Per quanto sia poco romantico ammetterlo, il mondo dell’editoria, come ogni altro, è dominato da logiche di mercato e, talvolta, di potere. Questo significa che grande attenzione viene posta su titoli e autori che possano garantire un facile successo di vendite, una diffusione in larga scala. A rimetterci, in questo sistema sempre più influenzato dall’economia, sono spesso i generi letterari più di nicchia, come quello della poesia, ma anche le cosiddette letterature “minori”.

È un fatto che gran parte delle traduzioni che giungono in Italia provengono da Paesi il cui prestigio letterario e culturale è consolidato nell’opinione pubblica: Stati Uniti, Inghilterra, Francia, Germania, Russia, ultimamente il Giappone e pochi altri. Indubbiamente, ciò è dovuto anche a una maggiore disponibilità di traduttori da queste lingue che potremmo definire “potenti”, ma fortunatamente a ciò si affianca il lavoro virtuoso di alcune case editrici, spesso indipendenti, che si impegnano per ampliare il panorama letterario disponibile in Italia, dando voce a letterature spesso trascurate, ma capaci di custodire vere e proprie perle.

Quelle proposte qui sono solo alcune delle letture che si potrebbero consigliare per allargare il proprio sguardo sul mondo, lasciandosi affascinare dalla varietà e complessità del reale. È l’invito a un piccolo viaggio in giro per il mondo, in un’estate che non ci permetterà di allontanarci troppo da casa.

Americanah di Chimamanda Ngozi Adichie

Chimamanda Ngozi Adichie è una scrittrice nigeriana tra le più note, anche grazie al suo impegno e alle sue prese di posizione su tematiche come il femminismo e le discriminazioni. Americanah, pubblicato per la prima volta nel 2013 e stampato in Italia da Einaudi, è il suo terzo romanzo, nel quale la scrittrice affronta le complesse questioni dell’emigrazione, del razzismo e dell’identità culturale.

Proprio come la scrittrice stessa, la protagonista del romanzo, Ifemelu, è una giovane donna nigeriana che si trasferisce negli Stati Uniti per studiare. In tale contesto, la ragazza si trova a dover fronteggiare le difficoltà causate dalla sua alterità: come accade a molti emigrati, l’identità della protagonista è scissa tra il desiderio di integrarsi totalmente nella società americana (l’espressione nigeriana “americanah” fa proprio riferimento a quegli emigrati che cambiano radicalmente il proprio atteggiamento o le proprie abitudini per un desiderio di emulazione e accettazione) e quello di rimanere autenticamente se stessa. Le vicende di Ifemelu sono presentate ai lettori anche mediante il peculiare filtro dei testi pubblicati sul suo blog, in cui la ragazza racconta e riflette sulla propria condizione.

Mesopotamia di Serhij Žadan

A proposito di identità ibride e dalla difficile definizione, Serhij Žadan è uno scrittore la cui voce non può essere ignorata. L’autore ucraino e residente a Charkiv, città posta vicino al confine russo-ucraino riflette spesso, nei suoi romanzi, sul significato dei confini e sulla difficile costruzione di un’identità in un’area ibrida come quella in cui vive. A questo tema è dedicato il romanzo del 2012 La strada del Donbas, mentre Mesopotamia, il suo ultimo libro tradotto in italiano, e pubblicato da Voland proprio come il precedente, è un vero e proprio ritratto della sua città, Charkiv.

Come suggerisce il titolo stesso, Charkiv è presentata dallo scrittore come un crocevia di popoli e culture, punto di partenza e meta agognata di un movimento perpetuo, proprio come quello delle acque dei due fiumi che danno vita alla città. Mesopotamia è costituito da nove racconti, ognuno dei quali dedicato a un personaggio, che finiscono per intrecciarsi rivelando punti di vista ogni volta diversi. Quella ritratta da Žadan è un’umanità spesso sofferente, malinconica, tutt’altro che perfetta e dipinta senza censure o abbellimenti. È un’umanità sempre alla ricerca di qualcosa, in movimento, ma qui fermata per alcuni istanti dalla prosa ricca e poetica (e splendidamente tradotta) di Žadan.  

L’eredità delle dee di Kateřina Tučková

Sempre nell’Europa dell’Est, ma questa volta in Repubblica Ceca, ci porta invece la scrittrice Kateřina Tučková, il cui romanzo L’eredità delle dee, pubblicato in Italia da Keller, ha ottenuto un grande successo internazionale. Le vicende del romanzo sono ambientate nel suggestivo paesaggio dei Carpazi bianchi, tra Slovacchia e Repubblica Ceca, in cui si snoda una storia tutta al femminile. La protagonista Dora ripercorre infatti la storia della propria famiglia e quella di un’intera stirpe di donne perseguitate per secoli, perché considerate streghe o truffatrici. La difficile condizione di queste donne (che prende spunto da eventi reali), il loro rapporto primitivo con la natura e i pregiudizi che furono costrette ad affrontare sono così portate alla luce e inserite in un contesto storico preciso, quello della dominazione Sovietica e, diversi secoli prima, quello della caccia alle streghe medievale. Un romanzo, insomma, capace di affascinare per le ambientazioni e l’atmosfera magica, ma anche di far riflettere sulla violenza e sui pregiudizi a cui troppe donne sono condannate ancora oggi.

La riparazione del mondo di Slobodan Šnajder

La storia dell’Europa, delle migrazioni e di un’intera famiglia è il centro di La riparazione del mondo, epopea del croato Slobodan Šnajder edita da Solferino. Nel romanzo, lo scrittore ripercorre la storia e le origini di una minoranza tedesca – a cui egli stesso appartiene – stabilitasi nei Balcani dal XVIII secolo per ordine dell’imperatrice Maria Teresa. Sullo sfondo delle vicende storiche, inoltre, Šnajder racconta la storia di una famiglia, quella dei Kemp, tracciandone il percorso sino al XX secolo, quando, durante la Seconda guerra mondiale l’intera minoranza viene chiamata a combattere per il Terzo Reich, in nome dell’antica discendenza tedesca.

Anche in questo contesto, lo scrittore narra le vite dei suoi protagonisti intrecciandole a pagine di storia che, nella regione dei Balcani, continuano ad essere dolorose. Ne emerge un romanzo vivido, universale e al tempo stesso capace di far riflettere sull’Europa e sulla sua Storia da un punto di vista spesso trascurato.

Atti umani di Han Kang

Con Atti umani, l’ultimo romanzo tradotto in italiano della scrittrice sudcoreana Han Kang, ci spostiamo invece in Asia, per ripercorrere un pezzo di storia che probabilmente ci è ancora più ignoto. Al centro del romanzo un altro importante evento storico: l’insurrezione del 1980 nella città sudcoreana di Gwangju. Migliaia di giovani studenti e lavoratori manifestarono per nove giorni consecutivi contro la dittatura instaurata dal generale Chun Doo-hwan. Attraverso le storie di sette personaggi, dunque, Han Kang ripercorre questo evento e il terribile dolore che procurò a diverse famiglie. È per questo un’utile, per quanto dolorosa, testimonianza, nonché una riflessione profonda sul dolore e sul trauma che alcuni eventi provocano, segnando per sempre le vite delle persone coinvolte.

FONTI:

C. Ngozi Adichie, Americanah, Torino, Einaudi, 2014

S. Zadan, Mesopotamia, Voland, 2018

K. Tučková, L’eredità delle dee, Keller, 2017

S. Snajder, La riparazione del mondo, Solferino, 2019

H. Kang, Atti umani, Adelphi, 2017

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