Tutti noi siamo ben informati circa l’avventura spaziale di Armstrong, Collins e Aldrin; si tratta di nomi che ci suonano familiari, come quello di Jurij Gagarin. Questi uomini sono conosciuti per essere stati i primi a compiere grandi imprese, come lo sbarco sulla Luna e il primo viaggio nello spazio. Americani o russi, hanno però tutti un tratto comune: l’essere uomini. Nella storia, infatti, purtroppo spesso viene dato poco spazio ai primati delle donne astronaute. Quando è iniziata, dunque, l’avventura femminile nello spazio?

A dire la verità, il primo essere vivente ad andare nello spazio era di sesso femminile: si tratta della famosa cagnolina Laika, entrata in orbita a bordo del satellite Sputnik 2 nel 1957 (e mai più tornata). Dopo il primato dell’uomo nello spazio, conseguito con Gagarin nel 1961, l’URSS si impegnò per inviare anche la prima donna. Raggiunse il suo obiettivo nel 1963, quando Valentina Tereškova compì quarantotto giri intorno alla terra, volando in totale per circa 1,97 milioni di chilometri. La Tereškova, che detiene anche il primato di unica donna ad aver compiuto un volo spaziale in solitaria, trascorse nello spazio quasi tre giorni a bordo della navicella Vostok 6. Non si trattò affatto di una missione semplice, perché intorno al trentesimo giro ci si accorse che, a causa di alcuni problemi, la navicella tendeva a sfuggire all’attrazione terrestre, rischiando di perdersi nello spazio. I problemi furono sistemati da Terra, e la navicella poté ritornare a seguire l’orbita corretta.

Le incombenze, però, non erano finite. Nel 2007 infatti Tereškova ha rivelato alcuni drammatici retroscena dell’atterraggio, fino ad allora tenuti nascosti dal governo russo.  Le navicelle Vostok non erano in grado di assicurare la sopravvivenza dei cosmonauti al momento dell’impatto con la superficie terrestre, perciò Valentina venne lanciata fuori da una carica esplosiva. Questo era il motivo per cui era necessaria un’esperta paracadutista: tuttavia, dopo tre giorni passati a subire fortissime pressioni, l’astronauta temeva di non riuscire a sopravvivere all’atterraggio a causa della debolezza fisica. La donna fu in grado di precipitare nella posizione corretta, ma nell’impatto sbatté la faccia contro il casco e si provocò un livido sul naso. Le sue condizioni erano così difficili che fu subito ricoverata in ospedale. In seguito, il governo sovietico volle filmare nuovamente la scena: i filmati ufficiali che ritraggono il momento dell’atterraggio della navicella sono dunque falsi.

Per l’URSS, infatti, la missione spaziale della Tereškova costituiva un vero e proprio punto d’onore. La competizione con gli Stati Uniti era alle stelle. Qualche decennio dopo, è ancora una volta una russa a compiere la prima “passeggiata spaziale”, ovvero un’attività extra-veicolare che allora prevedeva innanzitutto di testare la resistenza degli indumenti pressurizzati e le reazioni degli astronauti nel vuoto. La prima passeggiata era stata condotta nel 1965 dal cosmonauta sovietico Alexei Leonov. Il 25 luglio del 1984, l’astronauta Svetlana Savitskaya fu la prima donna a ripetere quest’azione, insieme con un altro membro dell’equipaggio, Vladimir Dzhanibekov. Nel corso della missione, durata circa tre ore e mezzo, fu testato un cannone di elettroni ideato dagli scienziati sovietici. Qualche giorno dopo, il 29 luglio, l’equipaggio fece ritorno sulla Terra a bordo della navicella Soyuz T-12.

La prima passeggiata spaziale tutta al femminile, però, si è svolta solo recentemente. Il 18 ottobre 2019 le astronaute Christina Koch e Jessica Meir, in orbita presso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), sono uscite nello spazio aperto per riparare un’unità di ricarica delle batterie al litio che non si è attivata come previsto. Per la Koch era la quarta spacewalk mentre per la Meir è stata la prima. A marzo 2019 aveva già avuto luogo un altro tentativo di passeggiata spaziale femminile, ma la mancanza di tute adatte al corpo femminile delle astronaute non ne aveva permesso lo svolgimento. Sui social si era scatenata l’ironia circa questo problema tecnico, ma bisogna ricordare che le tute spaziali non sono di facile produzione. Sulla Stazione Spaziale erano presenti due tute di taglia media, ma solo una era abilitata (lavoro che richiede diverse ore) alle passeggiate spaziali.

Nel passato le donne avevano molte difficoltà a partecipare alle missioni spaziali: uno dei pregiudizi in merito, usato come argomento contro la partecipazione femminile, era il fatto che le donne avessero il ciclo mestruale, certo piuttosto scomodo da gestire in orbita. Ad oggi però, fortunatamente, il numero delle donne astronaute è in aumento, tanto che qualunque italiano conosce il nome di Samantha Cristoforetti, che nel 2014 è stata la prima donna italiana a partecipare a una missione nello spazio.

Il prossimo step è previsto per il 2028: si tratta del nuovo viaggio sulla Luna organizzato dalla NASA. Secondo le dichiarazioni rilasciate da Jim Brindestine, amministratore delegato dell’Ente Nazionale per le attività Spaziali e Aeronautiche, il prossimo astronauta a mettere piede sulla luna potrebbe essere proprio una donna. Attendiamo con lo sguardo rivolto al cielo.

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