Di amore violento vi avevamo già parlato qui, e anche in una nostra playlist. Questa volta, però, noi de «Lo Sbuffo» abbiamo deciso di mostrarvi quelle forme di amore tossico che non sempre sembrano tali. Sono forme sottili di violenza psicologica, disprezzo e feticizzazione mascherati da affetto. Il panorama musicale ci offre diversi esempi di questo meccanismo: vediamone qualcuno insieme.

Your (non-existent) love

In generale, quasi sempre nel caso di relazioni tossiche, si tende a non volersi separare dal proprio carnefice, come in una sorta di sindrome di Stoccolma. È il caso del brano Your Love (Déjà Vu)singolo dei Glass Animals, in occasione del nuovo album Dreamland (in uscita il 7 agosto 2020).

È un brano in cui il protagonista cerca, quasi ossessivamente, di rimanere in una relazione che però gli causa solo dolore, fatta di puro amore tossico. L’altra persona lo vuole solo per soddisfare i propri piaceri, eppure non importa. Si ostina a percepire l’amore – in realtà inesistente – dall’altra persona.

I can feel your love
Your temporary touch
It’s a hit and run
You go back there when you’re done
Don’t you want some more?
‘Cause I can feel your love.

Non si tratta però, nello specifico, di una relazione necessariamente romantica: è lo stesso frontman Dave Bayley a specificarlo in un’intervista. Your Love (Déjà Vu) è una canzone di immensa disperazione mista ad abbandono, quasi rassegnazione. È l’essere dipendenti da relazioni che ci rendono autodistruttivi, e nonostante tutto starci dietro perché è qualcosa di familiare, quasi rassicurante. Qualcosa da cui, in fondo, non riusciremo mai a distaccarci: perché, sempre e comunque, saremo convinti dell’esistenza di un amore che non c’è. E che forse, anche se non vogliamo ammetterlo, non c’è mai stato.

“I know you love me… But you love me wrong”

L’amore familiare è una questione molto delicata, quanto controversa. Quante volte si è vittime di abusi dalle persone che più ci dovrebbero essere vicine – come i genitori – ma quando si vuole denunciarlo non si viene ascoltati? Ogni volta, la cosa viene liquidata con un “è la tua famiglia, non puoi farci nulla”, ma è un’affermazione senza senso. Un legame di sangue non lega necessariamente due o più individui dal punto di vista emotivo, anzi. Le parole e le azioni di qualcuno che ci è così vicino, a volte, sono le più dolorose tra tutti.

Love Me Wrong si basa esattamente su questa consapevolezza: con un tono molto dolce e sereno, Allie X e Troye Sivan parlano di un modo di amare sbagliato, che può risultare incredibilmente tossico per chi lo riceve. Sanno che quello è pur sempre un tipo di affetto, ma anche che non saranno mai davvero amati per ciò che sono davvero.

Yeah, you love me
Dress me to the nines
Yeah, you love me
You tell me I’m special, so special
I know you love me
‘Cause you want the best
But you love me wrong.

Purtroppo, occorre spesso ribadirlo: la famiglia non corrisponde sempre al legame di sangue. Per vari motivi – che possono essere traumi repressi, retaggio culturale o particolari convinzioni personali – i genitori tendono a pensare di riuscire a educare i propri figli solo in determinati modi, che però possono portare a conseguenze inimmaginabili. É ancora peggiore il caso in cui un genitore non voglia proprio accettare il modo di essere dei figli (ad esempio non riconoscendone l’orientamento sessuale, o che il loro sesso biologico non ne rispecchi il genere), e finisca per cacciarli di casa. Si potrà affermare quanto si vuole che “la famiglia è la famiglia”, ma bisogna pur riconoscere che il concetto di famiglia non si limita a chi ti genera e vuole crescerti a propria immagine e somiglianza. E soprattutto, famiglia non è amare qualcuno in modo sbagliato.

