Il 1° Gennaio 2020 ha debuttato ufficialmente Spinning Out, la nuova serie targata Netflix di genere drama. La storia è incentrata su Kat Baker (Kaya Scodelario), una giovane promessa del pattinaggio artistico, sulle sue vicende sportive e private e quelle di chi la circonda.

Spinning out: una storia di riscatto sportivo

Kat è una promettente pattinatrice sul ghiaccio in singolo. Il suo sogno è quello di raggiungere le Olimpiadi nella categoria. A causa di una violenta caduta e del conseguente infortunio, la sua carriera subisce un brusco stop. Fisicamente è in grado di pattinare, ma fatica nel chiudere i salti e ogni volta che pattina i ricordi del tragico giorno riaffiorano.

Tra problemi economici, familiari e personali è vicina a lasciare il pattinaggio. L’intrigante proposta di pattinare in duo con Justin Davis (Evan Rocker) la farà desistere e la coinvolgerà in dinamiche e situazioni a lei sconosciute. Nella serie a fare da padroni sono i rapporti umani, al centro dei quali ovviamente c’è la protagonista, attorno cui si costruisce tutta la realtà di Sun Valley.

Sun valley: il contesto

Il contesto è decisamente ben realizzato. La cittadina in cui avvengono i fatti è una piccola realtà di montagna detta Sun Valley. Le scene di pattinaggio sono emotive: alcune affascinanti, altre toccanti e altre ancora dirompenti, e il paesaggio non può che contribuire spesso alla suggestione. Essendo una realtà di montagna, Sun Valley è patria degli sport invernali, tra cui lo sci e appunto il pattinaggio. Il primo merito di questa serie è senza dubbio quello di mettere in luce la bellezza di questo sport, raccontarne i retroscena senza romanzarlo eccessivamente.

Drammi famigliari in Spinning out

Il rapporto con madre è tra i più delicati. Carol Baker (January Jones) rivive nelle due figlie il suo stesso sogno, interrotto dalla gravidanza indesiderata. Soffre di bipolarismo ed è mentalmente instabile, poiché rifiuta di assumere i farmaci. Queste due caratteristiche la portano ad essere estremamente esigente, dura, perfino cattiva. Ha avuto le due figlie con due padri diversi, entrambi assenti. Al momento Serena (Willow Shield) è la sua figlia prediletta poiché ancora nel pieno della carriera, mente Kat le ricorda i suoi fallimenti.

Serena è ancora adolescente, non gode della stessa grazia di Kat nel pattinare, ma è potente ed energica nei salti. È in balia del rapporto con gli adulti, non riesce a fare di nessuno il suo punto di riferimento e quando lo fa viene delusa. Stringe forte la sorella nelle situazioni difficili, per poi allontanarla il giorno dopo. Non è affetta da bipolarismo, ma come ogni sedicenne che si rispetti ha molti sbalzi d’umore.

Due uomini per Kat

Marcus Holmes (Mitchell Edwards) e Justin sono i due uomini nella vita di Kat. Sono due facce della stessa medaglia. Entrambi in un modo o nell’altro tengono a Kat e sono sportivi di eccezione, ma caratterialmente sono opposti. Il primo modesto, umile, responsabile, è l’amico che in questi intrecci amorosi resta a guardare e aspetta la sua occasione. Il secondo segue lo stereotipo del ricco insoddisfatto, che cerca stimoli nuovi al punto di trascurare la sua stessa vita, è una stella del pattinaggio in duo ma non ha dedizione. Accanto a Kat entrambi si sentono rinati.

Venendo alla protagonista, Kat cerca di definirsi al centro di questo contesto. Sembra essere la valvola di sfogo dei problemi di tutti ed è capace di assorbire gli urti. Sembra instancabile e, anche se a volte è sul punto di crollare, qualcosa va nel verso giusto: una sorta di fortuna che aiuta gli audaci. È chiusa in sé come meccanismo di difesa e l’esperienza del pattinaggio in duo la mette davanti a qualcosa di completamente nuovo, ma è solo il primo passo di un cambiamento che seguirà tutta la stagione.

Spinning out nel modello Netflix, senza infamia né lode

La serie segue il classico modello Netflix: una stagione di lancio, 10 episodi, low budget, piena di stereotipi e con un’idea nuova e accattivante. Il target è essenzialmente teen, al limite per appassionati dello sport. La scommessa è la solita: produrre una serie di successo con una spesa minima e un bacino di utenza garantito dagli abbonati. Nessuno del cast è un volto noto, il massimo a cui si è spinta la protagonista è la trilogia di Maze Runner e la comparsa in uno dei film della saga Pirati dei Caraibi, non che la sua prova recitativa in Spinning out sfiguri.

Nel complesso si tratta di una serie di intrattenimento come tante, con un contesto diverso dal solito, ma con tantissimi cliché. La maggior parte delle vicende sono prevedibili nel corso della stagione. La serie ha del potenziale perché i personaggi hanno un primo livello di caratterizzazione psicologica e la storia alla base si presta bene. Netflix, non inserendola nelle serie a tempo limitato, ha lasciato aperta la possibilità del rinnovo, ma la questione è meramente di marketing.

Se infatti Spinning Out riuscirà a far parlare di sé e sarà vista da un numero sufficiente di utenti allora si farà una nuova stagione, altrimenti sarà il turno di un altro sottoprodotto. Guardarla perché le storie di riscatto sportivo emozionano, non farlo perché è una serie senza infamia né lode.

CREDITS

Copertina – Media Center Netflix