L’America, sin dal secondo dopoguerra, esercita la propria influenza su gran parte del mondo, e conoscerne le vicende di politica e attualità è diventato ormai imprescindibile. Ciononostante, la percezione degli Stati Uniti che deriva dai media e, talvolta, anche dalle fonti locali stesse, è volontariamente o meno distorta o parziale. In Italia, in particolare, si tende a parlare degli Stati Uniti evidenziandone le differenze rispetto al nostro modello statale; ci si sorprende davanti alla privatizzazione del sistema sanitario o alla diffusione delle armi da fuoco presso i civili. La verità, come spiega Francesco Costa nel suo primo saggio, Questa è l’America, è molto più sfaccettata rispetto a ognuna di queste generalizzazioni.

Ragioniamo e discettiamo sulla cultura americana e sulla loro idea di Stato e libertà, e amiamo paragonare il tutto a quello che succede qui da noi, senza sapere o tener conto che gli Stati Uniti sono un paese mezzo vuoto: ci sono più persone nella sola New York di quante ce ne siano in quaranta dei cinquanta Stati americani. Crediamo che gli Stati Uniti siano ancora un paese molto puritano, ma il 40 per cento dei bambini americani oggi viene messo al mondo da donne non sposate, e l’uso ricreativo della marijuana diventa legale in più Stati ogni anno che passa. Siamo abituati a leggere l’intera politica estera statunitense innanzitutto sulla base del petrolio, della necessità di trovarlo e importarlo a prezzi sempre più convenienti, ma oggi gli Stati Uniti sono praticamente indipendenti dal punto di vista energetico. L’elenco potrebbe continuare.

Francesco Costa, classe 1984, è una delle voci più interessanti del nuovo giornalismo italiano: collaboratore storico e oggi vicedirettore del giornale online Il Post, è specializzato in politica statunitense. Proprio su questo tema ha fondato nel 2015 il podcast “Da Costa a Costa”, un ambizioso progetto indipendente, sostenuto attraverso le donazioni degli stessi ascoltatori, che propone ogni quindici giorni notizie, aggiornamenti e approfondimenti su tematiche politiche e sociali americane.

Più di recente Costa ha proposto, sulla piattaforma di ascolto di audiolibri Storytel, “The Big Seven“, uno speciale diviso, appunto, in sette episodi sulle personalità più influenti dell’America contemporanea, come la senatrice Alexandra Ocasio-Cortez, il fondatore di Facebook Marc Zuckerberg e la cantante pop Beyoncé. Anche Questa è l’America segue una struttura episodica che, grazie all’audiolibro disponibile sempre su Storytel e narrato dallo stesso autore, rende fruibile lo stesso contenuto in due modalità diverse: la lettura lineare dell’edizione cartacea o l’ascolto in qualità di “estensione” del podcast.

Il primo capitolo di Questa è l’America si apre con un aneddoto — la morte di una ventiduenne per overdose di oppiacei — che spiana la strada a una riflessione ben più ampia sulla portata sociale della tossicodipendenza negli Stati Uniti. Un fenomeno sociale e sanitario, come la diffusione degli antidolorifici a base oppiacea dagli anni Novanta in poi, ha ricadute pesanti anche sul piano politico, con una correlazione tra i voti ottenuti da Donald Trump durante la campagna presidenziale del 2016 e le zone più colpite da questo tipo di dipendenza. Con questa stessa struttura Francesco Costa racconta episodi di violenza da parte di milizie spontanee di estrema destra nelle località rurali degli Stati Uniti e le contraddizioni insite in particolare nello stato del Texas, messe a dialogo con le politiche americane nel campo dell’immigrazione.

Anche per questo motivo, per quanto possa essere sorprendente, l’idea di costruire un muro al confine con il Messico negli Stati Uniti riscuote molti più consensi quanto più ci si allontana dal confine, mentre in Texas non convince granché nemmeno tanti conservatori. Molti considerano il muro inutile, prima ancora che sbagliato: un po’ perché una recinzione c’è, e già ora viene scavalcata e aggirata; un po’ perché già ora la gran parte degli immigrati irregolari arriva comunque in un altro modo; un po’ perché chi scappa per salvare la sua vita non si ferma davanti alla paura di morire. Cosa potrà mai fare un muro, per quanto alto possa essere, quando in Europa non basta un intero mare a fermare chi scappa da una vita di soprusi e miserie?

Questa è l’America propone inoltre una disamina dei temi più scottanti dell’attualità statunitense, dei quali si parla troppo spesso solo parzialmente o affidandosi a stereotipi: la crisi dell’acqua di Flint e l’impatto che essa ha avuto sulle diverse classi sociali, la piaga delle armi da fuoco e delle sparatorie, le campagne presidenziali e il sistema elettorale, il senso che può assumere per gli statunitensi e per il resto del mondo la dissoluzione progressiva e inesorabile del sogno americano.

Gli spunti che questo libro offre sono sintetici, ma tutt’altro che approssimati; lo stile di scrittura e la linea ideologica che Francesco Costa segue sono simili a quelli ricercati dal giornalismo de Il Post — spiegare tutto “per bene”, in modo conciso ma completo, aspirando più alla presentazione comparata dei diversi punti di vista che a una presunta e mai effettiva imparzialità. Ognuno dei capitoli di Questa è l’America ha il potenziale di essere il soggetto un saggio a sé stante e alcuni snodi meriterebbero forse una trattazione più approfondita, ma nel complesso si tratta di un’opera di divulgazione dagli intenti encomiabili, inserita più nella tradizione angloamericana della non-fiction che nel circuito dei generi letterari nostrano.


 

FONTI

F. Costa, Questa è l’America, Mondadori, 2019

ilpost.it

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