Riko Noshi è un artista urban della provincia di Salerno, che si distingue per le sonorità chill-trap e ha all’attivo un EP prodotto da Valerio Nazo, insieme a numerosi singoli su YouTube e Spotify. Attualmente ha diversi progetti in cantiere da proporre, ed è focalizzato verso la definizione di un sound unico nel suo genere. Il 24 aprile è uscito il suo ultimo singolo Jesus Christ Superstar, il cui testo racconta con una certa leggerezza e sarcasmo la visione dell’artista del mondo di oggi: la mancanza di fede e la fame di successo.

Noi de «Lo Sbuffo» abbiamo avuto l’occasione di intervistarlo. 

L’intervista

In Jesus Christ Super Star, oltre a dipingere Gesù come una celebrità, sembri condannare l’ostentazione dei soldi e il linguaggio utilizzato dalla maggior parte dei trapper. Cosa pensi del loro modo di vedere il successo?

Facendo le dovute eccezioni, penso che mascherare delle trovate fuori luogo come strategie di marketing per emergere non sia una mossa degna di nota per un artista, qualsiasi sia il genere in questione, pur capendo che farsi notare è sempre più difficile e che anche i più puri hanno questo interesse, com’è giusto che sia. Non condanno nessuno, sia chiaro. Conosco bene il mondo del rap e certe ostentazioni ne fanno parte da sempre, semplicemente credo che in molti casi non siano così reali come vogliano farci credere. Per me artisticamente il fattore verità è molto importante.

Se potessi scegliere una persona con cui fare un featuring, chi vorresti al tuo fianco?

Su due piedi ti direi Joan Thiele, un’autrice bravissima, mi ha colpito molto il suo album Tango dal sound internazionale. So che ha pubblicato anche un progetto in Italiano e credo sia un’artista molto interessante.

Nel 2017 usciva il tuo primo EP. Sono ormai passati tre anni, e sei cresciuto anche tu. Cambieresti qualcosa se potessi tornare indietro?

Cambiare, no mai” citando la frase di un mio brano. Ma forse ero un pò ingenuo e poco concentrato sul mio focus. L’EP è molto figo, consiglio a tutti di ascoltarlo, a quei tempi per lo più mi interessava solo fare musica in modo istintivo, senza ragionarci troppo.

Lontana è una sorta di canzone d’amore, che però non si perde in versi “latte e miele”. È piuttosto forte in te la consapevolezza di avere dei limiti. 

In Lontana, come nella maggior parte dei miei brani, cerco di mettermi nei panni di chi ascolta. So che ognuno di noi lotta contro i suoi limiti e che quindi tutti ne abbiamo. Visceralmente provo a raccontare particolari che di persona magari non racconterei, come fosse una sorta di confessione. Mi aiuta, e spero aiuti anche chi mi ascolta. Una curiosità: il riferimento del brano a una donna non è altro che il mio rapporto con la musica, in un periodo in cui sentivo che forse il legame con la stessa non era più forte come una volta. Mi sbagliavo (ride).

Il tuo mood è molto particolare, una sorta di chill trap. Pensi di aver trovato già la tua dimensione? pensi di avere un’identità definita?

Ci stiamo lavorando molto, assieme al mio amico e producer THE THERAPIST stiamo buttando giù diverse idee, concentrandoci molto sull’identità del progetto. Abbiamo diversi brani ben definiti, ma ogni cosa avrà il suo tempo.

In Non mi va sembra che tu abbia paura di perdere te stesso con il successo e ti senti sopraffatto da quello che ti sta succedendo. Quando è importante per te rimanere se stessi? È fondamentale o pensi piuttosto che sia inevitabile cambiare?

Credo di essere cambiato molto nel tempo, sarei ipocrita se dicessi il contrario. In Non mi va sia io che Valerio Nazo raccontiamo che nonostante il passare del tempo, certi valori per noi rimangono invariati. Anche se volessi non riuscirei a essere ciò che non sono. Talvolta risulta una cosa positiva, altre volte – ahimè – un po’ meno, diciamocela tutta.

