Christian Dior è stato uno degli stilisti e imprenditori francesi più importanti dell’alta moda. Prima di diventare un couturier di fama mondiale, grazie al consiglio della sua famiglia, decise di iscriversi presso l’istituto di Scienze politiche senza però portare a termine il suo percorso di studi. In seguito l’abbandono scolastico il padre decise di aiutarlo economicamente e, con questo contributo, Dior riuscì ad aprire una galleria d’arte che purtroppo negli anni seguenti si trovò costretto a chiudere inseguito al fallimento della ditta famigliare.

Dopo la chiusura della sua attività, Dior iniziò a collaborare con Robert Piguet e verso la fine degli anni Trenta con Lucien Lelong; in questo periodo iniziò ad avvicinarsi al mondo del haute couture diventando in brevissimo tempo un grande stilista.

L’ingresso di Christian Dior nella moda si colloca in un periodo storico molto complicato, ovvero, durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1940, infatti, la Francia risultò divisa in due zone d’occupazione e lo stilista si trovò dalla parte non occupata dai tedeschi.

 

La moda, nonostante lo scenario storico-politico molto difficile, riuscì a riorganizzarsi e anche Christian trovò la sua strada che gli permise di aprire a metà degli anni quaranta il suo primo atelier a Parigi. Ad aiutarlo da un punto di vista economico fu il più importante industriale cotoniero, Marcel Boussac. L’imprenditore aveva compreso e valutato che quello era il momento migliore per investire in questo settore, e i guadagni fatti con la vendita del cotone davano ottime possibilità di rilancio dell’impresa di Dior. Questa relazione lavorativa rivoluzionò la moda dell’epoca e il couturier sfruttò nel migliore dei modi l’opportunità data creando uno stile originale.

La Seconda Guerra Mondiale causò cambiamenti anche per quanto riguarda i ruoli sociali, infatti, a partire dagli anni Quaranta fino alla fine del conflitto le donne si occupavano della casa ma anche dei mestieri relegati all’ambito maschile, tanto che gli storici parlano di “lavori delle donne”. In Italia, ad esempio,  giovani ragazze iniziarono ad impegnarsi nella lotta di liberazione, e proprio durante questo periodo nacquero le figure delle “staffette partigiane”.

Dinanzi a questo scenario nessuno pensava di vestirsi con abiti troppo vistosi o troppo ricamanti, si privilegiava più un abbigliamento comodo e pratico adatto al lavoro e alla vita di tutti i giorni.

Nonostante tutte queste trasformazioni, Dior, durante e dopo la guerra non sembra accettare con facilità la conclusione di un’epoca e l’inizio di quella nuova. In generale, la moda parigina scelse di porsi in uno spazio particolare che serviva come riferimento di gusto o sogno rispetto alla vita reale di tutti i giorni, e non in linea con le esigenze del periodo.

Gli abiti e le collezioni di Dior seguirono questa matrice di pensiero, infatti, le sue creazioni sono quelle più scenografiche e potevano servire solo a uno stile di vita: quella del “bel mondo”. La donna elegante non si poteva vestire sempre allo stesso modo per tutto il giorno, ma doveva cambiare abito in base alle attività svolte.

Christian Dior creava abiti che comunicavano l’idea di uno stile di vita lussuoso e che erano molto difficili da indossare, quindi serviva l’aiuto di una cameriera che aiutasse la signora a vestirsi; erano abiti molto pesanti e costringevano chi li indossava all’immobilità. Questa però non era la realtà, non rappresentava il vero mercato della moda e Dior lo scoprì quando nel 1947 andò Negli Stati Uniti. Per le donne americane che avevano conquistato il diritto di votare, di lavorare e guidare, era inconcepibile indossare gonne dalla circonferenza esagerata, vestiti sostenuti da stecche di balene e capelli che non passavano dalle porte, sembrava di tornare indietro di mezzo secolo.

Il viaggio di Dior nel nuovo continente, però, aveva un suo scopo: l’abolizione della legge L-85 che nel periodo della guerra aveva regolato la produzione vestimentaria in America. Questa legge nel 1947 scadeva e con la sua scomparsa si liberava il mercato dell’abbigliamento e Christian rappresentava la “novità” o meglio la “moda ritrovata”, i suoi abiti furono indossati da grandi personaggi del cinema hollywoodiano.

Con la Seconda Guerra mondiale si concluse un periodo, ma Dior non sembrava importare granché, continuò a fare riferimento al passato per le sue creazioni creando abiti spettacolari e allo stesso tempo ingombranti e difficili da indossare.

FONTI

Erica Morini, 2000, Storia della moda XVIII-XXI, Skira

moda.san.beniculturali.it

repubblica.it