo. Lavia sottolinea infatti gli inevitabili errori di traduzione, dettati dall’esigenza di una resa espressiva ed esteticamente efficiente del testo teatrale. Ciò tuttavia comporta un allontanamento dal testo greco e il conseguente abbandono di dettagli rilevanti.

Notevole risulta la precisazione riguardo il titolo della tragedia. Si è soliti infatti parlare di Edipo Re, quando in realtà, secondo Lavia, la traduzione corretta sarebbe Edipo Tiranno. Il termine “tiranno” assume però in lingua italiana un’accezione negativa ed è perciò preferibilmente sostituibile con “re”, termine neutro e non connotato. La precisazione linguistica è strettamente legata a una questione sociale, dipende cioè dal contesto culturale di riferimento, mutevole nel tempo. Allo stesso modo più volte durante il monologo l’attore si è soffermato su specifici sintagmi ed espressioni linguistiche e ha svolto precisazioni contestuali e particolari.

Lavia ha realizzato una lectio magistralis accurata e dettagliata, adatta a un pubblico eterogeneo. Lo spettacolo è infatti caratterizzato da diversi possibili livelli interpretativi. Le citazioni classiche non sono mai lasciate al caso, tutto è spiegato e ricondotto alla logica della storia. Ogni spettatore, sulla base della personale competenza culturale, riesce perciò ad apprezzare il racconto. Edipo rappresenta così l’Uomo, nella sua individualità effimera e peccaminosa, ma pur sempre straordinaria. Così come l’oracolo domina la vita di Edipo e ne predice le sventure, il caos governa il destino degli uomini. Esiste allora una profonda analogia tra il destino di Edipo e quello dell’umanità e le forze che ne governano la vita non sono altro che elementi che compongono l’esistenza umana.

Gabriele Lavia, attraverso la lettura di Edipo Re di Sofocle, vuole trasmettere agli uomini l’essenza della capolavoro. Decide di farlo con semplicità e chiarezza, proprio come i cantastorie o i giullari nel medioevo, o come gli anziani intorno al fuoco notturno. Così come i grandi classici, Edipo è un’opera in grado di parlare a generazioni infinite di uomini, un pozzo di stimoli inesauribile e fecondo. Così grazie a Edipo, per una notte, i pochi spettatori di via Rovello hanno percepito quel fuoco e si sono radunati, come una comunità antica, per ascoltare la Storia.

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