Saremmo ipocriti a pensare che l’arte, nel 2020, rimanga chiusa nel suo porto sicuro. Ormai abbiamo il grande privilegio di usufruirne a 360°, e non solo grazie a mostre ed eventi culturali. Ogni ambito sembra esser stato contaminato da questa grande forza. Uno di questi è il beauty.

Ciò che oggi definiamo beauty riguarda, in primo luogo, la cura della persona. Quindi, tutto ciò che concerne la bellezza, il make-up e l’abbigliamento. È proprio su questi punti che si basa l’armocromia. Ma, esattamente, di cosa si tratta?
Non è nient’altro che un’analisi dei propri colori naturali, ossia la pelle, gli occhi e i capelli, allo scopo di individuare la palette cromatica perfetta in grado di valorizzarci al meglio.

Questa teoria, in realtà, nasce molto tempo fa.

Il cerchio di Itten

Tutti, o quasi, dovremmo aver ben presente il cerchio di Itten, conosciuto semplicemente come cerchio cromatico. Il suo inventore fu Johannes Itten, pittore e designer svizzero, nato a Zurigo nel 1888. Divenuto docente presso il Bauhaus – importante scuola d’arte tedesca – ha studiato ed analizzato il colore in tutte le sue forme.

Da questa indagine è scaturita l’importanza di quest’ultimo. Sebbene le finalità fossero diverse, ciò che si andò a cercare fu l’armonia cromatica.

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Cerchio di Itten

Un cerchio contenente un esagono, contenente a sua volta un triangolo. Dodici colori in tutto, tra primari, secondari e terziari. Mischiandosi ed accostandosi fra di loro, essi hanno il potere di esaltarsi a vicenda, e di formare continuamente effetti differenti.

Al centro vi sono i tre colori primari, quelli puri, che in qualche modo stanno al timone: il giallo, il blu ciano e il rosso magenta.

Mischiandosi tra di loro daranno vita ai tre colori secondari: il verde, l’arancio e il viola.

Quando poi mischiamo un colore primario ad uno secondario, otteniamo un colore terziario.

Alcune di queste tonalità, come accennato, hanno il potere di valorizzarsi. Prendiamo, per esempio, il giallo e il viola, i due complementari per eccellenza. Questi due colori, se accostati, si mettono in risalto a vicenda proprio a causa del particolare contrasto che si crea tra di loro. Il segreto per un effetto perfettamente riuscito è quello di abbinare tra di loro tinte che si trovano ai lati opposti del cerchio.

All’epoca della teoria di Itten, analizzata a partire dagli anni ’20, furono numerosi i pittori – e gli artisti in generale – che crebbero in questa e ne fecero tesoro prezioso. Con il passare degli anni, poi – come è giusto che sia – cambiano le priorità, e di conseguenza gli ambiti in cui queste continuamente si trasformano.

Sappiamo, in realtà, che questa disciplina ha origine lontane. Con l’avvento del cinema a colori, alla fine degli anni Trenta, le costumiste di Hollywood hanno iniziato a considerare il colore come strumento di bellezza, iniziando a scoprire, così, il perfetto abbinamento tra il blush e l’ombretto, e tra una camicia e un paio di scarpe.

Ed è così che arriviamo al presente, a ciò che oggi definiamo come armocromia.

Le esigenze e gli interessi sociali sono mutati nel corso del tempo ma quel che oggi rimane dell’insegnamento del cerchio di Itten è la continua ricerca dell’equilibrio cromatico perfetto. Anche se, ora come ora, il lato artistico viene come accantonato, non bisogna dimenticare che tutto è nato proprio da lì: dal colore e dal suo grande potere comunicativo.

L’armocromia di Rossella Migliaccio

Una delle personalità più influenti in questo senso, e nel nostro presente, è Rossella Migliaccio.

Ormai nota consulente di immagine, insegna e svela quotidianamente alle sue follower di Instagram trucchetti ed accorgimenti per abbinare i colori di accessori, abbigliamento e make-up in base alle proprie caratteristiche cromatiche.

L’armocromia divide le caratteristiche cromatiche delle persone in quattro macro-gruppi, chiamati come le stagioni: inverno, primavera, autunno, estate. Ogni stagione presenta una versione pura e tre sottogruppi, che vanno a definire in maniera più specifica le tonalità da preferire nella costruzione del look.

Così racconta Rossella. Ogni abbinamento, quindi, non è casuale, ma è frutto di uno studio tra tonalità e unicità dei colori.

Le quattro stagioni cromatiche

Prima il cerchio di Itten, ora una palette di colori. Anzi quattro. Una per ogni stagione.

Un’osservazione sta alla base di questo studio, e cioè che ognuno di noi appartiene ad una stagione cromatica, e sarà così per sempre. Nel corso della nostra vita, questo dato non muterà mai.

Così facendo, potremo sempre avere sott’occhio i colori e gli abbinamenti da utilizzare per fare in modo che ogni nostro piccolo pregio venga messo in luce. Al contrario, si potranno mascherare quelle piccole caratteristiche che da sempre ci stanno antipatiche.

In che modo? Giocando con il colore!