Giorgio Gaber, in una delle sue più celebri canzoni, dice “voglio essere libero, libero come un uomo”. Questa frase non rispecchia del tutto il mondo in cui viviamo e gli eventi che l’hanno scosso ultimamente. Quello di libertà è un concetto talmente ampio e discusso che non si può ridurre a una semplice definizione. Di certo questa parola, che si porta dietro migliaia di manifestazioni e di atti coraggio, è ancora un miraggio in alcune parti del mondo. Una di queste è l’Iran, dove la donna è ancora considerata un oggetto di proprietà di un uomo. Le notizie delle ingiustizie che subiscono le donne in alcune parti del mondo non hanno niente a che fare con la libertà. Una delle più recenti riguarda la decapitazione di una tredicenne per mano del padre. Questo atto è stato stato definito delitto d’onore.

Un ossimoro, certo. La parola delitto non può essere accostata a “onore”. Un delitto non ha nulla di onorevole, e di certo la tutela dell’onore di una persona non può essere più importante della vita di un’altra. Purtroppo però questo non è il primo esempio di tragedie di questo tipo. Romina Ashrafi, tredicenne della città di Hovigh, nel nord dell’Iran, ha commesso il crimine di essersi innamorata di un uomo più grande di lei. L’uomo, un trentacinquenne della sua stessa città, ha programmato con lei la fuga dalla casa paterna. Il piano però non ha funzionato, e i due sono stati bloccati dalla polizia, che ha costretto la ragazza a tornare dai suoi genitori. Già allora, la tredicenne aveva previsto un attacco d’ira da parte del padre, per questo chiese di essere protetta. Il padre infatti era contrario al suo matrimonio con l’uomo.

La premonizione di Romina era fondata: il padre, approfittando dell’assenza della moglie, ha decapitato la figlia con un machete mentre questa dormiva. Il governatore del distretto di Hovigh, Kazem Razmi, ha affermato che

Il sospettato, accusato di omicidio, è attualmente in prigione. Le autorità stanno lavorando per completare il caso e affrontare le sue varie dimensioni.

Questo caso ha sollevato giustamente l’indignazione generale. La Vicepresidente della Repubblica Islamica, una delle poche figure di spicco nel sistema di potere del Paese, ha affermato che il presidente si preoccuperà di emettere un ordine speciale per indagare sull’omicidio. Il Presidente, inoltre, avrebbe chiesto la revisione della legge riguardante il delitto d’onore, con la volontà di aumentare le pene  per i colpevoli. Inoltre, stando alla legge sulla protezione dei minori, anche la procura è intervenuta per indagare sul caso.

Come se non bastasse, ciò che ha scosso l’opinione pubblica iraniana (e non solo), è stato l’avviso dei funerali della ragazza. Accanto all’immagine di Romina, infatti, è presente l’elenco degli uomini della famiglia di appartenenza della tredicenne. Una lista in cui Romina è semplicemente un oggetto posseduto da qualcuno. Così in cima alla lista troviamo un “figlia di”, con accanto il nome del padre, suo assassino. L’elenco prosegue con “nipote di”, e il nome del nonno e degli zii materni e paterni, “sorella di”, e il nome del fratello maschio. La vita di Romina, la sua personalità e le sue passioni sono state sostituite da un freddo complemento di appartenenza.

Ma i delitti d’onore non sono una novità nella società iraniana (e non solo). Questi omicidi sono infatti tutelati in parte dal codice penale islamico. Il padre della ragazza non riceverà il massimo della pena prevista per gli omicidi. Essendo il “guardiano” della figlia, dovrebbe andare incontro a una sentenza più lieve. Il delitto viene valutato in maniera diversa. Il giornale online «Khabar» ha ricordato che nel 2014, il 20 per cento degli omicidi in Iran sono stati considerati omicidi d’onore. Fa pensare, inoltre, il fatto che Romina, secondo la legge islamica, avrebbe potuto sposarsi. Il codice infatti fissa a 13 e 15 anni, rispettivamente per donne e uomini, l’età per poter accedere al matrimonio. Anche questa è una pratica criticata, in quanto genera il fenomeno delle spose bambine.

I passi in avanti da fare sono molti, sotto diversi punti di vista e in diverse parti del globo. Non dovremmo più sentire notizie di decapitazioni o di qualsiasi altro tipo di crimine ai danni di donne innocenti. Il delitto dev’essere punito, qualsiasi sia la sua causa e chiunque sia il colpevole. Solo quando tutti gli uomini saranno uguali, indipendentemente dal sesso e dal colore della pelle, solo allora si potrà parlare di libertà.