Se un secolo fa uno scienziato avesse avanzato la tesi secondo la quale i pensieri positivi influenzano concretamente un individuo, sarebbe stato certamente ridicolizzato dai colleghi. Oggi, invece, sono numerosi gli studi che tentano di dimostrare gli effetti fisici che un pensiero puramente mentale può avere sulle persone: alcuni studiosi, l’hanno addirittura provato, come Tiller con la cosiddetta “energia sottile”.

Il noto effetto placebo, per esempio, si verifica quando un individuo a cui viene somministrata una cura farmacologica si crea aspettative sul successo della cura stessa: questo fa sì che il suo organismo, in parallelo ai miglioramenti reali indotti dal principio attivo contenuto nel farmaco, rilasci sostanze terapeutiche come le endorfine e l’adenosina (che sono in grado di attutire o eliminare il dolore) o l’adrenalina (che allevia dallo stress). Sorprendentemente, questi effetti si producono anche con semplici azioni quotidiane: ascoltando la musica, conversando, soddisfacendo il proprio bisogno di contatto umano.

Una teoria simile, che coinvolge non più l’ambito farmacologico, ma quello fisico, è stata avanzata da William Tiller, professore emerito all’Università di Stanford nel dipartimento di Scienze dei materiali e Ingegneria. Tiller da alcuni anni si è avviato verso lo studio della cosiddetta “energia sottile”. Questa è identificata con

La struttura energetica generalmente invisibile, ma reale, fatta di forza vitale (…), è la “mente” e la memoria che guida il corpo fisico, i suoi organi, i suoi sistemi. Il corpo sottile è anche la guida degli stati di coscienza, delle emozioni, dei pensieri e della creatività. Quando esso è sano e carico di energia sottile, noi siamo sani e pieni di benessere. Quando si ammala, prima o poi, compaiono sintomi sgradevoli, malesseri ed infine malattie.

L’origine? Nasce tanto da campi di energia densa, ovvero le tradizionali forme di energia conosciute come luce, calore, magnetismo, gravità e elettricità, quanto da ciascun essere umano. Le prime producono, infatti, due tipologie di effetti sugli organismi: uno che innesca (Plus) e uno che inibisce (Minus). Questo enorme numero di energie provocano quindi effetti concreti sulle persone dal punto di vista fisico e psichico; quando vengono a mancare o si rivelano “congeste” influenzano negativamente gli individui, facendoli sentire stanchi o depressi. Tiller, a sostegno di questa sua tesi, ha quindi portato avanti diversi esperimenti, tra cui uno di particolare interesse in quanto effettuato valorizzando il fattore distanza: dei “meditatori” hanno inviato nell’arco di diciotto mesi dei pensieri positivi ai partecipanti, e i risultati al termine dell’esperimento hanno dimostrato cambiamenti in meglio nel benessere di ciascun volontario.

Analogamente, un’idea che riguarda il miglioramento della salute psico-fisica di una persona è stata presa in considerazione da Leanne Roberts nella sua indagine Intercessory Prayer for the Alleviation of Ill Health. In questo studio, Roberts nota come di recente sia stato analizzato empiricamente l’impatto positivo che possono avere le preghiere di intercessione per l’alleviamento della cattiva salute dei malati. I risultati ottenuti sono stati equivoci e, sebbene alcuni suggeriscano un effetto positivo, la maggior parte conduce a prove contrarie.

Se si vuole volgere lo sguardo al passato, una sorta di energia vitale detta “prana” è sempre esistita nella fisiologia induista per definire quella vitalità che gli individui traggono dal mondo che li circonda. Il suo corretto funzionamento garantisce il benessere delle funzioni emotive, fisiologiche e psicologiche. Ritenuto fondamentale nelle discipline olistiche, è il fulcro di attività come lo yoga che puntano proprio a padroneggiarlo: il respiro (altro termine cui si identifica il concetto di prana) permette di regolarizzare l’organismo creando un perfetto equilibrio tra corpo fisico e psiche immateriale.

I chakra, in modo simile, sono i nuclei di energia sottile che nella tradizione indiana riforniscono i diversi organi e sistemi del corpo ed espellono l’energia “sporca” nell’ambiente.

Tali dimostrazioni, concrete e non, servono dunque a rendere noto che, nella storia dell’uomo, è sempre esistita una percezione, prima solamente intuita, di quell’insieme di energie che compongono l’essere umano e lo caratterizzano tanto materialmente quanto immaterialmente. Se tale idea sia solo un tentativo sfuggente di ricucire le due metà che formano l’individuo oppure un’ipotesi fondata, ma ancora acerba e da perfezionare, ciò che importa è comunque che si capisce come la distanza non diventi più un ostacolo allo sviluppo degli individui, ma anzi un elemento in grado di contribuire al loro miglioramento.