Il rosso ha una doppia natura, che unisce nella storia e nell’arte sacro e profano, liturgia cristiana e potere politico. Il mese di aprile assimila il suo retaggio culturale, accogliendo nell’incertezza contemporanea l’ottimismo e la vitalità del colore rosso.

Il rosso è un colore bivalente e, in quanto tale, emana sensazioni positive e negative. È pura energia vitale, sangue che attraversa il corpo e dona eccitazione, vigore, appetito, tutti elementi indice di buona salute. Al tempo stesso, però, è una tinta allarmante. Indica violenza, euforia incontrollata, lussuria e carneficina. La natura oscillante di questo colore si addice così al mese di aprile, intriso dell’energia primaverile, ma incerto nel suo evolversi. Come dimostra la situazione contemporanea.

Raffaello Sanzio, La Resurrezione di Cristo (1499-1502)

Un punto stabile di aprile è però la Pasqua, simbolo della Resurrezione di Cristo al terzo giorno dalla crocifissione e dalla morte. Il sacrificio del suo corpo e del suo sangue dona salvezza e speranza agli uomini. Sancisce così l’importanza del colore rosso per la liturgia cristiana. Originariamente tale tinta adornava le vesti dei monarchi e dei papi, così da attribuire loro il ruolo di potere sui rispettivi mondi, laico e sacro, legati fittamente.

Nei dipinti di epoca tardo medievale-rinascimentale, il rosso viene usato per dipingere le vesti di Cristo come figlio di Dio e Re degli uomini. Lo dimostrano i dipinti di Giotto, raffiguranti le tappe della vita di Gesù. E, più avanti, la celebre Resurrezione di Cristo (1499-1502) di Raffaello Sanzio, che vede il protagonista vestire un drappeggio rosso. Ritorna, in questo modo, l’ambivalenza del colore tra sovranità e martirio, gloria e dolore.

Ma la sofferenza, così come raccontano le Scritture, non è fine a sé stessa, ma conduce a una rinascita, a una vita dopo la morte. Il rosso si ricollega così al fuoco, l’alchimista che distrugge, ma dalle ceneri può rifiorire la vita. Ne è dimostrazione la Fenice, una creatura leggendaria, la cui origine nidifica in Egitto. La sua storia viene narrata dal poeta latino Ovidio come un uccello che muore e rinasce ogni 500 anni.

Leandro De Carvalho, Fenice in fiamme

La sua forza è legata dunque alla resilienza, alla capacità di assorbire tutto ciò che può ferirla e danneggiarla per dare forma a qualcosa di nuovo. È la capacità di usare il potere distruttivo del fuoco come arma di creazione, la spinta per superare le difficoltà verso la loro risoluzione. Così come una contemporaneità che sembra respingente e indigesta, ma che se affrontata con il giusto spirito, incanalando forze positive, può condurre alla desiderata libertà.

Sia il sacro che il profano raccontano di una rinascita, quindi, che accoglie il colore rosso come suo elemento simbolico, mediatore di entrambi i versanti. Basti pensare che fino al XIX secolo, le spose si vestivano di rosso come simbolo di amore divino. Al tempo stesso, però, il rosso tinteggiava i copricapi delle prostitute e le lanterne al di fuori dei bordelli, tanto che i quartieri adibiti vennero definiti a luci rosse.

C’è quindi una naturale propensione del rosso verso l’amore, in qualunque forma questo si manifesti. Oggi, tra le pareti delle case quarantenate, l’amore è rivolto a chi è vicino, come la famiglia, il partner, l’amico a quattro zampe. Ma un pensiero va soprattutto agli amici lontani, allo Stato agonizzante, a chi là fuori si sta impegnando per combattere l’epidemia. E così, latente, accanto all’amore dell’essere vivente, si accosta quello per uno Stato che cerca di respirare l’agognata libertà.

aprile
25 aprile 2007

Nella sua forma più accesa e combattiva è quel tipo di amore che ha spinto i partigiani a combattere per la liberazione dell’Italia dall’oppressione fascista, fino a quel 25 aprile 1945. Un giorno in cui erano tutti presenti a sventolare fazzoletti rossi, bianchi e tricolore, simboli di diverse fazioni politiche, unite per la rivalsa contro i carnefici dalle camicie nere.

Aprile accoglie quindi il rosso anche come colore politico. Un tempo usato per simboleggiare le bandiere del Governo, finché, durante la Rivoluzione Francese, i giacobini usarono quello stesso colore per omaggiare i martiri morti per la rivoluzione. Così il rosso diventa narratore di rivalsa, combattimento,  di sangue versato e raccolto per i posteri.

E si chiude così la panoramica su aprile, raccontato dalle bocche intinte del rosso delle prime fragole e del vino che annaffia il capretto pasquale. Dipinto sui volti bruciacchiati dal sole che investe il balcone o il giardino domestico. Sono sguardi che accolgono un’estate lontana e impalpabile, mentre aprile, che tanto aspettavamo, si dilegua velocemente.