In principio c’erano gli sguardi. L’attrazione era silenziosa, quasi celata ad occhi indiscreti ma celebrata dai trovatori. Si parlava di amor cortese, come avrebbe suggerito secoli dopo il critico francese Gaston Paris. Un sentimento basato su corteggiamenti eroici e totalizzanti, che riempivano le liriche e i romanzi di varie corti. Due i tessitori di questa trama genuina ma insoddisfacente: da un lato una dama, adultera e sensuale, a cui si sottomette completamente l’umile e inferiore amante, sempre teso tra mancato appagamento e devozione. Paradigmatico in tal senso è il rapporto, tratto dal ciclo arturiano, tra Lancillotto e Ginevra, un’amalgama perfetta tra il guerriero carismatico, forte e coraggioso e la bellissima regina di Camelot.

“[…] Ma non lo dico a tale intendimento,
perch’io peccato ci volesse fare;
se non veder lo suo bel portamento

e lo bel viso e ’l morbido sguardare:
ché lo mi teria in gran consolamento,
veggendo la mia donna in ghiora stare.”

Jacopo Lentini, Io m’aggio posto in core a Dio servire

Una forma d’amore che ha gettato le basi per l’approccio angelicato all’amore e alle donne dello stilnovismo.
Tutti ricordiamo senza dubbio il solo saluto di Beatrice – riportato da Dante Alighieri in un celebre sonetto de La Vita Nova – che paralizza le lingue e lo sguardo di chi ne incrocia il cammino. Tutti conosciamo il potere delle donne cantate nei versi dell’epoca. Amori puri e solitari, platonici e passivi, che nobilitavano l’uomo e lo sublimavano fino all’incontro divino.
Quegli sguardi delle corti provenzali hanno continuato nei secoli ad essere catalizzatori di letteratura a tema amoroso, dando origine a liriche proverbiali e indimenticabili.
Non è un caso che una delle poesie più famose di Giacomo Leopardi, A Silvia, parta proprio da uno sguardo del solitario poeta a una ragazzina, Teresa Fattorini, figlia del cocchiere di casa Leopardi. Non sembra fortuita neanche la scelta di Eugenio Montale di riferirsi, in uno dei suoi canti più celebri, alla sua Drusilla Tanzi con un pieno accenno ai suoi occhi nascosti da lenti spessissime.

“[…] Ho affrontato innumerevoli situazioni accanto a te,
non tanto perché insieme eravamo più forti.
Le ho affrontate con te perché sapevo che tra noi due
l’unica persona con una buona “vista”,
sebbene tu fossi molto miope, eri tu.”

Eugenio Montale, Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

Amori epistolariDalla poesia degli sguardi agli amori epistolari

Sebbene le origini e le evoluzioni della lettura ci raccontino di amori solitari prevalentemente in poesia, nei secoli la penna dei letterati è mutata, riportando anche su lettera le passioni concretamente vissute e i sentimenti provati. Pensate ad esempio alle Lettere a Milena, romanzo epistolare che raccoglie i numerosi scritti d’amore che lo scrittore ceco Franz Kafka inviava alla sua traduttrice Milena Jesenkà. Leggete lo straordinario scambio tra due mostri sacri della nostra letteratura come Elsa Morante e Alberto Moravia, in Quando Verrai Sarò Quasi Felice. Bruciate dell’amore feroce e carnale dei due poli opposti Sibilla Aleramo e Dino Campana, che vi guideranno in Un viaggio chiamato amore. E, senza andare troppo indietro nel tempo, perdetevi in uno dei più bei romanzi epistolari del nostro tempo, Che tu sia per me il coltello di David Grossman.

Ma oggi, chi si scambia più lettere? Chi scrive più d’amore? Al tempo di Tinder, dell’iperconnessione col mondo circostante e delle comunicazioni veloci, chi si prende più la briga di rispettare le attese che l’epistolare porta con sé?
In realtà la poesia non è mai morta, ma si è solo trasformata. Vari possono essere infatti i compromessi per chi, senza perdere d’occhio la modernità, cerca ancora il piacere e le tempistiche delle lettere. Gli Store dei nostri telefoni ci offrono ad esempio Slowly, un’applicazione che ha lo scopo di spedire lettere digitali ai vari utenti iscritti alla piattaforma nel mondo. Come in ogni rapporto epistolare che si rispetti, le lettere non hanno la velocità della chat, ma vengono spedite con tempistiche strettamente connesse alla distanza geografica tra i due scrittori.

