Di quanti significati si può caricare la semplice costruzione di una strada? Vie di collegamento tra persone, promotrici di scambi culturali ed economici, segnali di unione e di pace, manifestazioni di potere: sono solo alcuni dei ruoli rivestiti dalle infinite vie che percorrono in lungo e in largo il nostro pianeta. Ed è proprio la costruzione e l’inaugurazione di una strada a costituire il cuore de La parata, ultimo romanzo di Dave Eggers edito lo scorso anno da Mondadori.

Le vicende che danno vita all’opera sono ambientate in una nazione non specificata, appena uscita da una lunga e sanguinosa guerra civile. Il nuovo governo ha commissionato la costruzione di una immensa autostrada, che colleghi il Nord e il Sud del Paese. La realizzazione dell’opera simboleggia la ritrovata pace e permette così un nuovo sviluppo economico e culturale della regione meridionale, ancora afflitta dalla povertà e dai danni provocati dal recente conflitto.

la parata

In un’atmosfera sottilmente distopica, dunque, i due protagonisti – nominati per tutto il corso del romanzo con due pseudonimi numerici: Quattro e Nove – iniziano il loro lavoro di asfaltatura della strada, impegnandosi a terminare il compito entro la data della parata inaugurale, evento trionfale che celebrerà la nascita del nuovo percorso.

Ma non si può certo affermare che il lavoro proceda senza intoppi. Innanzitutto, il rapporto tra Quattro e Nove è piuttosto teso sin dall’inizio. Se da una parte Quattro, nella sua rigidità da numero pari, è estremamente attaccato alle regole e quasi ossessionato dalla tabella di marcia, dall’altra Nove, eclettico e ribelle, sembra fare di tutto per ostacolare la missione e affronta la situazione con un entusiasmo e un’incoscienza pressoché infantili.

Con questi atteggiamenti opposti, quindi, i due affrontano il viaggio che dalla parte più meridionale del Paese li riporterà verso la capitale. Mentre Nove, contravvenendo a tutte le indicazioni fornite dall’azienda, si diverte a socializzare con i locali, ne osserva incuriosito le usanze e si interessa alle loro condizioni di vita, Quattro sembra fare il possibile per mantenersi impassibile, evitando qualunque forma di contatto umano con gli abitanti della regione. Ma il contatto con i locali diventerà inevitabile anche per Quattro, che si troverà nella difficile situazione di curare Nove, in pericolo di vita a causa di una malattia.

In tale condizione di emergenza il robotico Quattro è così obbligato a mettere a nudo la sua parte più umana, e la maschera di gelido stacanovista crolla, mostrando la capacità del protagonista di provare gratitudine, di osservare e comprendere le difficoltà di quella popolazione che aveva cercato di ignorare. Anche il lettore, dunque, parallelamente alle vicende dei due asfaltatori, viene gradualmente a conoscenza delle difficoltà e delle speranze degli abitanti di questa sfortunata regione.

La costruzione di quella strada rappresenta per molti la promessa di una vita migliore, resa possibile proprio dai collegamenti diretti con la ricca capitale, pronta a offrire lavoro, cure, possibilità di movimento e la garanzia di una vita pacifica. Creare vie percorribili può effettivamente avere innumerevoli conseguenze positive: unire punti lontani, rendere naturali e legali gli spostamenti può indubbiamente portare un arricchimento – tanto umano quanto economico – per tutte le parti in causa.

Purtroppo, però, La parata mostra anche un altro e più oscuro aspetto: talvolta, dietro alla creazione di infrastrutture e a massicce operazioni di “civilizzazione” si celano interessi poco limpidi da parte dei presunti benefattori. In tal modo Dave Eggers riesce, pur mantenendosi nell’astrattezza di una nazione immaginaria e mai chiamata per nome, a svelare molti dei meccanismi di potere che si attivano in situazioni di questo genere.

Spesso, infatti, grandi potenze politiche ed economiche instaurano la loro influenza in zone più povere, presentandosi come salvatori e “civilizzatori”. Ma tale attitudine, oltre a rivelare il malcelato senso di superiorità tipico di molte potenze occidentali, è frequentemente il travestimento utilizzato per celare il vero scopo di simili operazioni: quello di affermarsi come punto di riferimento internazionale, di far sfoggio delle proprie risorse incutendo timore e rispetto sui paesi confinanti. Ecco perché, per portare a termine missioni di questa portata, i governi desiderano servirsi di lavoratori meccanizzati e desensibilizzati, disposti a non fare troppe domande e a mettere da parte l’aspetto umano delle operazioni. Se le persone sono ufficialmente presentate come le destinatarie delle opere realizzate, infatti, il vero scopo di tali manifestazioni di potere è ben altro, e La parata riesce a mostrarlo con incredibile lucidità.


FONTI:

D. Eggers, La parata, Milano, Mondadori, 2019