Nella prima parte dell’articolo abbiamo parlato di come secondo la Self-determination theory (SDT), tutti gli esseri umani sono motivati a soddisfare tre bisogni fondamentali: autonomia, relazionalità, competenza. In più, abbiamo visto come il benessere psicologico derivi dall’avere aspirazioni e comportamenti in linea con questi bisogni di base. Bisogni che, in quanto tali, danno piacere e soddisfano una motivazione intrinseca.

In teoria, secondo la SDT, le persone si muovono spontaneamente verso la soddisfazione di questi bisogni. Cioè, le persone nascono con motivazioni intrinseche che hanno la capacità di soddisfare. Ma quasi sempre l’influenza sociale porta, con il passare degli anni, a privilegiare comportamenti determinati dal contesto socioculturale in cui si è immersi. Questi in genere sono motivati estrinsecamente, cioè non da se stessi.

Concretamente ci accorgiamo di provare una motivazione intrinseca, come abbiamo visto, quando ricerchiamo per un esperienza di per se, quando sentiamo di trovarla piacevole indipendentemente da secondi fini o dalle pressioni degli altri, quando la sentiamo “nostra”.

Varie tonalità di motivazione estrinseca

Accanto alla motivazione intrinseca abbiamo in effetti varie tonalità di motivazione estrinseca, in particolare la motivazione estrinseca potrà essere a seconda dei casi:

  • Totalmente esterna. “Lo faccio solo per avere approvazione sociale o per evitare conseguenze sgradevoli, senza provare alcun piacere nel farlo e anzi spesso se non sempre con frustrazione”.
  • Introiettata. ”Lo faccio (o non lo faccio) perché se non lo facessi (o se lo facessi) proverei stati d’animo negativi come senso di colpa o vergogna”.
  • Identificata o integrata. “Lo faccio perché penso che sia giusto farlo oppure perché è in linea coi i miei valori, e quindi anche se non provo piacere nel farlo, non mi pesa o ne sopporto volentieri la fatica”.

La motivazione estrinseca identificata o integrata è chiaramente più sana di quella introiettata o totalmente esterna. In queste valutazioni motivazionali come si vede giocano un ruolo centrale i valori della persona, di cui può essere consapevole o meno. Quindi anche una motivazione estrinseca può essere “migliorata” attraverso un lavoro di autoconsapevolezza e scelta.

Un esempio: smettere di fumare

Facciamo l’esempio di un adulto che fuma. A un certo punto, sulla base di indicazioni da parte di un medico, si trova a dover rinunciare a questa abitudine. Lo stesso comportamento (lo smettere di fumare), può essere vissuto in modi molto diversi, con un impatto sul benessere psicologico che cambia in conseguenza delle varie possibilità.

Il primo caso è che smetta di fumare solo perché glielo ha detto il medico e per evitare di peggiorare il suo stato di salute (motivazione estrinseca totalmente esterna). Il secondo è che smetta per non sentirsi in colpa sapendo di fare una cosa “sbagliata” secondo il suo medico o i suoi familiari (motivazione estrinseca introiettata). Il terzo è che anche se non gli piace affatto l’idea di smettere, e concretamente arrivarci sarà una sofferenza, questo è coerente con una rinnovata idea di salute che vuole tutelare per sé (e di riflesso per le persone a cui vuole bene e da cui è benvoluto).

Appare evidente come la diversa valutazione dello stesso comportamento lo rende dal punto di vista motivazionale più meno in grado di soddisfare i bisogni di base e quindi di sostenere il benessere psicologico.

Per questo, scendendo sul piano pratico, un percorso di coaching o counselling che vuole seguire i principi della Self-Determination Theory, oltre a definire obiettivi in linea con i bisogni fondamentali di autonomia, competenza, relazionalità, deve necessariamente partire da un dialogo sui valori.

Ciò per due ragioni. La prima è re-incorniciare, laddove possibile, le attuali attività del cliente che trova frustranti, all’interno di una prospettiva valoriale diversa. Questo in modo che le stesse, prima motivate estrinsecamente, possano, attraverso una valutazione diversa, diventare motivate intrinsecamente o quantomeno identificate/introiette. Così facendo, si migliora nel qui e ora mentre si lavora sul futuro. La seconda è che anche per raggiungere i traguardi desiderati spesso è necessario passare per step intermedi non gratificanti, i quali sono meglio gestiti.

In altre parole, sia che si tratti di raggiungere nuovi obiettivi, che di accettare più serenamente le condizioni date, è importante trovare il modo di attivare motivazioni sentite come proprie.

La quarantena

Un ultimo esempio concreto. Molte zone del mondo stanno affrontando una situazione di crisi eccezionale dovuta alla diffusione del Coronavirus. Un nuovo virus che si diffonde molto facilmente nella popolazione provocando in alcuni casi problemi respiratori molto gravi, a volte letali.

In queste settimane le autorità hanno imposto ai cittadini italiani di limitare gli spostamenti, restare a casa ed uscire solo quando davvero necessario. Il livello di benessere o malessere che proviamo rispetto a questa restrizione è influenzato in modo importante dal fatto di viverla come, principalmente, un’imposizione esterna, e quindi una motivazione estrinseca totalmente esterna (“lo faccio perché mi è imposto dalle autorità”). O come, principalmente, una scelta motivata dal valore dato al fatto di salvaguardare la propria e altrui vita attraverso questo comportamento.

In questo secondo caso anche se comunque restare tutto il tempo a casa resta sgradevole, lo si riesce a gestire meglio dal punto di vista psicologico.


FONTI
Niemec C.P., Ryan R.M. (2013), What makes for a life well lived? Autonomy and its relation to full functioning and organismic wellness, in David, S; Boniwell, I.; Conley Ayers A. (a cura di), The Oxford Handbook of Happiness, Oxford, Oxford University Press.

Ryan R.M., Deci E.L. (2000), Self Determination Theory and the Facilitation of Intrinsic Motivation, Social Development and Well Being, American Psychologist, 55, 68-78