L’amore ha una data di scadenza? Se sì, dove sta scritta?

Quando finisce un amore…” canta Cocciante in una delle canzoni più intime che siano mai state scritte. Quando finisce un amore… sicuramente, stiamo molto male. Sì, ma quando finisce? Cosa ne determina la durata? C’è forse una durata “giusta”, o una durata “massima”, oltre la quale, un amore scade? L’amore ha una data di scadenza?

Lou Salomé, che abbiamo imparato a conoscere nello scorso articolo, continua a chiedersi nel suo scritto: quanto dura un amore? Perché finisce?

Proprio nello scorso articolo abbiamo parlato di ciò che Salomé considera essenziale in un rapporto erotico, esponendo i meccanismi che, secondo la filosofa, ne sono alla base. Tre punti fondamentali: sapersi creare un mondo a parte, idealizzarsi, fuggire dal quotidiano. Ma allora, se questi elementi combinati garantiscono un erotismo di una certa intensità, qual è la prospettiva della loro durata?

Era proprio questa la domanda su cui ci eravamo lasciati.

amore

La risposta è che non c’è garanzia di durata. In alcune situazioni, l’intensità garantisce un amore duraturo; in altre, al contrario, fa sì che la passione si consumi rapidamente. C’è anche da tenere in considerazione un altro fattore: in amore, l’intermittenza è naturale. È normale che ci siano peridi migliori o più affiatati e periodi “no”.

Come reagire? Aspettando che passino (e sperando che passino). Forzare le cose, non è comunque mai la soluzione. Tutto ciò che possiamo fare è limitare il più possibile i malintesi, che in amore, si sa, non fanno mai bene.

L’amore, proprio perché vive nel suo mondo idealizzato, si troverà, inevitabilmente, a scontrarsi con il mondo reale, prima o poi. È allora che dobbiamo saper convertire l’amore in uno stimolo, in un tramite di unione con la vita. Se troviamo nell’altro qualcosa per cui valga la pena vivere il mondo, vuol dire che il mondo recherà la sua impronta. E ci sembrerà meno terribile. Scrive Salomé:

L’amore più perfetto sarà sempre quello che riesce nella conquista della vita nel modo più completo […], finché una persona vive ogni cosa attraverso la mediazione dell’altra, finché i due sono in grado di essersi tutto.

Probabilmente Salomé legge le opere del primo Nietzsche, da cui prende l’idea secondo cui guardare il mondo direttamente è troppo doloroso. Se Nietzsche trovava questa mediazione nell’arte, Salomé la individua nell’amore. Amore che non deve essere un limite ma, al contrario, una spinta verso il mondo. “Perché, se ti amo, quando guardo il mondo, ci vedo dentro un po’ di te.”

A patto che tu sappia restare autenticamente te stesso: è fondamentale non cambiare artificialmente il proprio essere per adattarsi all’altro:

Solo chi rimane se stesso si presta alla lunga a venire amato, perché solo così, nella sua pienezza vitale, può simbolizzare per l’altro la vita.

Non dobbiamo innestarci sull’altro come fossimo dei parassiti: dobbiamo affondare le nostre radici nel terreno, così da diventare un mondo per l’altro. Essere semplicemente due metà, alla lunga, è deleterio. L’unità non deve diventare mutilazione.

È la paura di essere limitati che, sempre più spesso, ci impedisce di costruire relazioni durature. In passato le relazioni e la fedeltà che ne derivava erano legate ad altri fattori. Noi, oggi, siamo consapevoli del potenziale che si cela in una relazione amorosa davvero vissuta, e facciamo bene a esigere dalla nostra vita una relazione che abbia questa esplosività dirompente.

Detto ciò, non è sbagliato, secondo Salomé, vivere relazioni passionali “senza impegno”. Quella di Salomé non è una moralistica condanna della passione fisica fine a se stessa: la sua opera andrebbe piuttosto letta come un invito a pretendere di trovare un amore completo, perché solo quello saprà davvero appagarci e farci sentire infiniti, pronti a scoprire il mondo e a vederlo ogni giorno negli occhi dell’Altro. Senza dimenticare mai di restare noi stessi: è questo l’unico modo che ci consente di costruire un amore autentico.

Ovunque dove ci si ama, l’uno sfiora solo l’altro, lasciandolo poi a se stesso.


FONTI
Lou Andreas Salomé, Riflessioni sull’amore, Mimesis Edizioni, Milano 2013