Al mondo ci sono più maschi o femmine? Domanda apparentemente semplice, eppure non è così facile rispondere. Uomini e donne, infatti, sono distribuiti molto diversamente nel mondo. Nella maggior parte dei paesi, però, il numero delle donne è più elevato, perché queste tendono a vivere più a lungo per ragioni biologiche, sociali e culturali. Ad esempio, le donne tendono a prendersi maggiormente cura di se stesse e a svolgere lavori meno pesanti degli uomini, che al contrario sono tendenzialmente più propensi all’abuso di alcool e tabacco e più a rischio di incidenti stradali.

Tuttavia, alla nascita il rapporto tra maschi e femmine non è del 50 %, ma risulta sbilanciato a favore dei bambini. Nascono infatti circa 104-106 maschi ogni 100 femmine. Non si conosce il motivo esatto di questo squilibrio, ma è probabilmente dovuto al fatto che i bambini sono più propensi a sviluppare malattie genetiche, mentre le bambine, avendo due cromosomi identici (XX), possono essere portatrici sane e vivere così senza che alcun sintomo si presenti.

Indagando i dati sulla sex ratio, cioè il rapporto tra il numero di maschi e il numero di femmine di una popolazione, al momento della nascita la proporzione dovrebbe risultare sempre intorno ai 104-106 maschi ogni 100 femmine. Quando non è così, c’è sempre un motivo, che va ricercato per capire se si tratta di un puro meccanismo biologico di adattamento oppure di qualcosa di ben più grave, come un fattore culturale o sociale che ha determinato la preferenza verso un genere, procedendo così all’eliminazione fisica dei membri del sesso opposto. È questo il caso dell’India, dove la sex ratio, nel 2020, è di 108,176 maschi ogni 100 femmine. Si potrebbe pensare che la sproporzione non sia eccessiva, ma la realtà che emerge da questi dati è spaventosa: sarebbero 63 milioni le “donne mancanti” in India, ovvero quelle bambine e ragazze che dovrebbero esserci ma non ci sono.

Le cause di questa assenza sono numerose, tutte legate alla evidente preferenza delle famiglie verso i figli maschi. Un bambino diventerà un adulto in grado di lavorare, prendersi cura dei genitori ed ereditare il patrimonio, ma soprattutto rimarrà sempre parte della famiglia. Una bambina, invece, sarà soltanto un costo: non lavorerà e dovrà sposarsi ancora giovane per andare a far parte di un’altra famiglia.  Inoltre le ragazze, per potersi sposare, necessitano di una dote, tradizione indiana resa illegale dal governo nel 1961, ma purtroppo ancora largamente praticata. Riassumendo: se nasce un maschio si fa festa, perché è una fonte di ricchezza, se nasce una bambina, specialmente se è l’ultima di una serie di figlie femmine, non si festeggia e anzi ci si dispera, perché è solo una spesa inutile per la famiglia.

Quali sono le conseguenze di questo modus pensandi? Alle bambine vengono date meno attenzioni rispetto ai maschi: spesso sono malnutrite e mancano delle cure necessarie (tra le quali le vaccinazioni). Il risultato è che ogni anno, in India, circa 239.000 bambine fino ai cinque anni muoiono per mancanza di cure mediche o per cause evitabili. Vengono trattate con disparità rispetto ai loro fratelli maschi e una volta adulte sono spesso considerate esclusiva proprietà del marito. Inoltre, una donna single è socialmente inaccettabile in India. Per tutte queste ragioni le famiglie continuano ad avere bambini finché non arriva il tanto agognato figlio maschio. La famiglia ideale, in India, è quella composta da due figli maschi e una femmina. Ma il sesso del nascituro non si crea a comando, e ciononostante spesso le donne sono colpevolizzate se non hanno un maschio.

Per questo si è ampiamente diffusa la pratica dell’aborto selettivo, ovvero l’eliminazione del feto, esclusivamente se di sesso femminile. Per frenare il ricorso a questo metodo di eliminazione delle figlie indesiderate, diventato comunissimo a partire dagli anni Settanta, nel 1994 il governo ha reso illegale la possibilità di determinare il sesso del nascituro con metodi quali l’amniocentesi. Ciononostante, spesso gli stessi medici o infermieri, dietro pagamento, informano le famiglie segretamente; anche nelle zone più povere non è arduo riuscire a conoscere il sesso del feto tramite varie tecniche, in primis l’ecografia. Pur con tutti i tentativi per combatterlo, ad oggi non è raro che una donna indiana ricorra all’aborto selettivo.

L’eliminazione delle bambine può avvenire, però, anche immediatamente dopo la nascita, tramite soffocamento o annegamento. Questa pratica è una tradizione storica in molte culture, tra le quali quella indiana; purtroppo è ancora diffusa, specialmente nelle zone rurali e nel Nord del paese. Si tratta, secondo la legge attuale, di un vero e proprio crimine, a differenza dell’aborto, che in India si può eseguire fino alla ventesima settimana e quindi ha per le madri un peso psicologico nettamente inferiore rispetto all’uccisione della neonata. Nonostante ciò, lo scopo dell’infanticidio femminile e dell’aborto selettivo è il medesimo: evitare la nascita di una figlia femmina.

L’ex Primo ministro indiano Manmohan Singh ha descritto questa situazione come una “vergogna nazionale”. Tuttavia, i governi che si sono susseguiti sono stati duramente criticati da diversi gruppi contrari alla selezione delle bambine, che hanno affermato che non è mai stato fatto abbastanza per frenare questa situazione. Anche se una bambina non viene eliminata, infatti, non avrà vita facile: se l’alfabetizzazione femminile è migliorata negli ultimi decenni, le bambine hanno spesso un tasso di istruzione molto più basso rispetto ai coetanei maschi ed entrano a far parte del mercato matrimoniale molto giovani, non appena i genitori sono in grado di pagare una dote adeguata. Dopodiché, saranno sottomesse non solo al marito, ma alla sua intera famiglia. La suocera è una figura decisamente negativa per molte giovani spose, lontane dai propri famigliari, sole, inoltre criticate e insultate dalle suocere se non riescono a generare figli maschi.

La realtà indiana è particolarmente tragica perché non sembra stia migliorando. Mentre nelle altre nazioni dove è presente un surplus di maschi la situazione sta gradualmente ritornando alla norma, in India, specialmente nel Nord del paese, non è così. Molte sono le donne istruite appartenenti alla classe media che ricadono nei medesimi meccanismi propri della società patriarcale. Anche nella ricca area di New Delhi, le donne sentono la pressione di dover avere un figlio maschio.

Purtroppo, sembra che saranno ancora molte le bambine che mancheranno all’appello nei prossimi anni. Lo psicologo Robert Epstein ha infatti affermato che l’aumento degli uomini rispetto alle donne non farà altro che rendere la società più conservativa e scarsamente incline a un empowerment femminile, dove le violenze ai danni delle donne diventeranno ancora più frequenti. È davvero questo il futuro della società indiana?