Nel pamphlet Perché dovresti leggere libri per ragazzi anche se sei vecchio e saggio (Rizzoli, 2019) Katherine Rundell, nota e prolifica autrice di libri per l’infanzia, evidenzia l’importanza che questo tipo di letteratura ha non solo nella formazione, ma anche nella vita adulta dei lettori.

L’obiettivo del libro è dare una risposta alle forme di snobismo e pregiudizio di una parte della critica che ritiene ci sia in atto un pericoloso processo di “infantilizzazione” sociale, evidenziato dal successo su scala internazionale di prodotti letterari e cinematografici pensati inizialmente per un pubblico giovane. Tutt’altro che semplici strumenti di formazione pre-culturale, i libri per ragazzi sono invece per Katherine Rundell “la vodka della letteratura”, in quanto distillano nelle loro forme più essenziali e comprensibili a tutti concetti e sentimenti universali.

Rivolgetevi alla letteratura per ragazzi per vedere il mondo con il doppio degli occhi: i vostri e quelli del bambino che è in voi. Rifiutate con fermezza ogni imbarazzo: in cambio prenderete la seconda stella a destra, e dritti fino al mattino.

Che cos’è un libro per ragazzi?

Nel momento in cui si parla di “letteratura per ragazzi” occorre precisare cosa di preciso ricada sotto a questa definizione, dal momento che il mercato angloamericano e quello italiano spesso non coincidono. Il termine inglese children’s literature (spesso abbreviato in kidlit) comprende il corpus di opere letterarie destinato a bambini di ogni età e ragazzi adolescenti; include quindi al proprio interno il recente e tanto discusso genere Young Adult, che in Italia è soggetto invece a pratiche di marketing in gran parte separate.

I titoli citati dalla Rundell afferiscono invece in gran parte al cosiddetto livello middle-grade: si tratta di libri concepiti per una fascia d’età che va approssimativamente dagli 8 ai 12 anni, in cui struttura narrativa e vocabolario possono già assumere forme articolate e complesse.

D’altro canto, l’arbitrarietà di queste regole letterarie emerge con forza non tanto nel discorso della Rundell quanto negli scritti di Neil Gaiman, altro autore di spicco della letteratura per ragazzi — ma non solo — per il quale la distinzione tra i diversi target di lettura è, sostanzialmente, insoddisfacente. Non è un protagonista giovane o un’ambientazione fantastica a fare di un romanzo un libro per ragazzi, come dimostrano le riflessioni che accompagnano il processo di stesura de L’oceano in fondo al sentiero:

Arrivato al termine del libro, ero al punto di partenza. Era un libro per bambini? O per adulti? Per ragazzi? O era un libro buono per tutte le età? Era… un libro?

A tal proposito, sia Neil Gaiman che Katherine Rundell citano inoltre un particolare aneddoto: in più occasioni le case editrici hanno pubblicato libri per ragazzi — come la saga di Harry Potter o libri dello stesso Gaiman — con due copertine e due corrispondenti destinazioni di mercato diverse. A parità di contenuto, il diverso packaging si rivolgeva quindi a fasce di pubblico ben definite: da una parte i ragazzi, dall’altra gli adulti imbarazzati all’idea di leggere “certi libri” in pubblico, come se fosse qualcosa di cui vergognarsi.

”Per l’infanzia” non significa “infantile”

Perché dovresti leggere libri per ragazzi anche se sei vecchio e saggio ha una doppia natura: quella di lettera d’amore alla letteratura per ragazzi e, al tempo stesso, di accorata arringa dell’autrice in difesa del proprio lavoro di autrice e della propria esperienza di lettrice contro alla “lunga e nobile storia di scarsa considerazione” del genere.

