Radicare, crescere, guarire, fiorire: le parole utilizzate da Rupi Kaur all’interno dei suoi versi non sono mai causali e, per quanto estremamente semplici, penetrano nel profondo dell’anima. Lo fanno delicatamente e al tempo stesso in modo doloroso, senza lasciare scampo all’indifferenza. Questa è Rupi Kaur: l’impeto della denuncia in veste di carezza.

Rupi Kaur, classe 1992, è decisamente una tra le artiste, poetesse e performer più giovani ad aver già abbracciato ripetutamente il successo mondiale. Nel 2014, a soli ventidue anni, la sua prima raccolta di poesie Milk and Honey vende più di 3 milioni di copie. Tradotto in trentacinque Paesi, il libro conquista il podio della classifica del New York Times, al quale resterà gelosamente ancorato per cento settimane consecutive. L’attesissima seconda raccolta non può certo deludere le aspettative dei lettori. Pubblicata nel 2017, The sun and her flowers conta altrettanti milioni di copie vendute, insidiandosi anch’essa – nel giro di pochi mesi – al primo posto di qualsiasi classifica letteraria. Attualmente, Rupi Kaur è considerata una delle più influenti “instapoets” della contemporaneità.

Insomma, il successo dei suoi versi è clamoroso. Ma che cosa rende le poesie — e le prose — della Kaur così intensamente apprezzate? Qual è il suo segreto? Probabilmente, la sua tagliente trasparenza.

Nata nel Punjab, in India, Rupi Kaur è emigrata in Canada con la sua famiglia a soli quattro anni. Nelle sue opere, la poetessa non si è mai tirata indietro nel denunciare la terribile condizione femminile nella sua terra d’origine, componendo versi di una crudezza bruciante.  Gli stupri, i soprusi e l’umiliazione che le donne indiane (e del mondo), specialmente in giovanissima età, subiscono ogni giorno è uno scempio che non può continuare a giacere nel silenzio. E Rupi Kaur è decisa a portarlo a galla:

Il “no” era una parolaccia in casa mia

Il “no” veniva accolto a frustate

cancellato dal lessico a suon di sculacciate

fino a farci diventare brave bambine che obbedienti dicevano “sì” a tutto

Quando lui montava su di me

ogni parte del mio corpo voleva respingerlo

ma non sapevo dire “no” neppure per salvarmi la vita

Quando provavo a gridare mi usciva solo silenzio

sentivo la parola “no” battere il pugno contro il palato

implorandomi di lasciarla uscire

ma non avevo messo il cartello di uscita, né costruito la scala di emergenza

Non c’erano botole per l’evasione del “no”

Volevo fare una domanda a tutti i genitori

A cosa serviva l’obbedienza

se dentro di me c’erano mani

non mie

(The sun and her flowers)

Sempre caro a Rupi, e legato alla sua terra, è il tema dell’immigrazione, anch’esso molto frequente nei suoi versi, ed estremamente attuale. La sua è una visione del mondo all’insegna dell’inclusività: è assurdo che nel XXI secolo il razzismo dilaghi ancora come un fiume in piena.

Forse siamo tutti migranti

che passano da una casa a un’altra

Prima passiamo dall’utero all’aria

poi dai sobborghi alla lurida città

in cerca di una vita migliore

Ad alcuni di noi capita addirittura di abbandonare una nazione

(The sun and her flowers)

Le sue origini, invece, sono un dono da portare con fierezza. Quando arriverà il giorno in cui avere la pelle scura non sarà più sinonimo di inferiorità?

E’ un dono del cielo

avere il colore della terra

Sai quante volte

i fiori mi scambiano per casa loro

(The sun and her flowers)

Le parole di Rupi Kaur vogliono anche sfatare gli stereotipi sorti soprattutto con il nuovo secolo, che impongono alla donna canoni di perfezione estetica intransigenti. Il bombardamento mediatico che ogni giorno sopraggiunge da qualsiasi piattaforma tecnologica, alimenta nell’opinione pubblica l’imposizione di una forma slanciata, magra e sempre perfettamente depilata. Ma le donne sono anche smagliature, trucco sbavato e ricrescita; e non deve esserci vergogna alcuna in nulla di tutto questo.

La prossima volta che lui ti fa notare

la ricrescita dei peli delle tue gambe

ricorda al ragazzo che il tuo corpo

non è casa sua

Lui è un ospite

Avvisalo

di non rendersi malaccetto

mai più

(Milk and honey)

A causa dei temi scomodi, inusuali e spesso scottanti, le sue opere hanno scatenato dibattiti, fomentato polemiche e attirato sulla giovane attivista l’attenzione mediatica di tutto il globo. L’erotismo, ad esempio, è un aspetto sul quale la Kaur ritorna spesso. Il sesso non deve essere un tabù: quando svolto con consenso, è una poderosa comunione di corpi che si uniscono. E’ arte, passione, energia. E la funzione della poesia è quella di far affiorare la bellezza anche alla luce della carta; una bellezza che per convenzione sociale è spesso relegata soltanto nel buio della camera da letto.

Mi mette le mani

sulla mente

Poi le tende

verso i miei fianchi

le anche o le labbra

Prima non mi ha chiamata “bella”

mi ha chiamata

“squisita”

(Milk and honey)

Insomma, Rupi Kaur tratta i temi del trauma, della guarigione e dell’amore con parole e immagini agrodolci. La sua è una lode alla femminilità, in tutte le sue forme e sfaccettature. Una femminilità completa, che non deve in alcun modo abbassare lo sguardo di fronte a uomini più prepotenti di lei, ma eventualmente camminarci mano nella mano. Se lo vuole.

Mi dici di tacere

perché le mie opinioni mi fanno meno bella

ma io non sono nata con un fuoco in pancia

così da potermi spegnere

Non sono nata con leggerezza sulla lingua

così da essere facile da inghiottire

Sono nata pesante

mezza luna e mezza seta

Difficile da scordare

e non facile per la mente

da seguire

(Milk and honey)

FONTI

Rupi Kaur, Milk and honey, Tre60, 2017.

Rupi Kaur, The sun and her flowers, Tre60, 2018.