Il 27 giugno, Mario Bressi, 45 anni, ha ucciso i due figli gemelli di 12 anni e poi si è suicidato, gettandosi da un ponte in Valsassina, nel Lecchese. Prima di compiere questo gesto di una violenza e gravità indicibili, ha pensato di mandare un messaggio alla moglie, Daniela, da cui si stava separando con le statuarie, tremende parole: “Non rivedrai mai più i tuoi figli”. Si è trattato di un duplice omicidio di due bambini innocenti, convinti di andare a fare una gita in montagna con il padre, che hanno perso la vita in maniera disonesta, subdola, senza possibilità di difendersi dopo essere stati sedati. Questo reato, risultato di una vergognosa vendetta premeditata, non deve essere mischiato o associato ad altre questioni sociali, perché un gesto simile non è da padre. Un gesto simile non è in nessun caso giustificabile alla luce del dramma dei padri separati.

È vero, quest’uomo potrebbe essere stato straziato dalla separazione con la moglie Daniela, potrebbe aver sofferto in modo indicibile a causa di un cambiamento non voluto o deciso da lui, ma decidere di uccidere i propri figli è ingiustificabile. Mario Bressi ha ucciso i due gemelli perché non era un padre, in quanto nessun padre progetta di andare in vacanza con i propri figli per ucciderli. Per questo motivo, leggere post sui social di testate giornalistiche nazionali come «Il Mattino», che, descrivono la vicenda come “il dramma dei papà separati”, è assolutamente vergognoso.

Vergognoso, ripudiante, assurdo, per tre motivi: prima di tutto, si tratta dell’ennesima generalizzazione, che sta quasi a suggerire che tutti i padri separati sono degli assassini o potenziali tali, quando, ovviamente, non è così. Queste espressioni approssimative, scritte a mo’ di titolo, potrebbero urtare la sensibilità di molti, in primis degli stessi papà separati, ma anche dei figli e dell’altra componente genitoriale.

In secondo luogo, questo titolo utilizzato sui social, ambiente naturale di grandi leoni da tastiera, ha provocato una escalation di insulti contro la madre, rea di averlo lasciato. Purtroppo, si sa, la nostra società è vittima e carnefice di retaggi sessisti, maschilisti e macisti che sono duri a morire. È molto più facile prendersela con le donne che affrontare le patologiche dinamiche sociali e le mascolinità nocive dominanti tra noi tutti. Per esempio, l’«ANSA» ha chiuso il post della notizia su Twitter con la frase “a causare la tragedia la difficile separazione tra il padre e la madre”. No, la tragedia è stata causata dalla violenza di Mario Bressi contro due innocenti bambini di 12 anni, e non dalla decisione di una donna libera di separarsi da un uomo che non vuole più.

Terzo e ultimo motivo, si mette sempre in luce il carnefice, e non si dedica abbastanza spazio alle vittime. Le vite, il futuro e i sogni di due bambini pieni di vita, Diego ed Elena, di soli 12 anni, sono stati distrutti per sempre. Nessuno li vedrà crescere, diventare adulti, ridere, giocare, innamorarsi, studiare, trovare la loro strada e diventare cittadini del domani. Nessuno avrà il più il privilegio di parlare con loro, imparare attraverso i loro occhi puri, di bambino, a vedere il mondo meno cattivo. Certamente, un’altra vittima, quella che più ha sofferto e sta soffrendo, è la mamma di Diego ed Elena, la Signora Daniela. Questa donna, “innamorata dei suoi figli”, come l’ha descritta una vicina, ha assistito, inerme, alla distruzione della sua vita, e della sua felicità.

Troppo spesso vediamo episodi simili, in cui i drammi personali degli adulti ricadono sulla vita e sulla felicità dei bambini, coloro che dovrebbero sempre essere protetti e messi al primo posto. Per questo motivo è più che mai essenziale portare un rispetto religioso, evitando qualsiasi tipo di banalizzazione nel descrivere vicende simili, che non possono e non devono trovare nessuna giustificazione. Mario Bressi non era un padre solo, disperato a causa di un divorzio. Mario Bressi era un assassino e non c’è rimedio a tutto il male che ha provocato al mondo. È quindi importante e doveroso non commettere scivoloni vergognosi nei canali di pubblica informazione, liberi diffusori di sapere, sviluppatori di idee e, soprattutto, potenziali motori del nostro spirito critico.