Babe, un “amore” molto pericoloso

Le Wonder Girls, nel 2007

Giovane, talentuosa e con un corpo da urlo: la popstar Kim Hyun-Ah (in arte HyunA) ha sempre saputo affascinare il pubblico coreano, a partire dal suo esordio nel 2007. Alla tenera età di 15 anni, infatti, debutta nel gruppo Wonder Girls: non è insolito il fatto che sia entrata nell’industria musicale a un’età così giovane. Anche nel mondo occidentale, ma soprattutto nel mondo del Kpop, è perfettamente normale che ragazzi e ragazze siano sfruttati – nei limiti della decenza. L’obiettivo delle case discografiche è far sì che il pubblico si innamori sempre più degli artisti che vengono promossi. Quale modo migliore per farlo, se non ipersessualizzare dei minorenni?

È così che si ha il richiamo alla forma più pericolosa di quello che alcuni osano pensare sia amore: la pedofilia.

Babe è una canzone che inizia con una melodia orecchiabile che rimane presto in testa, e una frase semplice “I am just 26”. Fin qui, nulla di strano. Anzi, HyunA afferma che Babe è un brano che tratta di una sua relazione con un ragazzo più giovane, quindi sembra tutto nella norma. Qualcosa però non va, già dalle prime righe:

What’re you looking at?
Why do you have that creepy smile?
Like this, huh? Like this, huh?
Why do you keep doing that?

Un triste presagio

La canzone continua ad essere movimentata e allegra, ma a poco a poco c’è un disagio percepibile, che diventa tangibile nel momento in cui l’età di Hyuna, menzionata all’inizio, diventa sempre più piccola, fino a raggiungere i 15 anni. Anche nel video, in quel punto preciso la cantante si ferma, visibilmente a disagio, e si allontana.

Come se non fosse sufficiente, nel finale, mentre pronuncia la frase “You make me baby girl, baby girl, now I’m your baby girl” la sua voce si fa sempre più distorta, robotica, quasi soffocata. Ci si rende così conto che la canzone non tratta affatto di una relazione con un age gap, ma del rapporto morboso che i fan hanno con i loro “idoli”, al punto da volerli sessualizzare al massimo e, soprattutto, vederli come bambini. Bambini su cui poter avere tutto il controllo possibile, su cui poter avere ogni tipo di fantasia. Bambini a cui togliere l’identità per la propria, mera, soddisfazione sessuale.

Odi et amo in Tyler, The Creator

Lo diceva già Catullo, più di 2000 anni fa: l’amore può essere croce e delizia, specie se uno dei due sembra volersi allontanare per intrattenere altre relazioni (com’era noto facesse Lesbia, pseudonimo inventato dal poeta). È un tipo di amore tormentato, un ossimoro che Tyler ha saputo rendere perfettamente nella sua IFHYdall’album Wolf (2013).

Il nostro scopo non è spiegare tanto il concept dell’album, quanto più concentrarci sul triangolo che si viene a formare nel corso delle tracce: protagonisti sono Sam, Salem e Wolf. I primi due sono in una relazione, ma nella parte finale di Bimmer si scopre che Salem è andata a un appuntamento con il “nemico” Wolf. Fin qui, nulla di speciale. Nel momento in cui Sam lo scopre, però, esprime tutto il suo conflitto interiore, tra rabbia e frustrazione.

I fucking hate you, but I love you
I’m bad at keeping my emotions bubbled
You’re good at being perfect
We’re good at being troubled, yeah.

Sam si perde in un vero e proprio flusso di coscienza, cerca di combattere con i propri sentimenti e la sua paura di perdere l’amata. Al tempo stesso, però, si trova in un loop di sbalzi d’umore, passando dall’ossessione per Salem all’amore per lei. Dice di amarla e poi la insulta, cerca di farle capire che senza di lei non riuscirebbe a vivere e in seguito le dice di volerla strangolare – per poi morire con lei. Un brano arrabbiato ma malinconico (soprattutto nella seconda parte, cantata da Pharrell Williams), che rende perfettamente ciò che intendeva Catullo, e che sicuramente rientra in ciò che chiameremmo “amore tossico”.

 

Finisce così il nostro viaggio alla ricerca delle forme di amore tossico in musica. Che vi rispecchiate in uno dei casi citati o meno, ricordate di fare attenzione intorno a voi: sappiate riconoscere il vero amore e chiedere aiuto quando non ce n’è, perché le conseguenze possono essere traumatiche e – a volte – letali.