Una volta in un’intervista Martin Amis ha dichiarato: «Le persone mi chiedono se ho mai pensato di scrivere un libro per ragazzi. E io rispondo: “Se avessi un grave danno cerebrale, forse sì, potrei anche scrivere un libro per ragazzi”». Sul volto di certe persone si disegna un sorrisetto particolare quando racconto loro che cosa faccio, più o meno lo stesso sorrisetto che mi aspetterei di vedere se dicessi che costruisco minuscoli mobili da bagno per gli elfi in scatole di fiammiferi.

Per Katherine Rundell la letteratura per ragazzi non è infantile per una semplice ragione: si tratta di prodotti destinati ai bambini, pensati ai bambini, ma comunque realizzati da adulti. Dopo avere stroncato sul nascere ogni possibilità di costruire facili sofismi sul termine, l’autrice critica la concezione di lettura “monodirezionale”, in base alla quale ritornare su titoli destinati a fasce d’età inferiori equivarrebbe a una regressione.

Il pericolo di una concezione strettamente progressiva di lettura, fa provocatoriamente notare l’autrice, è ritrovarci in punto di morte in compagnia dei soli James Joyce e Jacques Derrida — non di sola avanguardia vive l’uomo, né tantomeno di sola ansia di miglioramento. Un antidoto alle angosce della vita adulta viene proprio dalla tanto bistrattata letteratura per ragazzi, capace di restituire significati del tutto nuovi se riletta da occhi adulti.

L’eredità delle fiabe

Per chiunque abbia nel proprio bagaglio culturale elementi base di narratologia sarà una ennesima ripetizione dell’ovvio dire che le fiabe, con la loro eredità di narrazione orale e archetipica comune all’intera umanità, sono ben più che semplici racconti a lieto fine raccontati ai bambini prima di farli dormire. Neil Gaiman ha sperimentato questa poliforme natura della fiaba non tanto nella meticolosa teoria di studiosi come Vladimir Propp, quanto nella pratica dello scrivere, con Stardust, una fiaba per adulti. Dopotutto, come ricorda egli stesso in un brano originariamente pubblicato sul “Guardian”,

C’era una volta, quando gli animali parlavano e i fiumi cantavano e tutti andavano in cerca di qualcosa, quando i draghi ancora sputavano fuoco e le fanciulle erano bellissime e un giovanotto onesto di buon cuore e molto fortunato poteva sempre conquistare una principessa e metà di un regno, allora, a quel tempo, le fiabe erano per adulti.

Richiamando una metafora di J.R.R. Tolkien, Gaiman paragona le fiabe ai mobili di una nursery, “riciclati” per i bambini una volta esaurito il loro interesse da parte degli adulti. Gli stessi fratelli Grimm, partiti con l’intento di includere la loro raccolta di storie in un volume che includeva anche opere di grammatica e filologia, si dimostrarono ben felici di adattare il contenuto delle fiabe a un pubblico più giovane a seguito delle richieste di mercato, a riprova che gli studios hollywoodiani non stanno affatto facendo niente di nuovo.

Katherine Rundell si colloca sulla stessa linea di pensiero, ricordando ancora una volta che le fiabe non sono mai state solo per i bambini. Per evidenziare questo concetto si concede una importante eccezione: cita infatti Angela Carter, le cui fiabe sono tutt’altro che infantili o, a dirla tutta, anche solo appropriate per un pubblico giovane.

Le fiabe suscitano paura per invitarci a non essere spaventati. Angela Carter vede nella fata madrina l’incarnazione di quello che lei chiama “ottimismo eroico”. La speranza, nelle fiabe, è più appuntita dei denti. Questo spirito di ottimismo eroico – un ottimismo coperto di sangue e ansimante, ma pur sempre tale – non è altro che il principio vitale puro e semplice. E parla a ognuno di noi: perché le fiabe sono concepite da sempre come un modo per rivolgersi contemporaneamente a tutti.

