Il 25 dicembre 2019 fa il suo esordio nelle sale italiane Pinocchio di Matteo Garrone. Il cast richiesto dal regista romano è d’eccezione: Gigi Proietti interpreta Mangiafuoco, Rocco Papaleo e Massimo Ceccherini il Gatto e la Volpe). Merita menzione a sé Roberto Benigni nel ruolo di Geppetto. Un concentrato di italianità si dedica quindi all’ennesima rivisitazione del testo di Collodi. Le premesse sono buone e il risultato tutt’altro che scontato.

Prima Pinocchio, poi Geppetto

Roberto Benigni non necessita presentazioni: è l’attore italiano più famoso al mondo e tra i pochi a vantare un premio Oscar. La recitazione nei panni di Geppetto ha in sé qualcosa di romantico. A suo dire rappresenta un cerchio che si chiude, Benigni nel 2002 ha infatti diretto e sopratutto interpretato Pinocchio nell’omonima opera. Per il figlio di un falegname, nato nella povertà, essere sia Pinocchio che Geppetto è l’ironia di una leggendaria carriera.

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La prestazione di Benigni nei panni di Geppetto è impeccabile. La recitazione è personale, intima, sincera. Geppetto è povero e Benigni conosce la povertà, e sa metterla in scena. Il falegname è impacciato, affettivo, leggero, apprensivo, padre e Roberto è la massima espressione di comicità spontanea ed emotiva. Il personaggio sembra cucitogli addosso, ciononostante lo spettatore italiano conosce un nuovo Geppetto. Riesce a mettere in scena le sue capacità di intrattenimento continuamente. Strappa a tutti un sorriso, quando si vergogna di elemosinare un piatto caldo nella bottega dell’amico. Batte la porta e bussa sul tavolo e finge che tutto il legno sia malandato per avere un lavoro.

Dare un volto a Pinocchio, il capolavoro di Marc Coulier

Intagliando un pezzo di legno questo gli prende vita davanti agli occhi. Proprio in quegli occhi si legge stupore, sorpresa, gioia.  Urla al miracolo, gli è nato un figlio! Il figlio è di legno ma parla e cammina, e così compare Pinocchio (Federico Ielapi). Assegnare il volto del protagonista ad un bambino non è mai una scelta da prendere a cuor leggero. Matteo Garrone lo sa, e ha richiesto un casting immenso, valso il tempo speso. Il piccolo Federico regge bene Pinocchio, regge la responsabilità e il pesante e autentico trucco. Il trucco di Pinocchio è quel dettaglio che fa la differenza.

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Affidarsi al due volte premio Oscar Mark Coulier per la realizzazione, rifiutando la computer grafica, è una scelta che ha ripagato. La fattura è pregevole oltre ogni misura, il legno sembra prendere vita come nella favola. La collaborazione è decisamente d’eccezione considerando il palmares. Il francese ha partecipato alla realizzazione di alcuni volti della saga di Harry Potter e ha ottenuto la statuetta per Gran Budapest Hotel e The Iron Lady.


È il Pinocchio del nostro immaginario

Tutto contribuisce a dare significato a quel gioco di forze del racconto di Collodi. La tensione tra l’irresponsabilità e il senso del dovere, tra il bambino di legno e quello in carne e ossa, nonché tra i buoni consigli e i venditori di fumo è ben strutturata. Il lavoro nel rendere le sembianze dei personaggi del romanzo è stato straordinario. Massimo Ceccherini e Rocco Papaleo sembrano nati per essere Gatto e Volpe. Gigi Proietti è il gretto Mangiafuoco dell’immaginario collettivo.

Matteo Garrone : talento emergente

Matteo Garrone sogna Pinocchio da tutta una vita. Il primo disegno viene fuori all’età di sei anni. tra pastelli, grafite e fantasia. Il regista è sicuramente il più emergente dei cineasti italiani. Deve buona parte del suo successo alla resa un film di Gomorra nel 2008. Dogman nel 2018 vale il premio David di Donatello. Le sue opere sono vere e proprie esposizioni artistiche, regia e scenografia sono estremamente pittoriche. Nonostante il senso estetico sia sopraffine, non dimentica di porre attenzione alla contemporaneità nei suoi film.

È pur sempre Pinocchio, una scelta discutibile

Il film in se è perfetto, ma Garrone sembra cadere in quanto a lungimiranza. Nonostante realizzare Pinocchio fosse il suo sogno ed esteticamente sia ineccepibile, nel progetto non si intuisce un fine preciso. Catalizzare un cast del genere per rifare l’ennesimo Pinocchio è quasi uno spreco. È stata discutibile la scelta di portarlo al cinema ora, poichè non contiene un messaggio che il regista vuole lanciare. Sarebbe stato più ragionevole pensare al film della consacrazione dopo il successo di Dogman, non ad un formato per famiglie.

Scegliere di produrre un genere che non è il proprio, mantenendo lo stile e competere con personaggi più affermati nel panorama dei cinema delle settimane natalizie, a priori sembrava folle. Come questa scelta folle sia valsa il primato nel box office della settimana di Natale ha qualcosa di misterioso. Garrone quindi cade in piedi, anzi la sua carriera fa un piccolo salto in avanti. Tutto ciò gli permette di rinviare a giudizio al prossimo film, nel quale è chiamato a dimostrare di avere gli attributi.