A partire dal 2012, per colpa del razzismo, il mondo ha visto l’uccisione di Trayvon Martin, Michael Brown, Eric Garner, Sandra Bland, Tamir Rice e numerosi altri cittadini di colore non armati. È successo per mano di poliziotti, che spesso se la cavano senza alcuna punizione. Il 25 Maggio 2020, a soli 46 anni, George Floyd è stata l’ennesima vittima in una lista ormai troppo lunga di cittadini di colore morti perché non privilegiati, perché considerati diversi, perché guardati con disprezzo.

La sua morte ha scatenato un processo di sensibilizzazione nel mondo e manifestazioni sempre più frequenti e violente. Ma la domanda è: perché solo ora? Il razzismo esiste ormai da secoli, e sebbene ci sia stata un’evoluzione, la morte di Floyd sottolinea ancora la lontananza dal reale punto d’arrivo. E nell’arte? Vi siete mai chiesti come vengano rappresentate queste persone? O quali siano gli autori neri più famosi? Probabilmente no, perché anche in questo caso, non ci viene insegnato.

Sanford Biggers

Come artista concettuale, Sanford Biggers cerca costantemente modi creativi per far nascere conversazioni stimolanti. Crea tutto ciò attraverso pittura, scultura, filmati e teatro. Ma al di là del formato, le due fonti d’ispirazione che preferisce sono la storia e il dialogo.

Lotus

Nel 2007 ha composto Lotus, una raffigurazione di vetro di un fiore di loto. Nel Buddhismo, il loto è simbolo del trascendente, della purità della mente e dello spirito. Ma uno sguardo più vicino rivela che ogni petalo raffigura la sezione di una nave di schiavi. Quest’immagine simbolica è stata presa da un manuale britannico sulla schiavitù e più tardi utilizzata dagli abolizionisti per mostrare le atrocità della schiavitù.

Nella vita di tutti i giorni, Sanford colleziona statuette di legno africane, comprate da negozi turistici e mercati delle pulci in giro per il mondo. Solo recentemente ha realmente capito come utilizzarle nel suo lavoro.

Le ha coperte con della spessa cera marrone prima di portarle in un poligono, dove le ha scolpite nuovamente sparando loro con delle pallottole. Successivamente, ha raccolto i frammenti e creato stampi che ha prima riempito con cera, e poi con bronzo, così da riportare i i segni della creazione violenta come ferite da battaglia o cicatrici.

Titus Kaphar

Titus Kaphar è un artista i cui dipinti, sculture e installazioni esaminano la storia della rappresentazione figurativa, trasformando i suoi stili e mezzi con innovazioni formali per enfatizzare la fisicità della tela e dei materiali stessi. La sua pratica cerca di sottrarre la storia dal suo status di passato, al fine di scoprire la sua rilevanza contemporanea.

Oltre a dipingere, una delle cose che gli piace fare è portare i suoi figli al museo. Di recente, li ha portati al Museo di Storia Naturale di New York. All’entrata principale del museo c’è l’iconica scultura di Teddy Roosevelt seduto con una mano sul cavallo, audace, forte. Alla sua sinistra, c’è un nativo americano che cammina. Alla sua destra, c’è un afroamericano che cammina.

Ma perché alcuni devono camminare? Qual è l’impatto di sculture come queste nei musei? Qual è l’impatto di questo tipo di dipinti su i più vulnerabili della nostra società, che vedono tutte le volte questo tipo di rappresentazione di sé stessi? Non sono, anche queste, forme di razzismo?

Voglio fare dei dipinti, voglio fare delle sculture che siano oneste, che lottino con le battaglie del passato, ma parlino alla diversità e i progressi del nostro presente. Non possiamo farlo prendendo una gomma e liberandoci delle cose. Non funzionerebbe di sicuro. Penso invece che dovremmo farlo nel modo in cui lo fa la Costituzione Americana. Quando c’è una situazione per cui si vuole cambiare una legge nella Costituzione Americana, non si cancella la precedente. Inseriamo un emendamento, qualcosa che dice: “Qui è dove eravamo prima, ma qui è dove siamo ora.” Io penso che se riuscissimo a farlo, questo ci aiuterebbe a capire qualcosa in più su dove vogliamo andare.

Kara Walker

Kara Walker è un’artista afroamericana tra le più conosciute nel panorama dell’arte contemporanea per la sua arte socialmente impegnata a combattere stereotipi razzisti. Nata nel 1969 in California, Kara Walker si trasferisce da adolescente insieme alla famiglia in Georgia, imparando ben presto a combattere contro il dilagante razzismo del luogo.

Silhouette

L’artista narra le sue storie con diversi media. Dai collage su vari supporti (dal muro alla tela) alle installazioni, dai disegni alle tempere, dalle miniature di piccole e grandi dimensioni, dai video alle scenografie, dai wall drawing alle proiezioni delle lanterne magiche, dalle marionette alle ombre cinetiche.

Utilizzando la modalità dei racconti popolari e rifacendosi ai romanzi storici sulla schiavitù, la Walker elabora gli stereotipi attraverso i quali i bianchi usavano rappresentare gli schiavi alla fine del XIX secolo. Si serve quindi della stessa retorica bianca, ma rovesciandone il significato intrinseco ed evocando storie parallele a quella ufficiale.

Compaiono così nelle sue opere, in un ambiente apparentemente bucolico, scene di sesso, torture ed esecuzioni, figure di vittime, di carnefici, sagome di violentatori, figure sofferenti, taglienti, persino ironiche che sembrano danzare in un teatro grottesco.

#BlackLivesMatter

Il 28 Agosto 1963, al termine di una grandissima marcia di protesta a Washington contro il razzismo, Martin Luther King disse:

Non ci sarà in America né riposo né tranquillità fino a quando ai neri non saranno concessi i loro diritti di cittadini. I turbini della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta della nostra nazione fino a quando non sarà sorto il giorno luminoso della giustizia.

A distanza di più di 50 anni, ci sono ancora in tutto il mondo persone che vengono uccise ingiustamente. L’integrazione totale è ancora lontana, ma sembra che finalmente qualcosa si stia muovendo per il verso giusto, cosicché il dream di Martin Luther King non sia più solo un sogno, ma la realtà di ogni giorno. #BlackLivesMatter, ricordiamolo a tutti e a noi stessi.