Tu vieni dalla provincia di Salerno. Pensi che ci siano effettivamente più possibilità di emergere nelle grandi città come Milano o Roma oppure, grazie ai social, si hanno le stesse possibilità al di là del contesto da cui si proviene?

Vivere in una grande città dove è concentrato un gran numero di rapper, nel mio caso sarebbe sicuramente un vantaggio. Il contatto reale è sempre più importante di quello virtuale, per come la penso. Ovviamente ci sono tante ragioni che motivano le scelte di ogni persona. Sarebbe da egoisti pensare solo a se stessi e andare via, soprattutto se si lasciano affetti o cose che magari non è ancora il momento di abbandonare. Tra i miei progetti comunque c’è anche quello di trasferirmi. Quindi sì, credo ci siano più possibilità.

Dai tuoi testi si evince una grande fame di rivalsa e voglia di esprimersi, ma in Lontana dici “dire no, non voglio è da bugiardi, vorrei farne così tanti da bruciarli”. C’è secondo te un equilibrio tra il successo e la libertà di espressione? C’è bisogno di adeguarsi anche solo un po’ alle richieste del mercato musicale per sopravvivere?

Il mercato non lo fai tu, quindi inevitabilmente sì, credo che ci siano alcune regole da rispettare. Oggi come oggi però saprete che artisti indipendenti con non pochi sforzi riescono a ritagliarsi il loro spazio, anche senza dover scegliere per forza una major. Negli anni sono nate molte labels e distribuzioni molto interessanti che restano fuori da certi meccanismi o perlomeno in parte. L’equilibrio lo si trova in base alle proprie ambizioni. C’è sempre qualcosa da dare in cambio se si vuole ricevere qualcos’altro.

Quali sono i taboo di cui canti nell’omonima canzone?

Su tutti, il sesso e le problematiche sociali all’ordine del giorno. Nel periodo in cui ogni cosa che fai è sotto la lente di ingrandimento di chiunque, capita di sentirsi inadatti. Esporre estremamente il proprio modo di essere senza vergogna è difficile, ma farlo potrebbe capovolgere tutto e risultare un punto di forza. Leggevo in questi giorni un articolo su Dennis Roddman, uno dei cestisti più iconici della storia. Ecco, lui è un esempio perfetto.

In quasi tutte le tue canzoni esprimi sentimenti negativi quali rabbia, fame, tristezza. Trovi sia più semplice scrivere bene quando si sta male?

Sì, mi è stato detto molte volte. Chi mi conosce sa che sono tutt’altro che una persona negativa, semplicemente quando sono felice mi capita di scrivere meno che quando ho qualcosa di profondo da raccontare. Arriveranno brani più easy comunque, tra non molto. Promesso.

Cosa ti aspetti dal futuro? Hai in programma un album?

Mi aspetto di sentirmi fiero di me al 100%, che non è una cosa da poco. Abbiamo in progetto qualcosa, ma credo che per l’album sia troppo presto.

Qual è il tuo obiettivo ultimo?

Probabilmente riuscire a creare un movimento che manca da un po’ di anni. Magari anche provare a fare altre cose importanti nella vita, una famiglia ad esempio… Musicalmente parlando vorrei impormi e continuare a fare cose senza perdere gli stimoli e trovare sempre la forza di realizzarli.

In conclusione, Riko Noshi è un artista emergente con una grande vena intimista e riflessiva e con sonorità veramente particolari. Consigliamo di ascoltare questo giovane artista dal primo EP uscito nel 2017, fino all’ultimo singolo Jesus Christ Super Star, in modo tale da comprenderne la maturazione e la crescita. Accoglieremo il futuro album di Riko Noshi con calore, sperando esca presto.

 

FONTI

Materiale gentilmente offerto da MRKT PRESS

CREDITS

Copertina gentilmente offerta da MRKT PRESS