9 Novembre 1989: il funzionario Günter Schabowski risponde alla domanda del giornalista italiano Riccardo Ehrman riguardo le norme per i viaggi all’estero dalla Repubblica Democratica Tedesca e dichiara sospese le restrizioni di viaggio per i residenti di Berlino Est. Schabowski sembra non rendersi conto di aver appena dato la prima picconata al muro che per 28 anni aveva diviso il mondo in due. Gli abitanti della Berlino Est si riversano nelle strade, affollando i check-point; a migliaia attraversano i varchi camminando attraverso quella che fino a poche ore prima era “la striscia della morte”.

Con il muro cadeva l’Unione Sovietica. Si parlerà di trionfo dell’Occidente, di fine della storia. In due anni del muro non resteranno che macerie, niente fili spinati, torrette di controllo, check-point. Il simbolo dell’ordine sul quale si reggeva il mondo dal 1961 crolla.

Murales dell’East Side Gallery, il bacio tra Leonid Il’ič Brežnev e Erich Honecker.

Svjatlana Aleksievič pubblica nel 2014 Tempo di seconda mano. La vita in Russia dopo il crollo del comunismo: una raccolta di interviste e storie di testimoni che hanno vissuto il crollo del muro. Un libro che ha origine dall’evento che ha segnato la conclusione di un’epoca ma il cui filo conduttore risiede profondamente nelle vite delle donne e degli uomini che con la caduta del muro hanno vissuto la caduta del regime sovietico.

Nell’introduzione l’autrice si rifà al termine Homo Sovieticus, parola d’autore in pseudo latino coniata dal saggista e sociologo sovietico Aleksandr Aleksandrovič Zinov’ev. Con questa parola Zinov’ev vuole descrivere in modo ironico e critico la persona media abitante dell’URSS e dei paesi del blocco socialista. La stessa autrice si riconosce in questa categoria, caratterizzata da un lessico proprio e da una precisa concezione del bene e del male, degli eroi e dei martiri. Il titolo del libro nella traduzione spagnola, El fin del “Homo Sovieticus”, si rifà proprio al cambiamento affrontato dal popolo russo negli anni successivi alla caduta del regime.

Nell’introduzione, l’autrice spiega le ragioni della sua ricerca: il bisogno di ripercorrere un passato doloroso per mettere a nudo le contraddizioni del presente. Uno dei temi ricorrenti è la libertà. C’è infatti chi rimpiange la comoda verità assoluta della Pravda grazie alla quale era facile avere le idee chiare. Ubriachi della nuova desiderata libertà i protagonisti si sorprendono della ostilità di un mondo dove alla dittatura del partito si è sostituita la dittatura del mercato. Emerge così una Russia che cambia e che al tempo stesso odia il proprio cambiamento.

L’autrice si concentra su quegli uomini e donne che avevano visto nel crollo dell’Unione Sovietica la conclusione di un’epoca di sofferenza e povertà. La conquista della tanto attesa libertà si scontra con la durezza del libero mercato. I testimoni che raccontano la gioia della caduta del regime ed i sogni di una Russia democratica sono gli stessi che soffrono le devastanti conseguenze dell’ingresso a gamba tesa del mercato concorrenziale nella fragile economia.

Tempo di seconda mano è un racconto corale non facile da affrontare, che avvicina il lettore alla parte più umana della storia. La profonda umanità e l’attenzione riservata all’emozione ed alla sofferenza dei protagonisti con cui l’autrice affronta il complesso contesto della Russia degli anni Novanta fanno di questa raccolta di testimonianze qualcosa di simile ad una novella collettiva. Le interviste sono trascritte in forma di monologo e gli interventi della scrittrice sono circoscritti e limitati in modo da non interferire con la narrazione degli eventi, che vengono così sempre presentati in un contesto familiare.

L’autrice, vincitrice del Nobel per la letteratura nel 2015.

E’ questa attenzione che fa di Tempo di seconda mano una importante testimonianza. L’interesse dell’autrice supera il politico, va oltre i fatti; la storia fa da sfondo alle domande poste, che non vertono sulla Russia del socialismo reale ma

Sull’amore, la gelosia, l’infanzia, la vecchiaia. Sulla musica, i balli, le pettinature… Sui mille e mille dettagli di una vita che non c’è più. È il solo modo per costringere la catastrofe nell’ambito delle cose familiari e cercare di raccontare, di capire qualcosa […]

La storia è interessata solo ai fatti, e le emozioni ne restano escluse. Non hanno accesso alla grande storia.

La lettura di questo libro ricorda inevitabilmente il film Goodbye, Lenin! La cui protagonista è Christiane, una donna che aveva creduto profondamente nel sogno marxista-leninista e che, entrata in coma prima della caduta del muro, si risveglia nella Germania unificata. La complessità della conclusione di un’epoca è presentata attraverso le storie individuali e familiari di chi l’ha vissuta. Un mosaico di punti di vista prezioso che affronta i temi caldi della memoria collettiva post sovietica.

 

FONTI

Svjatlana Aleksievič, Tempo di seconda mano. La vita in Russia dopo il crollo del comunismo, Bompiani, 2014.