Donare è sempre un bel gesto. Diventa ancora più importante quando ciò che si dà può salvare una vita, come nel caso della donazione di sangue. Privarsi di una piccola parte del proprio sangue (in differente quantità in base alla tipologia di donazione) è un dono bello e gratuito, che può davvero fare la differenza. Tuttavia, la donazione è una scoperta relativamente recente nella storia dell’umanità.

Quando abbiamo cominciato a donare il sangue?

Il primo tentativo a noi noto di trasfusione è stato effettuato per salvare la vita di papa Innocenzo VIII, nel 1492. La sperimentazione non ebbe successo, tanto che il medico, ritenuto responsabile della morte dei donatori, fu costretto a fuggire da Roma. Nei secoli successivi aumentarono i progressi della medicina: nel 1628 l’inglese William Harvey scoprì il sistema circolatorio del sangue.

Nel 1667 il medico Jean-Baptiste Denis provò a salvare un malato di tifo iniettandogli sangue di agnello, ma il tentativo fallì, con la morte del paziente. Da allora l’uso del sangue animale fu progressivamente abbandonato. Rimanevano dubbi e contraddizioni sulla quantità di sangue da usare, sulla scelta del tipo di sangue (venoso o arterioso) oltre che sulle modalità stesse d’infusione. A partire da fine Ottocento, le sperimentazioni furono molteplici: a volte i risultati erano estremamente positivi, ma in altre occasioni si giungeva alla morte del paziente o addirittura del donatore. La letteratura medica dal 1840 al 1875 registrò, su 317 trasfusioni, una percentuale del 50% di mortalità.

Karl Landsteiner

La rivoluzionaria identificazione dei primi tre gruppi sanguigni da parte del medico Karl Landsteiner, nel 1900, pose fine al rischio di incompatibilità tra donatore e ricevente. Le scoperte si susseguirono nei decenni seguenti; un forte impulso alla ricerca in questo campo venne dato dalle due guerre mondiali, perché vi era la necessità di sangue da iniettare ai numerosi feriti. Si giunse, negli anni Settanta, all’introduzione delle sacche di plastica multiple per conservare il sangue, che minimizzarono il rischio di inquinamento del sangue ad opera di batteri e altri organismi. Inoltre, divenne possibile separare il sangue nei suoi diversi emocomponenti. In questo modo, si può concedere al ricevente solamente ciò di cui ha davvero bisogno (ad esempio il plasma), risparmiando per altri casi quello che non serve.

L’importanza di donare

La donazione avviene in modalità diverse a seconda dei paesi. Tuttavia, l’importanza di questo contributo volontario è stata riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità, che infatti ha istituito la Giornata mondiale del donatore di sangue. Si tratta di un’iniziativa nata nel 2004, con l’obiettivo di ringraziare i donatori e sensibilizzare la popolazione riguardo a questo tema. Alcune persone hanno infatti delle patologie per le quali necessitano trasfusioni periodiche: per questo è importante che il numero di donatori rimanga costante. “Give blood and make the world a healthier place” è stato infatti lo slogan scelto per la campagna dell’Oms di quest’anno.

L’evento si celebra il 14 giugno, data di nascita del già citato austriaco Karl Landsteiner, che per la scoperta dei gruppi sanguigni vinse il Nobel per la medicina e la fisiologia nel 1930. Nel 2020 i festeggiamenti si dovevano svolgere proprio in Italia, ma, causa pandemia, sono stati rimandati al prossimo anno.

A proposito di Italia…

Il nostro Paese ha un grande numero di donatori: nel 2019 sono stati 1.683.470. Inoltre, le trasfusioni sono state circa 3 milioni, ovvero una ogni dieci secondi! Questo significa che lo scorso anno è stata raggiunta l’autosufficienza totale ed è stato possibile donare i medicinali plasmaderivati in eccedenza a paesi esteri, quali Afghanistan, Armenia, Albania, India e in tempi più recenti anche Palestina ed El Salvador. In Italia, la regione con il maggior numero di donatori totali in relazione alla popolazione (quaranta ogni 1.000 abitanti) è il Friuli-Venezia Giulia. Purtroppo, da qualche tempo il numero dei donatori totali è in diminuzione, anche se le persone tra i diciotto e i venticinque anni sono cresciute dell’1,6% rispetto all’anno precedente: si tratta di un dato molto importante, soprattutto perché i giovani erano in calo costante dal 2013.

In Italia la più ampia (e nota) organizzazione senza scopo di lucro che gestisce le donazioni è l’AVIS (Associazione Volontari Italiani Sangue), la quale garantisce circa l’80% del fabbisogno nazionale di sangue. AVIS è presente ad oggi su tutto il territorio nazionale con oltre 3.400 sedi. Nasce da un’iniziativa del medico Vittorio Formentano, che nel 1926 lanciò un appello per costituire un gruppo di volontari per la donazione del sangue. Risposero diciassette persone, che si diedero degli obiettivi molto ambiziosi, tra i quali lottare per eliminare la compravendita di sangue.

L’AVIS, infatti, accoglie chiunque voglia donare volontariamente, anonimamente, periodicamente e gratuitamente il proprio sangue. Nel tempo l’associazione è cresciuta: nel 1946 nacque AVIS Nazionale,a Milano, per coordinare le attività delle organizzazioni comunali; essa venne riconosciuta giuridicamente dallo Stato quattro anni dopo. Seguirono diverse leggi per la regolamentazione della raccolta, conservazione e donazione del sangue. In anni più recenti, crebbe il numero di campagne pubblicitarie per incentivare le persone a donare, fino al superamento del milione di donatori, nel 2005.

La campagna 2020 per ringraziare il donatore di sangue in Italia ha come slogan “In ogni goccia c’è una storia. La nostra” e come sottotitolo “Lo fai per la comunità. Lo fai per te stesso”. Quest’ultimo riprende anche il motto adottato dall’Oms, che punta sul doppio vantaggio che si ricava dalla donazione: riserve di sangue sufficienti a garantire le trasfusioni, ma anche il monitoraggio della salute del donatore. Mai quanto in questo periodo, del resto, le donazioni di sangue sono importanti sia per il singolo, che effettua preventivamente i dovuti controlli, sia per la comunità.