Le motivazioni che guidano la vita di una persona hanno un ruolo importante nel contribuire a migliorare o peggiorare il suo benessere psicologico. Quando un’attività qualsiasi è svolta per se stessa e/o è accompagnata da interesse, divertimento, soddisfazione, essa è caratterizzata da una motivazione intrinseca.

Comprendere le ragioni della felicità

Viceversa, si è guidati da una motivazione estrinseca quando si agisce alla cieca, sulla base di valori o progetti che non si sentono propri, soltanto per senso di responsabilità o per eseguire un ordine. Ciò è fonte di malessere. Per l’impatto di motivazioni intrinseche ed estrinseche sul benessere percepito, il loro studio è divenuto oggetto di interesse per la ricerca psicologica che si occupa di comprendere le ragioni della felicità.

All’inizio di un articolo sulla motivazione pubblicato sul voluminoso Oxford Handbook of Happiness, Niemiec e Ryan propongono due citazioni, una di Camus e una di Gandhi, che rendono molto bene l’importanza della motivazione intrinseca:

“Che cos’è la felicità se non l’armonia tra un uomo e la vita che egli conduce?” dice Camus.

Mentre Gandhi: “La felicità è quando quello che pensi, quello che dici e quello che fai sono in armonia”.

La teoria dell’autodeterminazione

La Self-determination theory (SDT), che potremmo tradurre con “teoria dell’autodeterminazione” è una delle teorie più importanti in seno agli studi accademici sul benessere psicologico, ed è stata elaborata da Ryan e Deci a partire dagli anni ‘80 del ventesimo secolo.

Essa postula che l’uomo ricerca naturalmente il soddisfacimento di bisogni di autonomia, relazionalità, competenza, e, in sostanza, che i comportamenti guidati da motivazione intrinseca sono quelli generati da aspirazioni in linea con tali bisogni.

La SDT pensa che sia possibile integrare tanto le visioni edonistiche che quelle eudaimoniche della felicità. Le visioni edonistiche ritengono che la felicità stia nella capacità di massimizzare il piacere e minimizzare il dolore. Questo tipo di approccio non si cura di come la singola persona riesce ad aumentare il piacere o minimizzare il dolore, non avendo la pretesa di stabilire cosa il piacere e il dolore una volta per tutte, e per tutti.

motivazione

L’approccio psicologico eudaimonico alla felicità (dalle parole greche eu e daimon, che significano rispettivamente “buon” e “spirito”) sostiene che la vita felice è quella vissuta in armonia con la propria natura più autentica, in linea con una prospettiva filosofica fatta risalire ad Aristotele per cui si vive bene quando si realizzano le proprie potenzialità. In questo secondo approccio le fluttuazioni emotive tra situazioni piacevoli e spiacevoli acquistano un’importanza relativa.

Nelle parole di Niemiec e Ryan:

La Self-determination theory è un approccio alla motivazione umana, alle emozioni e alla personalità nei contesti sociali che è interessata a processi edonici spontanei, come interesse e divertimento, e prospettive eudaimoniche sul benessere e l’integrità (…) la SDT sostiene che gli esseri umani siano organismi proattivi che ricercano possibilità per sentirsi liberi di scegliere, efficaci, vicini alle persone che considerano importanti (…). Tuttavia, le persone restano vulnerabili alla passività, al controllo, all’incompetenza e all’isolamento quando le condizioni sociali non favoriscono l’innata tendenza psicologica alla crescita.

Più nello specifico, secondo questo modello quindi, una persona è felice nella misura in cui soddisfa i bisogni di base di:

  • Autonomia: legata alla percezione di avere libertà/potere di scelta nella vita.
  • Relazionalità: legata alla percezione di avere relazioni intime significative e di reciproco sostegno.
  • Competenza: legata alla percezione di sviluppare la capacità di padroneggiare il proprio ambiente fisico e sociale.
Questi tre bisogni sono davvero universali? Riguardano le persone di tutte le culture?

Secondo alcuni critici della SDT non è cosi. Per esempio, è discutibile che nelle culture asiatiche ci sia il bisogno di autonomia come libertà personale così come lo intendiamo noi in Occidente, percependolo come un valore. Tuttavia, Niemec e Ryan sottolineano che indipendentemente dal valore che diamo all’autonomia, se ne siamo privati se ne va un pezzo della nostra integrità.

La possibilità di soddisfare i bisogni di autonomia, relazionalità e competenza, dipende dalla possibilità di sviluppare un buon livello di autoconsapevolezza e da quella di vivere in un contesto che offra possibilità di pensare e agire secondo le proprie motivazioni più autentiche, intrinseche, che generano aspirazioni e comportamenti in linea con i suddetti bisogni.

Infatti, secondo la SDT, anche se gli esseri umani hanno una propensione naturale a crescere attraverso il soddisfacimento dei bisogni fondamentali, tale propensione può essere smorzata dalle pressioni del contesto. Scenderemo più nel dettaglio nella seconda parte, in cui approfondiremo la differenza tra motivazione intrinseca ed estrinseca, facendo degli esempi concreti.


FONTI
Niemec C.P., Ryan R.M. (2013), What makes for a life well lived? Autonomy and its relation to full functioning and organismic wellness, in David, S; Boniwell, I.; Conley Ayers A. (a cura di), The Oxford Handbook of Happiness, Oxford, Oxford University Press.

Ryan R.M., Deci E.L. (2000), Self Determination Theory and the Facilitation of Intrinsic Motivation, Social Development and Well Being, American Psychologist, 55, 68-78