By / 17/06/2020

Il post lockdown e l’inquinamento dell’aria interna

Il post lockdown, oltre che aver riportato notevoli cambiamenti su lavoro, stili di vita e relazioni, potrebbe causarne un altro similmente considerevole. Questa primavera, quando la pandemia di Covid-19 ha portato le persone a rintanarsi nelle proprie abitazioni, si è parlato molto spesso di miglioramento della qualità dell’aria dell’ambiente esterno. Se ne è discusso soprattutto in riferimento a diverse città metropolitane, soggette a tassi di inquinamento molto elevati. Ma della qualità dell’aria interna alle abitazioni, alle quattro mura domestiche, che cosa ne è stato?

Durante e post lockdown: lo scenario

post lockdown Prima del post lockdown molte testate giornalistiche e molti esperti hanno dedicato diversi articoli, interviste e approfondimenti relativi a un comune ed internazionale miglioramento ambientale. Gli Stati Uniti nordorientali, ad esempio, hanno riscontrato una diminuzione dell’inquinamento atmosferico del 30%. L‘Italia – secondo un report di Legambiente – già a partire dalla fine di febbraio, fino ai primi dieci giorni di marzo, ha  notato un crollo marcato delle concentrazioni di polveri sottili.

Nelle zone settentrionali della penisola, secondo alcune pubblicazioni di Arpa, si è registrata una netta diminuzione degli ossidi di azoto. In particolare del biossido di azoto, NO2, un tipico inquinante derivante dai veicoli diesel.

Tutto apparentemente molto positivo, se non per il fatto che esiste sempre l’altro lato della medaglia. Secondo infatti quanto riportato da Airthings, azienda leader, con sede a Oslo, nella produzione di monitor intelligenti per la qualità dell’aria, nel mese di marzo si è registrato un peggioramento della purezza dell’aria interna alle abitazioni.

In diverse case di molti clienti la qualità dell’aria rilevata è stata nettamente inferiore ai valori standard. Tra l’inizio di marzo e l’inizio di maggio, secondo i dati raccolti dalla società produttrice, i livelli di anidride carbonica e composti organici volatili (COV) sono aumentati del 15-30% in oltre 1.000 case di diversi paesi europei.

Il post lockdown e le rinnovate consapevolezze

Questi dati confermano una situazione di emergenza nell’emergenza, considerata piuttosto marginale nel dibattuto pubblico. L’ambiente interno potrebbe rilevarsi una fonte significativa di pericolo ad un’elevata esposizione agli inquinanti atmosferici. L’aria interna, a differenza di quella esterna, rimane qualcosa di ampiamente non regolamentato. Per questo va discussa ed analizzata più da vicino. Molti inquinamenti potrebbero trovarsi maggiormente concentrati all’interno degli edifici, piuttosto che all’esterno.

Durante questa fase di post lockdown è bene rivalutare i ritmi di vita, tenendo conto anche di questo. Il trascorrere più tempo in casa ha portato con sé altre tipologie di rischi. L’esposizione a prodotti chimici emessi da materiali da costruzione, arredi, elettronica e altri oggetti di consumo non si è mai ridotta. Attività semplici e ordinarie come pulire e cucinare, se non regolamentate, sono sorgenti di contaminazione dell’aria interna da non sottovalutare.

L’inquinamento in casa

Secondo lo studio di due ricercatrici ambientali, Delphine Farmer e Marina Vance, pubblicato dall’Università del Colorado di Boulder, esistono delle specifiche tipologie di inquinanti prodotti da queste ordinarie attività. La ricerca, supportata dal progetto House Observations of Microbial and Environmental Chemistry (HomeCHEM), si basa principalmente su una serie di esperimenti controllati. Lo scopo ultimo è quello di conoscere più nello specifico i processi chimici, spesso ignorati, che avvengono all’interno degli spazi domestici. 

Alcuni tipi di cottura ad esempio possono generare fino a 250 microgrammi di polveri sottili per metro cubo di aria. Tale livello è considerato dagli esperimenti come decisamente elevato. Corrisponde esattamente a ciò che si potrebbe osservare nelle città più inquinate del mondo. Le particelle di polveri sottili possono essere originate a loro volta sia dalla combustione di stufe a gas che da altri processi provenienti dai cibi stessi.

Stufe a gas e pulizia

Le stufe a gas sono generalmente dannose, sopratutto nei primi minuti di funzionamento. Riscaldando strati di polvere, residui di cibo e altra materia organica, l’emissione di diversi gas è potenzialmente tossica. Monossido di carbonio e biossido di azoto sono tra i più comuni,  valutati come causa principale di irritazioni polmonari e scompensi respiratori. Cucinare su una stufa a gas, tramite queste modalità, può portare a livelli di biossido di azoto elevati, raggiungendo soglie che sarebbero illegali anche in ambiente esterno.

post lockdownLa pulizi, secondoo studio effettuato nel post lockdown, pare essere un’ulteriore sorgente inquinante dell’aria interna. L’esempio più comune descritto è quello della pulizia di un piano di lavoro o di un pavimento tramite l’uso della candeggina. Tale sostanza è fortemente in grado di reagire con tutte le superfici presenti in casa. La miscelazione ad esempio tra la candeggina e l’acqua produce acido ipocloroso, reagibile con lo sporco e i detriti di pavimenti e balconi. Oppure tale acido può volatilizzarsi, fluttuare nell’aria e reagire con composti aerodispersi che vengono emessi da altri detergenti, materiali per la cura personale o sottoprodotti della cottura.

Le misure per migliorare la qualità dell’aria

In questa fase di post lockdown, possiamo quindi pensare a delle misure chiare utili a migliorare la qualità dell’aria all’interno delle nostre case. Quando si tratta di cucinare, ad esempio, si può minimizzare l’uso della stufa a gas, facendo affidamento maggiormente ai bollitori elettrici, ai forni per tostapane, ai microonde o persino ai piani cottura portatili a induzione.

Anche la ventilazione secondo la ricercatrice Delphine Farmer è fondamentale. Quando si cucina tenere le finestre aperte può essere di grande aiuto. Le cappe, a loro volta, possono essere molto efficaci, ma la loro qualità può variare in maniera più rapida. È quindi importante sapere se una cappa aspirante viene espulsa all’esterno e se ha una portata adeguata alle dimensioni della stanza. Anche la pulizia costante delle cappe e dei ventilatori è certamente un’azione che dovrebbe essere fatta in modo costante.

Durante la pulizia invece gli esperti raccomandano di evitare la candeggina quando è possibile e di evitare di mescolarla con altri prodotti per pulire: se uniti insieme possono generare livelli pericolosamente elevati di cloro gassoso. È bene anche evitare di pulire i materiali che contengono perossidi, clorati o perclorati, tutti ossidanti che possono reagire con una varietà di comuni prodotti chimici domestici per formare composti tossici.

Per tirare le somme, è bene tenere presente che nessun ambiente di vita è privo di inquinamento. Ma ciò che si dovrebbe attuare è un atteggiamento più consapevole, non solo nei luoghi pubblici, bensì anche all’interno delle mura di casa.  Lo sforzo non è quello di stravolgere la routine personale, bensì agire pensando in modo differente, anche nelle piccole ed automatiche azioni quotidiane.


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