Lo studio Villani

L’attività dello studio Villani è legata al lavoro prima del padre Achille, e poi del figlio Vittorio. Entrambi nei primi anni del Novecento abbracciarono la professione di fotografi. Senz’altro la fotografia industriale è la cifra dei Villani; lo studio infatti fu tra i primi ad aver intrattenuto rapporti professionali con l’imprenditoria bolognese e più in generale con i grandi gruppi industriali italiani, finendo per essere sempre più richiesti per tutta la penisola.

Da un’attività di piccolo calibro e quasi casereccia, lo Studio Villani è passato ad essere un centro nevralgico di saperi e di tecniche fotografiche, a disposizione di committenti prestigiosi e in grado di raccontare attraverso le immagini i momenti salienti dell’attività produttiva nazionale e i risvolti sociali che essa ha avuto.

Le fonti principali sono custodite presso l’Archivio della Camera di commercio di Bologna e presso gli Archivi Alinari di Firenze.

Attività famigliare

Fondato nel 1914 da Achille Villani, in un appartamento di via Santo Stefano n. 24, lo studio si specializzò da subito in fotografia di ritratti. Proprio la guerra fu uno dei motivi del successo iniziale dell’attività:

Anche Bologna va al fronte. Prima di salire sul treno, molti degli ufficiali che la borghesia delle Due Torri manda in trincea, pochi dei tantissimi contadini della provincia emiliana divenuti in fretta soldati, si fermano in via Santo Stefano 24. […] Forse l’ultima immagine di sé, da lasciare a casa e da portare nello zaino magari dentro all’edizione fresca di stampa delle liriche di D’Annunzio.

All’età di quindici anni fu coinvolto nell’attività anche il figlio primogenito Vittorio, e finalmente, nel 1921, la società Achille Villani fu inserita nel registro ditte, come “attività per l’esercizio di uno studio fotografico”.

Nella seconda metà degli anni Venti lo studio entrò in concorrenza con Felice Croci, intercettando soprattutto una committenza di carattere pubblico, in particolare per quanto riguarda la fotografia artistica.

Per capire appieno le personalità dei due fotografi è importante ricordare la dicitura del loro biglietto da visita. In quello di Achille Villani vi è riportata l’iscrizione “pittore-fotografo” non solo per la sua passata attività artistica, ma semplicemente per dare maggiore forza e professionalità ad un mestiere, quello appunto di fotografo, ancora poco considerato. Quello di Vittorio, invece, recava scritto “regista fotografo”, per rafforzare il lato artistico di un lavoro che presuppone una messa in scena e un gusto della composizione.

Post guerra

Sul finire del secondo conflitto mondiale, il podestà di Bologna, Mario Agnoli, affidò alla ditta Villani la documentazione fotografica dei danni di guerra; tutto il materiale confluì in un album intitolato La città di Bologna. Risorgere dalle macerie.

Qui abbiamo le prime fotografie di architetture; creando impressioni prospettiche suggestive, ciò che questo archivio fotografico restituisce è un contributo fondamentale di un periodo in cui anche gli imprenditori scelgono di investire nella progettazione della propria fabbrica: torri, ciminiere, pareti, vetrate, pilastri e travature ardite. Gli anni del boom economico furono caratterizzati dal consolidamento dell’attività sui vari fronti, nonché dall’introduzione della fotografia a colori

Fotografia industriale

L’altro importante filone percorso da Vittorio Villani fu quello della fotografia industriale. Già durante fascismo, con la sua attività di documentazione per conto della rivista Il Comune di Bologna, aveva immortalato stabilimenti e linee di produzione, e svolto servizi fotografici per conto di imprenditori e magnati dell’industria. Vittorio si specializzò da subito in questo tipo di fotografia, utilizzando in un primo momento il modello che deriva dai documentari Film Luce, o da quelli paralleli germanici sulla industrializzazione.

villani

Sono fotografie fortemente descrittive, dove si esalta la meticolosità del lavoro in serie di un prodotto, ma soprattutto il lato umano di chi vive il lavoro in fabbrica, connotato dall’aspetto eroico della propaganda di regime.

Nel secondo dopoguerra, complice il miracolo economico, la fotografia industriale continuò ad essere praticata con sempre maggiore successo e all’insegna di importanti innovazioni tecnico-artistiche. Questo diventerà l’ambito più interessante di tutta l’attività dei Villani, perché legato all’esigenza di soddisfare precise richieste. Non ultima quella di raffigurare in maniera efficace e affascinante un contesto che talvolta rimanda a categorie semantiche anche negative, come lo sfruttamento della manodopera o la rottura degli equilibri naturali. 

In questa dimensione Vittorio Villani guadagnò un posto di rilievo tra i professionisti dell’epoca, in termini di capacità innovative e interpretative, quando in precedenza, nei ritratti e nelle foto artistiche, l’abilità principale era stata quella di imitare modelli preconfezionati. Non solo le imprese erano al centro dell’interesse dello Studio Villani; in Archivio troviamo infatti la documentazione di esposizioni campionarie e fiere, a partire dalle Mostre dell’agricoltura del 1935, fino alla Fiera commerciale del 1950 e a quella dell’alimentazione del 1953.

Elementi di un linguaggio fotografico

Emanuela Sesti ha individuato gli aspetti distintivi della fotografia industriale di Vittorio, e in particolare l’unicità con cui la sua fotografia industriale e pubblicitaria sono diventate ben presto una firma riconosciuta nel panorama della fotografia italiana.

Tra gli elementi particolari vi sono le vedute da sotto in su che abbracciano l’intera catena produttiva di un reparto, quasi a mostrare meticolosamente il lavoro che richiedeva un prodotto. Spesso viene individuato un elemento in primo piano, più vicino all’inquadratura, che immortala un gesto fondante della produzione e un gruppo di operaie sull’asse opposto della fotografia che riproduce all’unisono i gesti del personaggio in primo piano. Infine, Vittorio predilige le inquadrature in diagonale, sia delle architetture che dei piani dei soggetti che sceglie di immortalare.

Risalire all’effettivo esecutore di queste fotografie è difficile: secondo la tradizione dei grandi stabilimenti fotografici, a partire da quello Alinari, anche Villani impone il marchio di fabbrica dell’azienda. Solo in rari casi è possibile trovare la firma di Vittorio su qualche stampa fotografica. 

Scrive Tiziana Ferrari, Direttore Generale di Unindustria di Bologna:

   … nell’archivio Villani troviamo oltre 7.000 aziende documentate, con testimonianze importanti della storia economica italiana dei due dopoguerra, la ripresa del Paese, le nuove fabbriche, le attività commerciale e produttive di Bologna. Offrire al pubblico di oggi questo archivio non è un mero atto di amore nei confronti del passato, che sarebbe rivolto per lo più agli addetti al lavori e ai nostalgici, bensì un invito alla riflessione su come cambia il nostro tessuto produttivo e sulla sua rappresentazione nell’immaginario collettivo.

Sono fotografie che non perderanno la loro forza e funzione iniziale, semplici still life che racchiudono tutta un’epoca di grandi cambiamenti per l’Italia.

L’Italia sotto questo aspetto è un unicum; le fotografie dei generi alimentari registrano una serie di dinamiche che altro tipo di fotografia non riesce; nuovi spazi, fabbriche e supermercati; una cultura visiva nuova, che esprime le abitudini degli italiani.


FONTI

A.C. Quintavalle, Tempo dell’archivio, archivio del tempo, in  Studio Villani

Studio Villani. Il lavoro della fotografia, Università di Parma e Centro Studi e Archivio della Comunicazione, Parma 1980

CREDITS

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