Libri per tutti, accessibili a tutti

Dal momento che i libri per ragazzi sono in realtà necessari per una fascia tanto ampia di pubblico, è fondamentale che siano accessibili a tutti, preferibilmente in modo gratuito e democratico. Katherine Rundell e Neil Gaiman, avidi lettori e frequentatori di biblioteche ancora prima che autori, dedicano entrambi uno spazio alla difesa di questa istituzione. Per la Rundell la biblioteca resta, in un mondo dominato dall’ineguaglianza, uno dei pochi posti in cui si può entrare «senza dover comprare niente, conoscere nessuno o credere in qualcosa».

Neil Gaiman ricorda con affetto la biblioteca locale in cui i genitori lo lasciavano durante le vacanze estive: la sua prolifica immaginazione, che spazia ancora oggi tra le più disparate ispirazioni e i diversi generi, ha avuto inizio proprio grazie alla libertà di perlustrare gli scaffali ed esplorare il catalogo dell’intera biblioteca. A un convegno dell’associazione di beneficenza Reading Agency, Gaiman ha ribadito l’importanza dell’alfabetizzazione e della lettura nella formazione dell’individuo, denunciando i tagli operati in questo settore dalle istituzioni.

Le biblioteche significano Libertà. Libertà di leggere, libertà delle idee, libertà di comunicare. Significano istruzione (che non è un processo che termina il giorno in cui lasciamo la scuola o l’università), significano momenti di svago, significano spazi sicuri, e accesso all’informazione. […]

Le biblioteche sono le porte del futuro. Perciò è un peccato vedere che in tutto il mondo le autorità colgono ogni opportunità di chiudere le biblioteche considerandolo un modo semplice di risparmiare, senza rendersi conto che stanno letteralmente rubando al futuro per pagare l’oggi. Chiudono porte che dovrebbero restare spalancate.

L’accessibilità dei libri per ragazzi, la loro possibilità di arrivare a tutti, non passa tuttavia solo dalla loro possibilità di reperimento. Perché dovresti leggere libri per ragazzi anche se sei vecchio e saggio contiene infatti un breve ma significativo excursus sulla necessità che la letteratura per ragazzi ha di allargare i propri confini e rispondere alle esigenze di un pubblico sempre più diversificato.

Finora solo il 4% dei protagonisti dei libri per l’infanzia appartiene a una minoranza etnica, nonostante la ricerca di una sempre maggiore diversità, nella nuova generazione di autori per ragazzi, stia producendo risultati progressivamente sempre più soddisfacenti. La rappresentazione è particolarmente importante, in questa fascia di pubblico, non solo perché i ragazzi siano capaci di vedere protagonisti simili a loro stessi al centro delle storie, ma anche perché si riconosca e si valorizzi l’alterità, in modo da esercitare sin dai primi anni di vita l’importantissima qualità dell’empatia.

La narrativa per ragazzi ha bisogno di storie nuove e sempre più varie, che arrivino da ogni angolo del caleidoscopico pianeta in cui viviamo; una direzione che è già stata presa, è vero, ma serve di più: nuove idee, nuovi media, da posti e voci che finora non abbiamo saputo ascoltare; nuove battute, nuove gemme. Questo è il tempo di una nuova svolta: di una nuova Età dell’Oro.

La fantasia di Italo Calvino

L’edizione italiana di Perché dovresti leggere libri per ragazzi anche se sei vecchio e saggio contiene una nota dedicata specificamente alla letteratura per ragazzi nostrana, della quale Katherine Rundell apprezza nello specifico il senso di stravaganza, «l’impressione che il mondo sia davvero strampalato, e pieno di infinite bizzarrie».

L’autrice dedica inoltre una riflessione alla Trilogia degli antenati di Italo Calvino, e specificamente a Il barone rampante: quest’ultimo non è propriamente un libro per ragazzi, ma una storia comunque accessibile a tutti, costruita su diversi livelli di lettura, che prova quanto un libro possa cambiare di natura a seconda dell’età in cui si legge.