“Le ho mai raccontato del vento del Nord” di Daniel Glattauer

In Le ho mai raccontato del vento del Nord, Daniel Glattauer riporta invece la dimensione del rapporto epistolare a quello via mail, in una sorta di C’è Posta per te (film del 1998 con Tom Hanks e Meg Ryan) letterario.

“Nelle e-mail che le scrivo posso essere la vera Emmi, che altrimenti non sono. Nella “vita reale”, se vuoi riuscire, se vuoi resistere a lungo, devi sempre arrivare a un compromesso con la tua emotività: QUI niente reazione esagerata! QUESTO lo devo accettare! QUI devo mostrarmi superiore! – Adegui continuamente i sentimenti all’ambiente circostante, hai riguardo per gli affetti, ti infili nel centinaio di piccoli ruoli quotidiani, fai l’equilibrista, ragioni, soppesi, il tutto per evitare di danneggiare la struttura portante, dal momento che ne sei parte integrante. Con lei, caro Leo, non ho paura di comportami in modo spontaneo, per come sono davvero. Non sto a pensare che cosa si aspetta o non si aspetta da me. Le scrivo liberamente, nient’altro.”

Proprio come in questo film di oltre due decadi fa, due perfetti sconosciuti si incontrano e incrociano profondamente le loro vite per colpa di una mail inviata per errore ad un indirizzo non corretto. Una lettera che per colpa di una e di troppo sguscia via dalla sua busta e si getta a capofitto in una casella e-mail inattesa: sarà proprio questo trigger ad accendere a mò di domino una corrispondenza virtuale sempre più profonda e intrigante.
Ci si può innamorare di qualcuno solo attraverso le parole centellinate che ci dedica nei suoi messaggi? È possibile provare qualcosa appoggiando i nostri occhi su uno schermo e non su quelli di qualcuno? Come si può accendere il nostro muscolo cardiaco semplicemente con un motore letterario, plasmato alla modernità virtuale delle mail?
Leo Leike ed Emmi Rothner provano a rispondere a questi quesiti coinvolgendo in modo appassionato il lettore nel loro innamoramento.

Amori solitariLui è un professore di psicolinguistica, descritto in maniera quasi estremamente stereotipica: intelligente, intellettuale, decisamente serioso, razionale e quasi fin troppo assoggettato al rigore in alcune occasioni. È succube di una relazione ormai al capolinea da troppo tempo e che si trascina solo per appagamento erotico. Come se fosse vittima di uno scherzo del destino, la relazione tra emozioni e mail è il suo attuale campo di studio.
Lei è invece una giovane donna incastrata in una vita ricolma di abitudine e stabilità. Moglie per amore e madre giudiziosa e irreprensibile, è costretta a sopire la sua fame di vita e la sua essenza frizzante per lasciare spazio a una tranquilla quotidianità.

Dopo il primo messaggio scambiato per errore tra i due, Leo ed Emmi si immergono in apnea in un’amicizia destinata a crescere velocemente e a ramificarsi anche dal virtuale al reale. Non sussiste alcuna narrazione o descrizione di eventi; Glattauer ci regala una posizione privilegiata e ci fa assistere a uno scambio che sembra essere stato scritto di nostro pugno. È incredibile quanto un rapporto così vicino alla quotidianità di ognuno di noi possa acutizzare le emozioni provate nella lettura. Leo ed Emmi soffrono, provano euforia, si nutrono di polvere di desiderio. Lo stesso lettore empatizza con ciò che i due protagonisti provano, finendo per sentire proiettati su di sé i loro vissuti.
La mail, versione rapida e moderna delle lettere di un tempo, diventa specchio reciproco per i due amici/amanti, mezzo di scoperta e di nuova conoscenza interiore. Le parole sono strumenti efficaci per scavare in se stessi e rimuovere le barriere razionali e le paure del cambiamento.
Il virtuale cresce infatti a tal punto che, mentre la vita continua a scorrere con le sue impellenti richieste, il rapporto si trova a un bivio fortissimo: ci si può incontrare nella vita reale dopo scambi continui di parole? Si può rompere la finestra per entrare prepotentemente in una stanza che si è solo osservata da lontano?

“Lei è come una seconda voce dentro di me che mi accompagna durante la giornata. Ha trasformato il monologo interiore in dialogo. Arricchisce la mia vita interiore. Mette in discussione, insiste, parodia, entra in conflitto con me.”

Emmi e Leo non si vedono e non si conoscono di persona per l’intero romanzo, eppure l’innovativo meccanismo epistolare che si instaura tra loro permette ai due di guardarsi così nel profondo da dimostrare che anche al buio e nella rete di Internet, negli anni duemila è possibile trovare spazio per la poesia.

“Amori Solitari” di Morgane Ortin

Amori EpistolariSe volete però immergervi in un rapporto epistolare che sia molto vicino alla vostra quotidianità, Amori Solitari di Morgane Ortin è quello che fa per voi.

Vi è mai capitato di emozionarvi scrivendo o ricevendo un messaggio appassionato? Avete mai avuto il battito accelerato leggendo ciò che qualcuno vi aveva appena inviato? Avete mai premuto i tasti del vostro smartphone per salvare per sempre tra le immagini una frase speciale a voi dedicata? Se avete risposto a queste domande, tra le pagine di questo libro potrete sicuramente trovare un pezzettino di voi stessi.
Il romanzo è infatti il frutto di un progetto di contestazione da parte dell’autrice, che ha voluto mostrare concretamente come tra le nuove generazioni si muovano ancora parole d’amore attraverso i messaggi.

 

“Non so perché mi viene in mente proprio adesso, ma penso che dovremmo raccogliere da qualche parte tutti i nostri messaggi, oltre che sul cellulare dico, perché non vadano persi. Sono troppo preziosi.”

Dopo aver concluso gli studi letterari, la francese Morgane Ortin ha creato un account Instagram (il cui nickname darà poi il nome al libro) in cui ha raccolto conversazioni decisamente intime e profonde di coppie. L’idea è nata in maniera molto naturale dopo un’esperienza personale: una storia d’amore folle ha acceso il suo cuore qualche anno fa e, di conseguenza, ha infiammato il suo telefono con messaggi intimi, ricordi preziosi che inizialmente salvava come screenshot. Col tempo quelle memorie sono defluite in un ambiente personale e condiviso al tempo stesso, una sorta di rifugio telematico aperto alla partecipazione di innamorati solitari.
La pubblicazione online di materiale anonimo non è casuale, ma ha lo scopo di contestare due linee di pensiero molto forti attualmente: da un lato, si crede appunto che con l’avvento del mondo moderno la scrittura e la tendenza poetica si stiano estinguendo, soppiantante dalla rapidità delle nostre comunicazioni. Secondariamente, la Ortin vuole dimostrare che è possibile superare il tabù dei sentimenti. Molto spesso tendiamo infatti a disprezzare l’eccessivo romanticismo, a provare quasi imbarazzo nell’esprimere noi stessi, preferendo l’aderenza al motto “In amore vince chi fugge“.

“Prima di conoscerti mi sembrava di andare continuamente a sbattere contro un muro. Quando sei arrivata, è stato come se avessi spalancato tutte le finestre, tutte le porte, l’aria ha invaso il corridoio infinito in cui ero intrappolato e ho finalmente ricominciato a respirare e rivisto il cielo in lontananza. Ecco come mi fai sentire.”

Fra tutte le parole ricevute e pubblicate, la scrittrice ha deciso di selezionare 278 messaggi che hanno composto la storia d’amore completa pubblicata da Tre60. Il materiale avrebbe potuto originare migliaia di storie differenti, ognuna reale e basata su comunicazioni realmente avvenute. Storie semplici, che sembrano le cornici degli amori dei millennials di oggi o una sorta di zoom speciale nelle nostre conversazioni su Whatsapp. La stessa grafica ci rimanda allo scambio di messaggi che compiamo ogni giorno sull’autobus, per strada o a lavoro.
Non manca persino il ghosting, quel meccanismo doloroso e imprevedibile per cui si visualizza e non risponde, anche temporaneamente, durante un periodo di conoscenza e di relazione.

In entrambe le opere il risultato può essere considerato una sorta di manifesto generazionale, che ci ricorda come ognuno di noi possa essere poeta anche solo con uno smartphone. Tra le mani dei millennials quest’oggetto può dunque essere lo strumento per propagare in modo innovativo la tradizione epistolare.

FONTI

Jacopo Lentini, Io m’aggio posto in core a Dio servire

Eugenio Montale, Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

Morgane Ortin, Amori Solitari, Tre60, 2019

Franz Kafka, Lettere a Milena, Mondadori, 1999

Dino Campana e Sibilla Aleramo, Un viaggio chiamato amore – Lettere 1916-1918, Feltrinelli, 2000

Alberto Moravia, Quando Verrai Sarò Quasi Felice, Bompiani, 2016

David Grossman, Che Tu sia per me il Coltello, Mondadori, 2008

Daniel Glattauer, Le ho mai raccontato del vento del Nord, Feltrinelli, 2010

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