Le avventure di Cosimo, che si ritira dal mondo andando a vivere sugli alberi, possono essere lette in chiave fantastica con la stessa facilità con cui possono essere ricondotte all’esperienza dell’intellettuale durante il fascismo — o, più accuratamente, durante la stagione dell’impegno politico del secondo dopoguerra.

Perché questo è il momento giusto per leggere libri per ragazzi (e qualche consiglio)

La letteratura per ragazzi fa bene anche e soprattutto in età adulta perché fa rispolverare al lettore la facoltà dell’immaginazione, considerata troppo spesso una qualità da accantonare a favore della produttività o del sapere accademico una volta superata una certa età. Katherine Rundell richiama invece a questo proposito il concetto di “immaginazione morale” del filosofo Edmund Burke: la fantasia non è un mero esercizio cerebrale, ma ci dà la facoltà di comprendere le questioni etiche nel loro complesso, andando oltre alla contingenza della nostra esperienza di singoli. Leggere è, insomma, un esercizio di empatia.

Perché dovresti leggere libri per ragazzi anche se sei vecchio e saggio è stato scritto in tempi difficili — l’inizio dell’amministrazione Trump, l’ondata dei nuovi nazionalismi — e questo dossier è stato scritto in tempi, se possibile, ancora più difficili. Quando il flusso di notizie rischia di sommergerci in un’ondata di dati e previsioni sconfortanti, quando è difficile ridefinire il senso stesso di normalità e routine, quando è impossibile anche solo uscire di casa e recarsi in biblioteca, ecco che torna in gioco il potere salvifico della letteratura per ragazzi e dei suoi insegnamenti.

Certo, si potrebbe obiettare che la letteratura per ragazzi altro non si tratti che di evasione, ma come scrive Neil Gaiman parafrasando l’autore delle Cronache di Narnia C.S. Lewis,

Se voi foste intrappolati in una situazione impossibile, in un luogo sgradevole, circondati da gente che vi vuole male, e qualcuno vi offrisse una momentanea evasione, perché mai non dovreste accettarla? La letteratura d’evasione è semplicemente questo: storie che aprono una porta, ti mostrano il sole che c’è fuori, ti offrono un posto in cui andare dove il controllo ce l’hai tu, sei con le persone con cui ti fa piacere stare (e i libri sono luoghi reali, non ci sono dubbi); e soprattutto, durante questa fuga, i libri possono anche farti imparare qualcosa sul mondo e sulla tua situazione, darti delle armi, una corazza: cose reali che puoi riportare in prigione con te. Capacità e conoscenze e strumenti che potrai usare per fuggire veramente.

Questo è, insomma, il momento perfetto per rispolverare volumi sgualciti e custoditi da tempo immemore sugli scaffali o approfittare di altre modalità di fruizione della lettura. Sulla scia della sempiterna saga di Harry Potter, che trova nuova vita nella trasposizione audio ad opera di Stephen Fry nella versione inglese e Francesco Pannofino nella versione italiana, si colloca la serie di Percy Jackson e gli dèi dell’Olimpo di Rick Riordan (Mondadori, 2013). I molteplici livelli di lettura, con un sostrato filosofico imponente, contraddistinguono invece la trilogia di Queste oscure materie di Philip Pullman (Salani, 2001), il cui primo volume è stato di recente adattato in una eccellente serie TV della BBC. Infine, un libro per ragazzi più recente, ma in grado di suscitare le stesse sensazioni di titoli già affermati, è Nevermoor – Il destino di Morrigan Crow di Jessica Townsend (Il Castoro, 2019).

Leggere libri per ragazzi, anche da adulti, non è quindi solo divertente o costruttivo; come sostiene Katherine Rundell, ci sono momenti nella vita in cui potrebbe essere l’unica cosa da fare, e il 2020 è uno di questi.

FONTI

K. Rundell, Perché dovresti leggere libri per ragazzi anche se sei vecchio e saggio, Rizzoli, 2019

N. Gaiman, Questa non è la mia faccia, Mondadori, 2019

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